PROCESSO LEOMBRUNI, ASCOLTATI DUE GIORNALISTI MENTRE L’IMPUTATO RIGETTA LE ACCUSE

Si è svolta martedì scorso la seconda udienza del processo che vede imputato Paolo Leombruni, il medico sulmonese arrestato dai Nas lo scorso mese di ottobre con l’accusa di concussione nei confronti di una donna malata di tumore poi deceduta il 22 dicembre scorso. Il tribunale di Sulmona riunito in seduta collegiale ha ascoltato alcuni testimoni tra cui i giornalisti Giuseppe Fuggetta e Andrea D’Aurelio, in quanto utenti del medico. Due testimonianze favorevoli alla difesa: entrambi hanno confermato di aver chiamato il medico, il quale non ha preteso alcun compenso per l’opera prestata. Poi è stata la volta dell’imputato Paolo Leombruni che davanti al presidente del Tribunale Mazzagreco, ha raccontato la sua versione dei fatti evidenziando di essere stato contattato dalla donna, e di aver somministrato una cura adiuvante e non salva vita, come contestato dall’accusa. “Sto vivendo un incubo mi sono sempre prodigato a favore dei pazienti che ho anteposto a tutto anche alla mia persona. Mi sono limitato ad accettare la richiesta di una povera paziente malata e somministrarli una cura palliativa per il suo male senza costringere nessuno e senza promettere alcuna guarigione”, prosegue Leombruni. “Non sono un santone, sono un medico. Inoltre il compenso era dovuto ad una semplice prestazione professionale con partita Iva. “Cosa, tra l’altro”, sostengono i difensori del medico, gli avvocati Alessandro Margiotta e Massimo Zambelli, “che fanno tutti i medici non di famiglia, chiamati per una visita a domicilio o una prestazione professionale”.
L’udienza è stata quindi rinviata al 12 di dicembre quando saranno ascoltati gli altri testimoni. L’operazione condotta dai Carabinieri del Nas di Pescara aveva portato all’arresto in flagranza di reato nel momento in cui il medico, dopo aver somministrato le cure a domicilio alla paziente, intascava 230 euro in contanti. Inoltre nel corso della perquisizione, I carabinieri del Nas avrebbero trovato all’interno dell’auto di Leombruni alcuni medicinali ospedalieri che secondo l’accusa sarebbero stati prelevarti nei reparti dove il medico prestava l’opera.