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DA ROCCARASO AL CARCERE DI SULMONA: TORNANO IN CELLA ANTONIO E GENNARO MOCCIA

Ripristinata la custodia cautelare per zio e nipote, condannati in primo grado a 30 e 16 anni nel processo sul clan di Afragola. Domiciliari ad Alfedena per l’imprenditore Giovanni Esposito.

SULMONA – Da Roccaraso, dove si trovavano dal settembre dello scorso anno, al penitenziario di Sulmona.

Antonio Moccia e il nipote Gennaro sono tornati in carcere questa sera, 28 ottobre, in esecuzione dei nuovi provvedimenti restrittivi disposti nell’ambito del procedimento giudiziario sullo storico clan camorristico di Afragola.

Il trasferimento arriva a cinque giorni dalla sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Napoli.

Il 23 ottobre Antonio Moccia è stato condannato a 30 anni di reclusione, mentre per Gennaro Moccia è stata inflitta una pena di 16 anni. Condanne non definitive, alle quali si affianca ora il ripristino della custodia cautelare.

I due erano tornati in libertà per decorrenza dei termini massimi della misura cautelare, quando il processo era ancora in corso.

Dal settembre 2025 si trovavano a Roccaraso.

Con i provvedimenti disposti oggi, che riguardano diversi imputati scarcerati nell’estate dello scorso anno, per zio e nipote si sono nuovamente aperte le porte del carcere.

Nell’ambito degli stessi provvedimenti, l’imprenditore Giovanni Esposito, ritenuto vicino agli ambienti del clan, è stato sottoposto agli arresti domiciliari ad Alfedena.

L’esecuzione delle misure riporta così il comprensorio dell’Alto Sangro e la Valle Peligna al centro degli sviluppi giudiziari dell’inchiesta sul gruppo Moccia.

Il procedimento riguarda le presunte ramificazioni criminali ed economiche del clan, con contestazioni relative a rapporti con imprenditori, attività estorsive e controllo di interessi economici tra Campania e Abruzzo.

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