SPACCIO E USO DI DROGHE: QUEL CAMBIO DI PASSO CULTURALE CHE SERVIREBBE PER SCONFIGGERE IL MERCATO CHE “INGRASSA” LA CRIMINALITA’
di Giosafat Capulli
L’AQUILA – Questa mattina gli uomini dello Stato hanno illustrato in conferenza stampa nella Questura dell’Aquila il triste risveglio della Valle Peligna, che sarebbe inquinata pesantemente dalla Mafia. Nella foto il procuratore distrettuale Antimafia Alberto Sgambati, la sostituta Roberta D’Avolio, il questore Fabrizio Mancini. il comandante della prima divisione Sco Marco Garofalo e due alti funzionari del Sisco: Francesca Di Luca e Felice Manuel Napolitano. Sono loro che, insieme agli agenti di polizia impegnati nell’operazione “Metamorfosi” (tra i quali gli agenti della Polizia di Sulmona che hanno apportato un contributo fondamentale), hanno sgominato una banda che si occupava di traffico e spaccio di stupefacenti, armi, incendi, riciclaggio, estorsione e chi più ne ha più ne metta. Non è il fatto di cronaca (che stiamo trattando in altri servizi giornalistici su ReteAbruzzo) che voglio mettere in evidenza in questo articolo, ma la capacità della malavita di inserirsi in un tessuto sociale apparentemente tranquillo e al di sopra di ogni sospetto. Basta pensare al giro d’affari di 180-200 mila euro al mese. Vale a dire 2 milioni e 400 mila euro l’anno. Il grosso di questi proventi illeciti? Dal traffico e dallo spaccio di cocaina. E qui è l’aspetto centrale del ragionamento. Con un punto di domanda fondamentale per capire il tutto: quante persone nella sola Valle Peligna fanno uso di cocaina? Ed è nella risposta a questa domanda che risiede il succo della lotta alle organizzazioni criminali. Senza una presa di coscienza da parte della società civile, la lotta alle organizzazioni criminali è impari. Un plauso dunque alle forze di polizia per l’operazione. Un invito a chi ha il compito di invertire una tendenza culturale diffusa, che volge alla deflagrazione sociale, a entrare nel merito e con metodo nel difficile compito di stroncare l’uso di sostanze stupefacenti facendo leva sulla presa di coscienza personale dei consumatori e su quella collettiva. E se nella Valle Peligna la situazione è questa, nella Marsica, nel comprensorio aquilano e in regione quale sarà?



