MORRONE, TRE INCENDI IN NOVE ANNI: LA PROCURA PASSA AL SETACCIO LA PREVENZIONE
Acquisiti gli atti del Parco della Maiella dal 2017 al 2026. Al centro degli accertamenti piani antincendio, interventi sui boschi e manutenzione delle piste tagliafuoco. Il fascicolo resta contro ignoti.
SULMONA ā Non soltanto lāorigine delle fiamme, ma tutto ciò che ĆØ stato fatto negli anni per prevenirle e contenerle. Lāinchiesta sullāincendio che nellāagosto scorso ha devastato il Morrone allarga lo sguardo alla gestione della montagna dal 2017 al 2026: nove anni segnati da tre roghi e da interventi, programmi e scelte che ora saranno ricostruiti attraverso le carte del Parco nazionale della Maiella.
La domanda al centro degli accertamenti ĆØ se siano state adottate e mantenute efficienti le misure necessarie a preparare il territorio a una nuova emergenza. Il fascicolo della Procura di Sulmona resta, allo stato, contro ignoti.

Il procuratore capo Luciano DāAngelo ĆØ tornato nelle scorse ore nelle aree percorse dal fuoco. Un sopralluogo durato unāintera mattinata, con personale, mezzi e droni, per osservare direttamente le condizioni della montagna e lāestensione dei danni. Secondo il dato diffuso al termine dellāemergenza, lāincendio ha interessato 1.152 ettari, in gran parte boschivi. Tra le ipotesi sullāinnesco resta quella di un fulmine.
LāattivitĆ sul campo si affianca allāacquisizione della documentazione negli uffici del Parco. I carabinieri forestali stanno raccogliendo gli atti relativi al monitoraggio del territorio, ai piani antincendio, alle procedure operative e agli interventi destinati a ridurre il rischio. In Procura sono stati ascoltati anche alcuni direttori delle operazioni di spegnimento, chiamati a ricostruire le fasi dellāemergenza.
Gli accertamenti riportano cosƬ al primo grande incendio, quello che dal 19 agosto al 20 settembre 2017 tenne sotto scacco il Morrone. Dopo quel rogo furono programmati interventi di ricostituzione dei boschi, prevenzione e videosorveglianza. Nel 2019 il Parco affidò un intervento per la Ā«ricostituzione dei boschi del Morrone Peligno incendiati nel 2017Ā», per un importo superiore ai 200 mila euro. Nel luglio 2023 la montagna fu nuovamente colpita dalle fiamme, prima dellāemergenza dellāestate 2026.
Uno dei temi riguarda la gestione delle aree bruciate e dei residui legnosi rimasti sul terreno. Luciano DāAlfonso, presidente della Regione allāepoca dellāincendio del 2017, ha recentemente difeso la scelta di favorire la ricolonizzazione naturale, accompagnandola con il monitoraggio. Una strategia che, secondo il parlamentare, si fondava su protocolli scientifici e sul confronto con esperti forestali e ambientali.
DāAlfonso ha quindi respinto la lettura che riconduce la presenza del legname carbonizzato ad abbandono o trascuratezza. Resta da verificare quali attivitĆ siano state concretamente svolte negli anni e come le scelte di recupero ambientale siano state coordinate con le esigenze di prevenzione degli incendi. La permanenza dei residui, da sola, non consente di stabilire eventuali omissioni o responsabilitĆ .
Un altro capitolo riguarda i tracciati tagliafuoco. La documentazione del Parco richiama percorsi realizzati o ampliati durante lāemergenza del 2017 e inseriti nellāaggiornamento del Piano antincendio boschivo del 2018. Opere utili anche a consentire lāaccesso alle aree interessate e a favorire le operazioni di contrasto alle fiamme.
Nellāagosto scorso ĆØ stato necessario anche lāintervento dellāEsercito. Il 9° Reggimento Alpini, con il mezzo apripista New Holland D180 e la partecipazione del 6° Reggimento Genio pionieri, ha realizzato una nuova linea tagliafuoco nella zona di Colle delle Vacche, lungo la direttrice del sentiero R4 verso Roccacasale e il rifugio Pozzacchio. Il confronto tra le opere precedenti e quelle eseguite durante lāultima emergenza potrĆ aiutare a chiarire lo stato dei percorsi, la loro manutenzione e le necessitĆ operative emerse nel 2026.
Sullo sfondo cāĆØ anche la lunga fase di gestione del Parco attraverso direttori facenti funzione. Dal 2018 lāincarico ĆØ stato ricoperto da Luciano Di Martino. Nel 2024 e nel 2025 DāAlfonso aveva sollecitato il Governo a concludere la procedura di nomina ordinaria, denunciando ritardi e rimpalli. Una vicenda amministrativa che, di per sĆ©, non dimostra carenze nella prevenzione, ma accompagna il periodo oggi oggetto della ricostruzione investigativa.
Saranno gli atti, i sopralluoghi e le testimonianze a chiarire quali misure siano state programmate, quali realizzate e come sia stata affrontata lāemergenza. Per il Morrone, la ricerca delle risposte parte dal rogo del 2026 e torna indietro di nove anni.



La procura dovrĆ preoccuparsi del futuro e non sprecare tempo e denaro come al solito sul passato.
Ci sarebbe anche la discarica Cogesa da guardare, ma non ĆØ ancora morto nessuno.