NANDO GIAMMARINI SU PIZZOLI: IL SENTIERO E LA BIBLIOTECA INTITOLATI A NATALIA E LEONE GINZBURG
di Nando Giammarini
PIZZOLI – L’Alta Valle dell’Aterno è un territorio dedito all’altruismo, alla generosità, alla solidarietà che si è sempre preso cura delle persone e delle comunità in difficoltà. In questo Pizzoli eccelle fin dai tempi bui della guerra quando nel lontano giugno 1940, a causa della propria opposizione al feroce regime fascista, vi fu confinato Leone Ginzburg. Egli era un intellettuale, di quelli che fanno più paura delle armi ai regimi totalitari, antifascista ebreo di origine russa, traduttore e critico letterario, militante di Giustizia e Libertà.
Leone fu giudicato “persona pericolosa per la sicurezza dello Stato” per essersi rifiutato di prestare giuramento al partito. Qualche mese più tardi, in autunno inoltrato prima dell’inverno, lo raggiunse la moglie Natalia, insieme ai due figli in tenera età, Carlo e Andrea. Nel 1943 nacque all’Aquila la loro terza figlia, Alessandra.
Non era facile, in quegli anni, vivere in Italia per chi era stato bollato come ebreo dalla infame legge sulla difesa della razza italiana approvata nel novembre 1938, ragion per cui fu perseguitato e ricercato dal Tribunale speciale per la sua attività antifascista. Riporto, per dovere di cronaca, un passaggio della lettera che Leone Ginzburg scrisse il 1 agosto del 1943, prima di essere liberato, a Benedetto Croce “Le lascio immaginare il senso di malinconia e di rabbia che mi dà il continuare a essere considerato straniero nel mio paese”. Poi Leone tornò a Roma, s’ impegnò nella Resistenza, venne catturato e torturato nel carcere di Regina Coeli; morì a causa delle percosse il 5 febbraio 1944.
Pizzoli, fin dal dopoguerra, ha sempre ricordato i suoi ospiti di più di ottanta anni fa. “Il tempo passa, e i nostri compaesani che hanno conosciuto i Ginzburg non sono più tra noi Tra loro ricordiamo Vittorio Giorgi, uno dei più grandi sindaci di Pizzoli, che è stato operaio edile, sindacalista e poi parlamentare dell’allora partito Comunista. La memoria della famiglia Ginzburg si intreccia con quella di una comunità che continua a custodirla gelosamente.
La fine del confino non pone fine alla storia dei Ginzburg a Pizzoli. Nel 1970 nasce una biblioteca intitolata a Leone, a partire da un primo nucleo di libri donati da Einaudi, casa editrice per la quale lavorava Leone. All’iniziativa, promossa nel paese dal Sindaco, Vittorio Giorgi, parteciparono anche Natalia Ginzburg e Carlo Levi.
La biblioteca nacque con il fine di essere un centro culturale per la comunità. A Pizzoli la storia dei Ginzburg si respira e si incontra anche fuori dalla biblioteca, nei luoghi attraversati dalla famiglia intellettuale. L’associazione Orione – presieduta da Rita Ceci, una grande donna animata da profondo amore per la montagna e la cultura – ha recuperato un percorso che parte dal castello Dragonetti e attraversa la pineta, evocando le passeggiate di Natalia con i figli.
La presidente ci ha comunicato che il lavoro è consistito nel ripulire un vecchio tracciato, ripristinarlo e dotarlo di segnaletica. Chi percorre oggi il sentiero può così conoscere il legame tra la famiglia e il paese attraverso la natura e il paesaggio. Per l’Associazione, recuperare quei luoghi è un altro modo di custodire e condividere la memoria del territorio.
Nel 1979 Natalia tornò a Pizzoli, e la Einaudi donò alcuni libri al Comune. Nel 2007, a sedici anni dalla scomparsa della madre, i figli di Leone e Natalia donarono al borgo abruzzese circa 3000 volumi che le erano appartenuti.
Accanto ai libri è un bel ritratto di Natalia della pittrice aquilana Sara Chiaranzelli. Lo stretto rapporto tra la famiglia Ginzburg e il comune di Pizzoli rappresenta una pagina fondamentale di memoria storica e letteraria, nata durante gli anni bui del fascismo e custodita nel tempo dalla comunità locale.



