PRIMA A SULMONA, ROBERTO SAVIANO: IL MESSAGGERO MI HA CENSURATO L’INTERVISTA

di Gioia Perinetti – “Regole, regole, regole”, lo ripete di continuo Roberto Saviano durante la sua prima nazionale al Teatro Maria Caniglia di Sulmona di “Appartenere. La vita intima del potere criminale”, in cui descrive i meccanismi del potere criminale e in particolare i rapporti umani, quelli pericolosi, quelli amorosi, quelli che dovrebbero spegnere la ragione e accendere il cuore. Regole definite, immortali, incomprensibili per chi quella realtà la vede solo da lontano, regole a tratti tragicomiche, regole “d’onore” ma che di onore hanno nulla. Regole che non guardano in faccia a nessuno, che se ne fregano degli innocenti e che rimangono in piedi di anno in anno, di generazione in generazione con quegli uomini e quelle donne che dalla vita voglio ottenere proprio tutto.  I malavitosi si muovono necessariamente seguendo indicazioni ben precise, razionali, ponderate che decide chi è al capo del sistema.  Saviano racconta i rapporti personali della malavita, le loro priorità, e cosa sono arrivati a fare e cosa ancora fanno per mantenere il potere. Nessun azione avventata è consentita, l’istinto non può essere la forza trainante di quelle donne e quegli uomini della criminalità, il desiderio è un peccato, e i sentimenti devono essere annullati, cancellati, non creduti e non ascoltati perché, il poco ragionato può clamorosamente far cadere in errore, e quindi essere scoperti, o peggio le emozioni quelle brucianti, quelle intense, possono “tradirti”. Non è importante essere mandanti di un omicidio, non è importante essere un killer, ma è invece “grave” essere conosciuto dagli altri come traditore di una moglie poichè quell’immagine di te può ricadere sulla “famiglia” o sulla tua parola che improvvisamente diventa poco credibile. Il boss Matteo Messina Denaro, dice Saviano, era un grande amante delle donne, note sono le innumerevoli lettere alle amanti, e proprio per questo decide di fare una scelta, a tratti insolita, quella di non sposarsi mai. Sapeva di essere un “amante delle donne”, e per non perdere l’onorabilità delle sue azioni, del suo “grande valore morale”, sceglie di non “accasarsi”, di apparire come uomo libero, senza vincoli anche se, uno di quei dettami inviolabili l’ha violato eccome, ha avuto una relazione, o più relazioni, con chi l’ha aiutato durante la latitanza, una donna che era moglie di uno dei componenti della famiglia. Ma le regole, eterne, immortali, inviolabili per il boss della mafia, a quanto pare, diventano meno pesanti, meno decise, meno velenose. Non è stato così per chi è morto a causa dell’amore, del desiderio; non sono state regole tolleranti per Filippo Giangitano, ucciso da suo cugino solo perché omosessuale, perché nel sistema più violento che c’è la vergogna non è il sangue ma la poca virilità; non sono state regole permissive per Angela Gentile, amante di Domenico Belforte, che si innamorò davvero di quella ragazza che aveva poco a che fare di quel mondo fatto di colpi di pistola e minacce, fu Maria Buttone moglie di Domenico a costringerlo a uccidere la sua amante ed eliminare così, in un secondo, quella donna simbolo di debolezza. Perchè sì, non era importante “la questione corna”, il paese non doveva sapere che Maria Buttone non era in grado di controllare la sua casa, la sua famiglia, la sua onorabilità. I suoi rivali, la sua “famiglia”, doveva continuare a temerla, doveva continuare ad ammirarla, l’immagine di un capo famiglia non può mai vacillare. Tante le testimonianza citate da Saviano, da Tommaso Buscetta, il più grande pentito di mafia della storia grazie a un lavoro meticoloso di Falcone, a Toto Riina. Un viaggio tra le numerose facce del potere