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VIOLENZA SESSUALE SU UNA 15ENNE CONFERMATA IN APPELLO LA CONDANNA A CINQUE ANNI E 4 MESI

La Corte d’Appello dell’Aquila conferma il verdetto nei confronti di Emanuele Sbraccia, 50enne di Introdacqua. Disposto anche il risarcimento alla vittima. Resta possibile il ricorso in Cassazione.

INTRODACQUA – Regge anche in appello la condanna per la violenza sessuale ai danni di una ragazza che all’epoca dei fatti aveva quindici anni. La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato integralmente la sentenza pronunciata nel settembre 2024 dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Sulmona nei confronti di Emanuele Sbraccia, 50 anni, di Introdacqua: cinque anni e quattro mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della vittima, da quantificare in separata sede.

La vicenda risale al 20 settembre 2020. Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Sulmona e della squadra anticrimine del commissariato di polizia, l’uomo avrebbe approfittato delle condizioni della minorenne, che si trovava sotto l’effetto dell’alcol, inducendola a subire e a compiere atti sessuali.

A raccontare l’accaduto alle forze dell’ordine era stata la stessa ragazza, sottoposta anche ad accertamenti sanitari nell’ospedale di Sulmona. La giovane aveva poi ribadito la propria versione nell’incidente probatorio.

Nel suo racconto aveva descritto uno stato di forte inibizione e immobilità durante gli abusi. Nelle ore successive avrebbe avuto un crollo psicologico, trovando infine la forza di confidarsi con i familiari.

Sbraccia ha sempre respinto l’accusa di violenza sessuale. Nel corso del procedimento ha sostenuto di essere rimasto con la ragazza soltanto una decina di minuti, ammettendo un rapporto sessuale ma negando qualsiasi costrizione. Una ricostruzione difensiva che non ha portato alla modifica della sentenza: i giudici aquilani hanno confermato il verdetto di primo grado.

L’imputato è assistito dall’avvocato Stefano Michelangelo. La giovane si è costituita parte civile con l’avvocato Uberto Di Pillo, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.

La sentenza non è ancora definitiva: per la difesa resta aperta la possibilità di presentare ricorso in Cassazione.

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