GRANDE SCOPERTA ARCHEOLOGICA A CORFINIO, TORNA ALLA LUCE L’ANTICA VALVA (VIDEO)

 

 

Dove nacque Valva, tra il VI e VIII secolo, lo rivelano gli scavi in corso a Corfinio ad opera di docenti e allievi del Dipartimento di Archeologia Medievale dell’Università d’Annunzio di Chieti. A guidare gli scavi, a ridosso della cattedrale di S.Pelino, a Corfinio, i docenti professoressa Maria Carla Somma e professor Vasco La Salvia. Le prime tracce di una costruzione complessa edificata dal vescovo Trasmondo si rinvengono intorno ad una tomba venerata, probabilmente custode delle spoglie di un martire. La tomba sorgeva accanto alle mura della cappella di S.Alessandro, all’interno della cattedrale. Alla luce poi vengono residui del cantiere fatto allestire dal vescovo che aveva concepito questa sua residenza accanto a quella del gastaldo, alto funzionario del regno longobardo. Il gastaldato di Corfinio aveva peraltro grande importanza, essendo posto ai confini con il Ducato di Benevento. Il luogo della residenza vescovile diventa Valva, perché eretto entro un largo perimetro, detto campus, delimitato da due porte. E Valva, in senso lato, significa porta, dall’originario significato di guscio o conchiglia. Tra VI e VIII secolo questa parte del territorio corfiniense diventa l’area più importante della civitas dove converge il grosso della popolazione. Da questo progetto voluto da Trasmondo nasce Pentima, nome che si conserverà fino al secolo scorso, nel 1927, quando l’antica civitas tornerà ad essere Corfinio. Il palatium edificato dal vescovo ed il nuovo assetto urbano segnano per la civitas corfiniense il passaggio dall’epoca classica all’alto medioevo. Gli scavi procedono in collaborazione con la soprintendenza archeologica d’Abruzzo, in particolare con la dottoressa Emanuela Ceccaroni. L’obiettivo è quello di conservare tutto quanto torna alla luce in questi giorni con la realizzazione di un Parco archeologico. “Il nostro lavoro è quello non solo di riportare alla luce testimonianze di un’età remota – ha sottolineato il professore La Salvia – ma soprattutto è quello di conservare la memoria di un tempo e riscoprire le radici di un territorio, la sua storia, dando un profondo senso di appartenenza a chi vive in questo territorio e dando incentivo al turismo culturale, come risorsa per questa stessa parte del territorio abruzzese”.