IL CREDO DEI NUOVI MEDICI: LA CARRIERA PRIMA DI TUTTO

di Luigi Liberatore – Interi paesi senza più assistenza sanitaria. Ospedali che chiudono ambulatori e negano consulenze. Un esercito di donne, anziani e bambini costretti a girovagare senza più riferimenti, alla ricerca di chi possa assisterli: di un medico. Stiamo in Abruzzo, e non a Gaza, ancora, dove la sanità arranca, nega visite specialistiche, rimanda a casa malati di leucemia, e dove per un accertamento cardiaco, o perfino un elettrocardiogramma completo, bisogna spostarsi centinaia di chilometri. Mica per raggiungere un centro benessere, ma una corsia disponibile per non morire. Guardate, non sono né aggressivo né un irresponsabile, fortunatamente questa volta viene in soccorso la stessa tivvù di stato, il TG3 Abruzzo che denuncia da giorni le gravi carenze della nostra sanità analizzando un fenomeno grave, preoccupante e io aggiungo, disonorevole: la fuga, meglio ancora, la rinuncia dei giovani medici di trasferirsi nei nostri ospedali di periferia; oppure, cosa ancor più grave, di andare a coprire i posti lasciati vuoti dai medici di base andati in pensione. I disagi peggiori li avvertono gli abitanti dei piccoli paesi, soprattutto quelli dell’interno i cui ospedali di prossimità, cito come esempio quelli di Sulmona e Castel di Sangro, perdono giorno dopo giorno capacità di ricovero e di intervento. Prima di esprimere la mia opinione su questo fenomeno di desertificazione, dico che sul banco degli imputati, come responsabili di vertice, vanno messe le aziende sanitarie, brutta evoluzione delle vecchie ULSS, per non aver compreso il fenomeno in tempo e di aver tagliato i rifornimenti agli ospedali. Poi ci sono i giovani medici, piccoli baroncini, tutti aspiranti dottor Kildare, i quali pensano che sia vergognoso indossare il camice bianco nella corsia di un ospedale periferico, magari senza mai essere entrati prima in un pronto soccorso, oppure di aprire, o riaprire, l’ambulatorio comunale di un paesino di mille abitanti posto tra gli appennini o le alpi. Questione di dignità violata al camice, oppure svalutazione economica della professione? Non lo so ancora. So che le ASL sono dei carrozzoni, famelici e peraltro mal guidati, ma a quei giovani laureati in medicina che storcono il naso nel sentirsi offrire una ex condotta o di andare all’ospedale di Sulmona o Castel di Sangro, dico che non la pigliassero come offesa, né sul piano economico tantomeno su quello professionale. Uno, prima di loro, aveva fatto lo stesso giuramento di Ippocrate e non mi sembra che fosse né schizzinoso né mediocre: si chiamava Albert Schweitzer, e a Lambareéé, in Gabon, medico tra povera gente, fondò perfino un ospedale. Non aveva pretese, e non c’erano soprattutto le ASL…