CON ELISABETTA BIANCHI COME UN PERDENTE DI SUCCESSO…
di Luigi Liberatore
Scrivo per questo giornale avendo un riguardo speciale per il suo direttore, Claudio Lattanzio, che nella vita ha scelto la strada a lui meno congeniale, quella giornalistica, lasciando le altre che gli avrebbero garantito una migliore fortuna almeno sul piano economico. Se sto con lui si capisce perché sto con Reteabruzzo e suppongo che lo abbiano capito pure i lettori ai quali confermo di essermi incamminato su questi sentieri ardui non per sentirmi gratificato dalla difficoltà ma di capire l’insuccesso. Ecco perché spesso non riesco a farmi comprendere neppure dal mio direttore, sicché torno al contenuto del titolo. Qualche giorno fa mi sono avventurato ad analizzare la vicenda per la quale in Commisione Giustizia è stato rigettato l’emendamento al decreto legge 168/2026 che avrebbe garantito la esistenza del tribunale di Sulmona, cercando di assolvere il sindaco destrorso di Sulmona, Luca Tirabassi, da una decisione di “fratellanza” che in nessuna maniera potesse vederlo coinvolto manu militari. Ho letto con attenzione la critica di Elisabetta Bianchi, peraltro acuta, alla mia analisi definita superficiale nei riguardi del sindaco di Sulmona nei cui confronti non sono mai stato tenero in questi suoi anni di amministrazione ma che nella fattispecie ho ritenuto e ritengo figura, come sindaco, del tutto estranea e ininfluente nella decisione ancorché pure presidente dell’ordine forense della città. Elisabetta Bianchi è una voce autorevole di Sulmona, cui affianca cultura e passione per la città che sente sua al pari delle mie analisi. Dimentica, tuttavia, che le voci spesso più appassionate e sincere siano le meno ascoltate e che gli elettori finiscano per sostenere sempre gli “altri”. Che a Sulmona non è Elisabetta Bianchi e nemmeno io, voci critiche di perdenti di successo…


