CronacaHomeIn Evidenza

OPERAZIONE METAMORFOSI, OGGI GLI INTERROGATORI: NELL’INCHIESTA ANCHE IL PROGETTO DI UNA RAPINA DA 300MILA EURO

Le audizioni dei venti arrestati sono fissate in remoto davanti al gip. Secondo gli atti, il colpo in una villa sarebbe servito a finanziare nuovi acquisti di droga; contestati anche spaccio, usura e intimidazioni

SULMONA. Sono in programma questa mattina, da remoto, gli interrogatori di garanzia dei venti arrestati nell’ambito dell’inchiesta Metamorfosi. Gli indagati potranno rispondere alle domande del gip oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. Al termine delle audizioni il giudice si riserverà sulle misure cautelari: diciannove persone sono in carcere, mentre Mario Iorio è agli arresti domiciliari.

Tra gli episodi ricostruiti nell’ordinanza figura il progetto di una rapina nella villa di un professionista, con un bottino stimato in almeno 300mila euro. Secondo gli investigatori, l’idea sarebbe stata di Ivano Antonio Di Marco, che avrebbe voluto destinare il denaro all’acquisto di stupefacenti. Il colpo non sarebbe stato portato a termine.

Le intercettazioni citate negli atti restituiscono, tuttavia, la violenza ipotizzata per ottenere informazioni sul denaro custodito nell’abitazione. In una conversazione tra Di Marco e un interlocutore identificato come Mario si parla di costringere il proprietario a rivelare dove si trovano i soldi e di tenere lontana la moglie. «Lo siedono e si fanno dire dove sono i soldi», dice uno dei due; poco dopo aggiunge: «Lo torturano, com’è, quelli fanno così».

Nel dialogo si discute anche di chi avrebbe dovuto eseguire materialmente il colpo, descritto come un gruppo di persone «che non hanno paura di niente», e della divisione del bottino. «Se trovano tremila devono dire tremila, no?», osserva uno degli interlocutori. La somma custodita nella villa viene stimata in «minimo 300.000» euro; Di Marco replica: «Ah, ma magari 100 mi accontento».

L’AGGRESSIONE E GLI INCENDI

L’ordinanza ricostruisce anche un’aggressione che, secondo l’accusa, Massimiliano Le Donne avrebbe fatto riprendere e poi diffondere sul web. Per il gip, la pubblicazione delle immagini avrebbe contribuito a rafforzare la capacità intimidatoria del gruppo.

Negli atti sono descritti inoltre alcuni incendi ai danni dell’automobile di Le Donne, seguiti dalla minaccia di una bomba contro i presunti responsabili. Un altro rogo avrebbe colpito l’auto di un uomo di circa sessant’anni, ritenuto responsabile di aver fatto intervenire i carabinieri nel bar Asso di Cuori.

LE CONSEGNE E I DEPOSITI DELLA DROGA

Sul fronte dello spaccio, gli investigatori ipotizzano un sistema basato su diversi depositi e consegne a domicilio. Andrea La Civita avrebbe raccolto gli ordini tramite applicazioni criptate, consegnato la droga e trasferito gli incassi a Le Donne.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Alessio Mancinelli avrebbe messo a disposizione i locali della propria gioielleria per nascondere lo stupefacente e Tommaso Ludovico quelli della sua attività di osteopata. L’abitazione di Fabrizio Pescatore sarebbe stata utilizzata come deposito.

Davide Pantano e Mario Del Monaco avrebbero collaborato nella custodia delle sostanze e nella gestione dello spaccio tra via Freda e largo San Francesco. A Di Marco viene attribuito il ruolo di imporre il pagamento immediato: ai clienti morosi sarebbero state sospese le forniture e i loro nominativi condivisi con gli altri componenti del gruppo.

L’IPOTESI DI USURA

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda una presunta attività di usura contestata a Di Marco e Stefano Sito. I due avrebbero prestato 2mila euro a un artigiano chiedendo interessi mensili di 500 euro. Ai ritardi nei pagamenti sarebbero seguite pressioni e minacce; Di Marco avrebbe fatto riferimento ai propri trascorsi criminali per sollecitare la restituzione del denaro, mettendo la persona offesa in una condizione di forte soggezione.

Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *