LA STAFFETTA DEL BORGO
Rappresenta un segnale di profonda maturità industriale e di forte radicamento territoriale la svolta che in questi giorni vede protagonista il centro commerciale Nuovo Borgo di Sulmona. Il passaggio di consegne dello storico punto vendita Coop sotto le insegne di Conad Adriatico è la felice soluzione di una vertenza sindacale che rischiava di allungare l’ombra dell’ennesimo dramma occupazionale sulla Valle Peligna, ma è anche, più a fondo, la parabola di un modello economico che cambia pelle, dove la grande distribuzione centralizzata e impersonale cede il passo a una formula capace di coniugare la forza dei grandi marchi nazionali con la visione dell’imprenditoria locale.
Quando a dicembre dello scorso anno l’allarme Coop piombò sulla città con la freddezza dei numeri e dei bilanci in perdita, la sensazione diffusa fu quella di un territorio lasciato a se stesso, condannato a subire le scelte strategiche calate dall’alto da gruppi distanti dalle dinamiche quotidiane della comunità. La mobilitazione dei lavoratori in piazza il giorno di San Silvestro ricordava a tutti che dietro una sigla commerciale ci sono famiglie, professionalità e un tessuto sociale che non può essere smantellato senza colpo ferire. La risposta arrivata in questi giorni rappresenta dunque una lezione di responsabilità sociale: la continuità lavorativa per i ventidue dipendenti — quindici a tempo pieno e sette a tempo parziale — senza tagli, senza soluzione di continuità e con il pieno rispetto dei contratti Confesercenti e dei diritti maturati, dimostra che la tutela del lavoro non è un bene negoziabile quando si opera con serietà.
Ma l’aspetto davvero decisivo dell’operazione sottoscritta con la società Thymos risiede nella seconda fase dell’accordo. La scelta di Conad Adriatico di affidare la gestione operativa del supermercato di via della Repubblica a un imprenditore associato del circuito non è un dettaglio tecnico, bensì la vera chiave di volta dell’intera transazione. Dietro questa formula si intravede la mano di una presenza imprenditoriale ben nota a Sulmona e nell’intero circondario peligno, espressione di una famiglia e di un marchio che della grande distribuzione di qualità e della valorizzazione delle eccellenze agroalimentari del territorio hanno fatto la propria cifra identitaria nell’arco di quattro decenni di attività. Un gruppo commerciale da sempre sinonimo di affidabilità, radicato nel cuore della città e storicamente abituato a reinvestire risorse, passione ed energie nella valorizzazione dell’economia locale.
Affidare il rilancio del punto vendita all’interno del Nuovo Borgo a chi conosce da vicino ogni sfumatura di questo mercato, a chi ne interpreta le esigenze e sa dialogare quotidianamente con i consumatori peligni, significa invertire la rotta rispetto al passato. Non si tratta più di subire passivamente le direttive di una sede centrale lontana, ma di rimettere il baricentro dell’attività commerciale nelle mani di chi ha dimostrato sul campo come si gestisce il commercio al dettaglio ad alti livelli, salvaguardando l’occupazione e rafforzando il legame con la filiera produttiva locale.
I sindacati, giustamente chiamati a valutare l’accordo a fine ottobre, manterranno alta la vigilanza sull’applicazione puntuale di ogni clausola. È il loro ruolo ed è bene che sia così. Ma il quadro che si delinea all’orizzonte per il primo novembre travalica il semplice dato contabile: Sulmona e la Valle Peligna ritrovano una certezza occupazionale e, insieme, riaffermano la centralità di un’imprenditoria autoctona capace di farsi carico delle sfide più complesse, trasformando una potenziale crisi in un’opportunità di sviluppo e di riscatto per tutto il territorio.



Saranno tenuti in piedi anche i vari progetti sociali che la Coop realizzava?