LA CESTOVIA TAGLIACOZZO LA CROCE: IL SOGNO DURATO SOLO POCHI GIORNI
TAGLIACOZZO – Sopra i tetti di Tagliacozzo, nel cuore della Marsica, i resti di una cestovia raccontano una delle storie più curiose e malinconiche dell’Appennino. L’impianto venne costruito nel 1963 dalla Marchisio, storica azienda torinese di impianti a fune, per collegare il paese alla grande croce che domina l’abitato a circa 1050 metri di quota. Era una cestovia biposto, in cui i passeggeri viaggiavano in piedi dentro piccoli cesti sospesi, pensata per regalare un panorama spettacolare sul borgo e sulla vallata. Un’idea semplice e affascinante, figlia degli anni del boom, quando ogni paese sognava il suo impianto.
Quel sogno, però, si spense quasi subito. La cestovia funzionò soltanto per qualche giorno, poi i cesti si fermarono e l’impianto venne abbandonato per sempre. Un’opera costruita con fatica, investimenti e grandi speranze finƬ cosƬ nel silenzio, senza aver avuto il tempo di entrare davvero nella vita del paese. Tra gli appassionati di impianti a fune ĆØ diventata uno dei simboli più emblematici degli impianti morti nella culla.
Da allora quei cavi e quelle strutture sono rimasti immobili, come fotografie sbiadite di un’Italia piena di entusiasmo e di coraggio. Accanto alla croce la vista sul paese ĆØ rimasta la stessa di allora, ma nessuno l’ha più raggiunta sospeso nel vuoto. Resta il ricordo di una corsa durata pochi giorni e di un progetto che avrebbe potuto cambiare il volto di Tagliacozzo. Ć una storia piccola, ma capace di far riflettere su quante promesse siano rimaste appese tra le montagne.


