“QUESTIONE CELESTINIANA”, LE PRECISAZIONI DELL’ASSOCIAZIONE

Da mugugni l’affidamento dell’area ai piedi del Morrone si avvia a divenire una vera “questione celestiniana”. L’associazione celestiniana, guidata dal presidente Giulio Mastrogiuseppe, risponde oggi alle puntualizzazioni delle tre associazioni, legate alla costituenda Fondazione Per il Morrone (CLICCA), e della minoranza comunale (CLICCA), opposti ad un assegnazione dell’area morronese proprio alla Celestiniana.  Affermazioni che secondo Mastrogiuseppe sarebbero finalizzare a “orientare strumentalmente le scelte amministrative del comune a pregiudizio indotto del buon nome e degli interessi legittimi di questa associazione”. Replica, con un’ampia nota, in cui si spiega quanto fatto negli anni dal sodalizio, precisando che “oltre a vantare crediti documentati nei confronti del comune di Sulmona per aver anticipato con mezzi propri le risorse necessarie a realizzare gli interventi atti a riaprire l’area secondo le prescrizioni previste nella perizia geologica e nel conseguente protocollo di sicurezza, resta a tutti gli effetti titolare della concessione per lo chalet e l’area circostante, come precisato nella diffida inviata al comune”.  

Sottolinea ancora Mastrogiuseppe che “non abbiamo mai voluto essere il soggetto esclusivo riguardo le proposte e le ipotesi di gestione di una realtà territoriale così complessa e ricca di spunti progettuali e risorse da valorizzare”

QUANTO FATTO DALL’ASSOCIAZIONE

“Se oggi esiste la “questione celestiniana”, se il valore dell’esistenza di un’area legata alla presenza di Pietro da Morrone e dei celestini è diventato un fatto, se Celestino è tornato ad avere cittadinanza e “residenza” in città (vedi statua), se c’è un dibattito sul futuro di quel pezzo di territorio che noi abbiamo chiamato “Distretto dello spirito”, se esiste ancora la possibilità di annoverare l’Eremo tra i beni culturali posseduti dall’amministrazione, se è stata restituita alla città, ai pellegrini, ai visitatori, ai turisti, la possibilità di accedere a quei luoghi e di goderne ci pare di poter affermare, senza tema di smentita, che il merito è da ascrivere soprattutto all’oneroso attivismo dell’Associazione Celestiniana. Infatti innumerevoli e verificabili sono state le iniziative culturali, ricreative, sociali, editoriali di cui l’associazione si è resa parte attiva negli ultimi 15 anni (anzi, 30 da quando si costituì il primo nucleo). Abbiamo operato e stiamo operando con estreme difficoltà oggettive.”

Il Comune di Sulmona, con la giunta Federico prima e la giunta Ranalli dopo, ha riconosciuto con due distinte delibere, attualmente entrambe esecutive, le capacità progettuali ed operative dell’Associazione Celestiniana. È per questo che oggi è all’attenzione del consiglio comunale la delibera di rinnovo della concessione: per i meriti che l’Associazione ha acquisito sul campo ed il ruolo riconosciuto nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio celestino in senso ampio. Cosa che, oggettivamente, non si può asserire per i pretendenti da troppo poco tempo sulla scena per poter essere in qualche modo valutati.

Peraltro siamo stati noi a chiedere che la questione fosse portata in seno all’assise comunale, affinché le linee guida generali individuate per la valorizzazione dell’area divenissero patrimonio dell’intera città e fossero ulteriormente arricchite e ampliate. Siamo stati noi a premere, fin dal dicembre 2009, quando convocammo insieme al sindaco Federico il primo incontro teso a definire un protocollo d’intesa tra amministrazione, associazione, sovrintendenze e provincia dell’Aquila per collaborare al rilancio e alla valorizzazione di quel pezzo prezioso di territorio comunale. Da sempre siamo stati noi a promuovere la collaborazione tra le associazioni per valorizzare quell’area; ne esistono testimonianze inconfutabili e quello attuale sarebbe stato – ma potrebbe ancora essere – un momento di confronto proficuo e scevro da qualsiasi pregiudizio.

LA CRITICA

Con fare troppo sbrigativo invece, le agili associazioni “Terre adriatiche”, “Volontari delle frazioni” e la costituenda “per il Morrone”, hanno liquidato non solo quanto a fatica realizzato ma hanno ignorato persino la presenza della celestiniana non invitandoci ai loro “meeting”.

Con grande superficialità si sta mettendo in discussione il grande lavoro fatto finora da questa associazione e la possibilità concreta che esso crei in tempi brevi le condizioni per generare turismo, cultura, economia, lavoro. Vogliamo però fugare il rischio di avvalorare per l’ennesima volta la metafora manzoniana dei polli di Renzo e, senza vantare titoli di primogenitura, osserviamo che le innovative idee programmatiche, apprese dai giornali ricalcano quanto già proposto da questa associazione a partire dal 2006. Ci asteniamo volutamente dal decifrare gli immancabili e sempre dannosi retroscena “politici” che si celano dietro tutta la pretestuosa querelle, alimentata dentro e fuori dal consiglio comunale, riguardo il riaffido alla Celestiniana dell’area come oggi si raffigura e che, ormai, da tutti viene identificata come tale proprio perché siamo stati noi a sintetizzare quel concetto. Il punto è che, nei fatti amministrativi, le uniche ipotesi progettuali riguardo alla destinazione e all’uso dell’area celestiniana rimangono quelle fatte proprie da ben due amministrazioni che si sono avvicendate a palazzo San Francesco. Riteniamo perciò molto opinabile la pretesa che oggi tutto venga rimesso in discussione perché ci sarebbero nuovi attori sulla scena, perché “teoricamente” potrebbero esserci altre proposte progettuali o di sviluppo. Se qualcuno se n’è accorto tardi non è certo colpa nostra, né si possono oggi contrabbandare come “originali” le idee legate a quel Campo 78 che noi stessi abbiamo messo ufficialmente sul tavolo in tempi non sospetti (ottobre 2011) inserendolo in una visione coerente di sistema riguardante quella zona, alla presenza di associazioni, istituzioni, imprese e decine di testimoni.”

“Senza scadere però nella retorica e con autentico spirito celestino siamo noi, pertanto, che apriamo ad utili forme di collaborazione con idee e fatti, escludendo qualsiasi strumentalizzazione” conclude Mastrogiuseppe, precisando “Non rincorriamo chimere, teniamo i piedi ben saldi a terra e stiamo incassando su questo tema l’interessamento di altre organizzazioni che non avremo esitazione a rendere di pubblico dominio al momento opportuno”