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TUTELA DEI BENI ARCHEOLOGICI: QUANDO LO STATO DI DIRITTO E’ NELLE MANI DEL POTERE ECONOMICO

di Mario Pizzola


A Colfiorito la Snam
trova le tracce di un villaggio di 3.000 anni fa che saranno tutelate e valorizzate. A Sulmona sempre la Snam trova le tracce di un villaggio con 52 capanne di 4.200 anni fa che invece sono già state seppellite sotto la centrale in costruzione. Due pesi e due misure: perché? Il metanodotto si può spostare, la centrale non si può delocalizzare!
Anziché imporre le
leggi dello Stato di diritto è il Governo che si genuflette alla Snam. In nome del dio profitto. Per un’opera che non sarà mai utilizzata ma che pagheranno gli italiani con le loro bollette.

Il quotidiano “Domani” del 3 novembre riporta la notizia che a Colfiorito, frazione del Comune di Foligno (PG), durante i lavori di archeologia preventiva per la realizzazione del metanodotto Snam Sulmona –Foligno (Linea Adriatica) sono state riportate alla luce le tracce di alcune capanne di un villaggio risalente a circa 3.000 anni fa. Nell’articolo si legge che la Soprintendenza archeologica dell’Umbria e la Snam hanno stipulato un accordo per tutelare e valorizzare la scoperta con l’obiettivo di “restaurare, studiare e far conoscere al pubblico i ritrovamenti e restituire alla collettività parte del proprio patrimonio culturale”.

A Sulmona, invece, questo patrimonio culturale resterà sepolto per sempre sotto le tonnellate di cemento e acciaio della inutile centrale, nonostante si tratti del più importante ritrovamento dell’età del Bronzo in Abruzzo e uno dei più importanti in Italia. Un evento che è rimbalzato a livello internazionale, tanto da essere ripreso da più organi specializzati, come ad esempio l’Archaeology News Online Magazine dei 1° luglio 2026, e da indurre Wikipedia a dedicare alla scoperta una voce specifica con il titolo “Area archeologica di Case Pente”.

Mentre fuori della nostra Regione tutti conoscono il valore di quello che sarebbe potuto diventare il sito archeologico di Case Pente (del quale resteranno solo alcuni brandelli che non danno fastidio alla Snam perché ai margini della centrale), la nostra classe politica continua a mantenere la più rigorosa consegna del silenzio.

Mai le nostre tre rappresentanti nel Consiglio regionale hanno avvertito la opportunità di far sentire la loro voce contro lo scempio ambientale e culturale che si andava consumando, nonostante i ripetuti appelli da noi lanciati. Mai abbiamo visto il Sindaco di Sulmona pronunciare una sola frase in difesa dei diritti della nostra comunità calpestati dalla protervia della multinazionale del gas, con la complicità di tutti i poteri pubblici. Una sola volta Luca Tirabassi si è svegliato dal suo torpore istituzionale: quando ha sentito il tintinnìo di ipotetici quanto improbabili “ristori” che la Snam sarebbe stata disposta a versare nelle casse del Comune.  

Così, mentre a Montale (Modena) da oltre 20 anni esiste un parco archeologico open air dell’età del Bronzo che fa registrare una media annua di 15.000 visitatori, Case Pente resterà il simbolo dell’asservimento del nostro territorio ad un potere che non solo ci utilizza come una sua colonia ma ci fa pagare anche il conto dei suoi profitti illegittimi.

Un commento su “TUTELA DEI BENI ARCHEOLOGICI: QUANDO LO STATO DI DIRITTO E’ NELLE MANI DEL POTERE ECONOMICO”

  • I classici trattamenti famigliari tra figli e figliastri.
    Il vero problema è che i primi a volersi male sono proprio i locali (in primis la politica con le istituzioni ed i “politicanti”) che ne dovrebbero essere gli strenui difensori ed invece …

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