A “ROTONDA IN ARTE” DUE MOSTRE DI FOTOGRAFIA DI SARROCCO E DI MENNA

L’accogliente boudoir della Rotonda di San Francesco della Scarpa si rinnova con due mostre personali di fotografia: “Diforisma Urbano” e “Assenze”, con gli autori Giovanni Sarrocco e Paolo Di Menna che espongono le loro opere per il programma ‘Rotonda in Arte’, che continua ad attirare una miriade di visitatori. La passione di Paolo per la fotografia nasce da giovanissimo, quando guardava il padre sviluppare le pellicole in bianco e nero e a colori, «Per me era tutto così affasciante, ma i costi erano elevati. Con l’avvento del digitale, l’attrazione per la macchina fotografica è tornata prepotente. Negli ultimi cinque anni, per confrontarmi, ho partecipato sia a concorsi internazionali che workshop». Dopo aver terminato gli studi in economia, ha deciso di laurearsi in giurisprudenza «Mi mancano pochi esami, non vedo l’ora di finire. Ma nella vita faccio altro, lavoro nella scuola di polizia penitenziaria, da trent’anni sono un ispettore». Paolo Ventura, fotografo e artista che si è dedicato alla pittura, ha ispirato molti lavori di Di Menna, «Da piccolo disegnavo, e ora sto rivivendo tutto in una nuova ottica: credo che la fotografia non sia solo arte, ma anche documentazione, una documentazione artistica che deve essere contestualizzata, ma non priva di animo, altrimenti risulterebbe ‘piatta’. Io non faccio mai fotografie perché ‘devo’, altrimenti contribuirei al marasma del ‘non ricordi nulla’, che sta svalutando quest’arte. Una fotografia è un ricordo». Paolo, per questa esposizione, ha deciso di non lasciar nulla al caso, le sue opere sono frutto di una meticolosa attenzione, «Ho annotato nel mio taccuino una serie di appunti per evitare di fare foto inutili. La luce ha un valore antropico, per questo ho aspettato l’alba o il tramonto per catturare il momento giusto». “Assenze” di Paolo Di Menna, non è «il risultato di una cosa già vista o una brutta copia di altro», è una mostra pensata durante il lockdown, «Ho visualizzato la mia storia, rappresentando quello che più mi è mancato durante la quarantena del covid-19: il rapporto umano. Ho pensato ai posti a me cari, così ho rappresentato la “loro presenza in assenza di persone”. Le due barche con la scritta “salvataggio”, sono un chiaro riferimento alla situazione attuale, che sembra precipitare, ma non dobbiamo perdere le speranze». Giovanni Sarrocco, romano, ma residente a Sulmona dal 2011, fisioterapista, porta nel cuore e nell’accento, il ricordo della meravigliosa capitale italiana, Roma.  Nelle sue fotografie sembrano permanere i ritmi veloci di una metropoli, ma in un contesto urbano molto più piccolo. Le dimensioni corrono tra i bianchi e neri, creando un’infinità di realtà che si intersecano l’una nell’altra. «’Diforisma Urbano’ è una metafora della coesistenza di pensieri, una visione del quotidiano. È tutto ciò che l’occhio visualizza sulla retina, di cui non ne rimane un punto fisso nella mente, ma il cervello ne imprime un ricordo nella memoria. Una visione onirica dello scatto, la fine di un sogno, che descrive bene uno stato d’animo. È stato il gruppo musicale Area, che ha ispirato la prima fotografia, e anche il titolo della mia personale».  Gli scatti sono circa settanta, «È un progetto fotografico a tutti gli effetti, che propongo per la prima volta su carta. Nato nel 2019, è stato lavorato e anche un po’ sofferto. Qualche neurone, sicuramente, è partito! Alla prossima fotografo le margherite! Ma ora ho intenzione di cambiare e di dedicarmi ad altro. Ho voglia di colore, di qualcosa di più solare».Le mostre personali saranno aperte al pubblico tutti i giorni, fino al 28 agosto prossimo. 

(A.D’E.)



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