L’ATTESA E LA CORSA, SI RINNOVA L’EMOZIONE PER LA MADONNA CHE SCAPPA IN PIAZZA

 

di Annalisa Civitareale – C’era una strana aria questa mattina in piazza Garibaldi. Sarà stato per quel cielo lattiginoso e per quel sole offuscato che non ha mancato di portare su la temperatura dell’ultima domenica di marzo. Non una qualunque, quella di Pasqua. Per tutta la Cristianità. E forse per Sulmona un po’ di più. Nella città peligna in cui al rito, centro della fede, si mescola l’attesa per un altro “rito”, di certo più popolare, ma non meno intenso e partecipato.

La corsa della Madonna e il volo delle colombe

C’era aria di attesa questa mattina. Attesa per la Madonna che scappa in piazza. Per i sulmonesi che in questa città sono rimasti e per i tanti, tantissimi, che anche quest’anno sono tornati. Una corsa perfetta, impeccabile quella che si è ripetuta poco dopo mezzogiorno sul plateatico di piazza Garibaldi. Senza tentennamenti. A dispetto di quel cielo sabbioso e offuscato, Una di quelle, che secondo la tradizione popolare e contadina, lasciano ben sperare, per il raccolto, per la città, per tutti. La corsa affidata, quest’anno, nelle mani e nelle gambe di Fabrizio Litigante, Fabrizio Centracchio, Davide e Valerio Cirstensiense, e alla guida da Andrea Rapone. Uno, due; uno, due, uno, due: ben cadenzato il passo della Vergine che, invitata da San Giovanni e San Pietro, è uscita dalla chiesa di San Filippo per andare incontro al Figlio. Fino all’altezza del Fontanone, dove la guida ha ripetuto lo storico comando: “pronti, a puz, via!”. E poi è stata solo la corsa. Quella della Madonna e dei portatori della Confraternita di Santa Maria di Loreto, il pio sodalizio che organizza la manifestazione, tra le più importanti della città. In quella corsa c’era, però, anche stamattina il respiro trattenuto delle migliaia di persone che hanno affollato piazza Garibaldi; in quella corsa c’erano, come ogni volta, le preghiere, le lacrime, le speranze di chi non è riuscito a contenere l’emozione, sebbene quella corsa l’abbia vista ripetersi tante volte quanti sono i suoi anni. Una manciata di secondi in cui tutto è tornato a rinnovarsi: il manto nero che è caduto, il vestito verde che ha preso il posto di quello del dolore, la rosa quello del fazzoletto, mentre il volo delle colombe e il canto dell’Alleluia riempivano l’aria e i cuori. Stamattina ad assistere alla manifestazione in prima linea c’erano, oltre al sindaco della città, Gianfranco Di Piero, anche la senatrice Gabriella Di Girolamo, il neo-rieletto Presidente della Regione, Marco Marisilio, e la consigliera regionale Marianna Scoccia. Grande l’emozione condivisa da tutti. “Non ricordo una Pasqua così gremita di persone da tanti anni”, sono state le parole del primo cittadino, “è un messaggio benaugurante. Tra l’altro è stata una corsa bellissima e cogliamo anche questo come un segno di speranza, per questa città e per l’intero territorio.” “Un’emozione autentica quella di questa manifestazione”, ha aggiunto Marsilio, “che unisce allo sforzo fisico dei portatori la partecipazione emotiva di tutti, un’emozione autentica che è bello rinnovare così ogni anno”. All’arrivo, gli abbracci dei confratelli lauretani, custodi di un rito, la cui origine si perde negli anni, forse nei secoli. “Nella corsa di questa mattina c’è l’emozione di un’intera settimana”, ha commentato Fabrizio Litigante, uno della quadriglia della corsa, “una settimana senta intensa che ci si augura possa concludersi nel migliore dei modi la mattina di Pasqua”. Da documenti di archivio della Confraternita, si può affermare con certezza che la rappresentazione sia anteriore al 1860, ma, tenendo conto del terremoto che sconvolse la città nel 1706 e distrusse edifici e monumenti, è probabile che il rito possa essere anche antecedente. Dopo la corsa, c’è stata la benedizione del vescovo, monsignor Michele Fusco. “Nella corsa della Madonna verso il Figlio risorto c’è un messaggio per tutti noi”, ha detto, “Maria ci dice che dobbiamo essere anche noi pronti a superare le difficoltà del venerdì santo per andare oltre e correre verso la Pasqua, per correre ciò Maria versi Gesù”. Poi la processione lungo le strade del centro cittadino, prima dell’ultimo saluto e di un’ultima preghiera, in attesa della prossima Pasqua.

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