criminale, tra curiosità, riferimenti storici e attualità. Lo scrittore del popolare romanzo “Gomorra”, chiede ad Anna Carrino la ex compagna del boss dei Casalesi, Francesco Bidognetti, il perchè dell’accanimento su di lui, una domanda che si pone tutti i giorni della sua vita da quando vive sotto scorta. La risposta destabilizzante che arriva dalla donna è: “dici tante cose cattive su di loro”. Tante cose cattive. La verità è cattiva. I boss, aggiunge, vogliono fare la latitanza a casa loro, come Messina Denaro in effetti, e Saviano ha alzato un gran polverone, in questo modo i Casalesi si sono sentiti attaccati a casa loro: questa la condanna di Roberto Saviano. Ma non finisce qui, lo scrittore infatti, ancora una volta si trova a combattere anche con poteri anche esterni alla mafia come il controllo dell’informazione. A Sulmona Saviano ha rilasciato un’intervista al quotidiano Il Messaggero, domande e risposte accordate e verificate. Durante le prove dello stesso spettacolo è arrivata la comunicazione allo scrittore di un cambio di pagina e che quindi la sua intervista non sarebbe stata pubblicata. Una notizia che ha provocato lo sgomento di Saviano il quale ha pubblicamente condiviso la reazione:”Questo accade quando il governo di estrema destra ti porta a processo , ti censura una trasmissione sulle mafie su Rai 3 (già pronta e presentata) e prova a bloccare ogni tuo progetto e presenza. In Rai hanno paura a ospitarmi, la mia presenza viene bloccata dai vertici o peggio, viene stabilito prima: invita chi vuoi tranne…. nulla di nuovo in questo triste e disperato paese”. Il successo dello spettacolo di Saviano, nell’ambito della programmazione “Oltre la Stagione” promossa da Meta Aps, conferma la grande stagione di teatro e prosa appena chiusa al Caniglia. A tracciare il bilancio il direttore artistico della stagione di prosa Patrizio Maria D’Artista: “Il teatro sta tornando ad essere un punto di riferimento a livello nazionale per le grandi produzioni. Abbiamo ospitato Claudio Baglioni due volte, Paolo Crepet e ora Saviano in prima nazionale che sarà domenica da Fazio e poi sarà all’Auditorium della Musica di Roma, poi Milano, Genova, Torino e Bologna”, continua D’Artista. “Abbiamo ospitato diverse prime nazionali in questa stagione e ne avremo tre nella prossima; quindi questo vuol dire che Sulmona e il suo teatro comunale, che è il teatro storico più grande d’Abruzzo, sta tornando alla ribalta nazionale poiché capace di attrarre sul territorio produzioni nazionali che vengono a debuttare in anteprima e questo per me è un grande orgoglio”, dichiara D’Artista. Grandi numeri per le stagioni di prosa che hanno colpito il pubblico del teatro sulmonese, presenze che hanno premiato il lavoro dell’intero staff. “Il teatro ha fatto registrare quasi tutti sold out nella stagione ma anche nella precedente e quindi siamo felicissimi di questi risultati, è un trend positivo che ci responsabilizza. Voglio inoltre sottolineare il grande risultato sociale con una start up culturale di giovani professionisti a servizio della città e questo è molto importante. Non c’è solo una programmazione fine a se stessa ma una programmazione fatta da una start up culturale che non c’era, che oggi esiste, che lavora e che si sta formando e affermando in questo settore. Ha così abbracciato il mondo della scuola, dell’associazionismo, della produzione, e infatti da quattro anni Sulmona produce spettacoli che poi vanno in tourneè in tutta Italia”, conclude Patrizio Maria D’Artista.

One thought on “PRIMA A SULMONA, ROBERTO SAVIANO: IL MESSAGGERO MI HA CENSURATO L’INTERVISTA

  • Viva il Messaggero e viva il Governo di “estrema destra”!!!!!!!!!

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