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CASTEL DI SANGRO, OFFERTE SPARITE IN CHIESA: LA CITTÀ SOTTO SHOCK PER IL CASO CHE FA IL GIRO D’ITALIA

Circa 50 mila euro sarebbero spariti dalla parrocchia di San Giovanni Battista. Due persone sono state denunciate per furto aggravato e continuato. Il padre di uno dei coinvolti parla di una richiesta di denaro, ma il parroco nega: la Procura di Sulmona dovrà fare luce anche su questo aspetto.

CASTEL DI SANGRO – La notizia è uscita dai confini dell’Alto Sangro e in poche ore è arrivata sulle cronache nazionali. Ma a Castel di Sangro il caso delle offerte sparite dalla parrocchia di San Giovanni Battista non è soltanto una storia che fa discutere: è una vicenda che ha lasciato il paese incredulo, perché coinvolge persone conosciute e un luogo che per tanti è parte della vita quotidiana.

Circa 50 mila euro sarebbero scomparsi dalle casse della chiesa. Una cifra importante, ma a colpire i fedeli è soprattutto il venir meno della fiducia: quelle somme erano state affidate alla parrocchia durante le celebrazioni, spesso con piccoli contributi. Ora la Procura di Sulmona indaga per ricostruire gli ammanchi e chiarire anche la controversia nata dopo la loro scoperta.

Non è soltanto la cifra a colpire. A pesare è soprattutto il luogo in cui sarebbero avvenuti gli ammanchi e il legame tra le persone coinvolte e la vita della parrocchia. Le offerte, raccolte durante le celebrazioni e affidate alla chiesa dai fedeli, rappresentano piccoli gesti di generosità. Scoprire che una parte consistente di quel denaro potrebbe essere stata sottratta ha lasciato incredulità e amarezza.

La vicenda è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Sulmona, che dovrà ricostruire la dinamica e accertare eventuali responsabilità. Due cognati sono stati denunciati con l’accusa di furto aggravato e continuato. L’ipotesi investigativa riguarda la sottrazione delle somme custodite nella cassaforte blindata della parrocchia.

I sospetti e il confronto

Secondo le prime ricostruzioni, gli ammanchi sarebbero avvenuti nell’arco di circa tre mesi. A maggio il parroco, don Domenico Franceschelli, avrebbe notato che il denaro raccolto durante le messe non corrispondeva alle aspettative. Da lì sarebbero partiti gli approfondimenti e il confronto con le persone coinvolte.

Tra queste ci sarebbe Matteo, cresciuto nell’ambiente parrocchiale. Il sacerdote avrebbe contattato il padre del giovane, Fiorenzo, per chiedere chiarimenti. Nel corso delle verifiche sarebbe emerso anche il presunto cambio delle monete raccolte in chiesa con banconote presso un bar.

Al ragazzo vengono inoltre attribuite dichiarazioni sulla destinazione di parte del denaro: avrebbe detto di aver aiutato la madre e la famiglia a pagare le bollette. Anche questo aspetto dovrà essere verificato dagli inquirenti.

È sul successivo confronto tra il padre e il parroco che le versioni divergono. Fiorenzo ha raccontato di essersi recato da don Domenico dopo aver saputo degli ammanchi: «Gli ho detto chiaramente la cifra che avevamo preso e che ero disposto a riconsegnarla», avrebbe riferito.

Secondo il suo racconto, la somma discussa sarebbe cresciuta nel corso del colloquio: da 20 mila a 30 mila, fino a 50 mila euro. L’uomo sostiene inoltre che gli sarebbe stato chiesto un bonifico e prospetta per questo l’ipotesi di estorsione.

Don Domenico respinge la ricostruzione. «Non ho chiesto bonifici. Ho soltanto parlato con queste persone, che erano state riprese dalle telecamere di videosorveglianza», ha dichiarato, rimettendo la vicenda alla giustizia. Il sacerdote ha anche negato di aver manipolato le immagini: «Qualcuno dice che ho fatto dei fotomontaggi, ma non è così».

Le immagini al vaglio degli investigatori

Le offerte sarebbero state custodite in una cassaforte blindata all’interno della parrocchia. Secondo quanto riferito, un dispositivo di registrazione avrebbe documentato alcune fasi dell’accesso al denaro. Le immagini sono tra gli elementi che gli investigatori dovranno esaminare per chiarire la dinamica, l’entità degli ammanchi e la destinazione delle somme.

Resta da accertare anche se, dopo la scoperta, siano state avanzate richieste indebite. L’ipotesi di estorsione, riferita dal padre del giovane e smentita dal parroco, è uno dei punti sui quali dovrà fare chiarezza la Procura.

La ferita di una comunità

Intanto, a Castel di Sangro, il clamore nazionale si accompagna a una reazione più intima: quella di una comunità ferita, che cerca di comprendere come una vicenda simile possa essersi consumata in un luogo percepito come familiare. «Rimane il dolore per ciò che è accaduto», è il senso delle parole di don Domenico.

Diversi fedeli auspicano che chi ha sbagliato riconosca le proprie responsabilità, chieda perdono e restituisca, per quanto possibile, il denaro. Un appello al ravvedimento era arrivato anche dal sindaco Angelo Caruso, che ha richiamato l’importanza della responsabilità personale e del rispetto della giustizia.

Ora saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire che cosa sia accaduto. Nel frattempo, a Castel di Sangro restano lo stupore e lo smarrimento per una vicenda che ha coinvolto la parrocchia, i fedeli e l’intero paese, e che oggi viene raccontata in tutta Italia.

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