E LA FOSSA DI PAGANICA STA LI’ COME REPERTO ARCHEOLOGICO DI UN IMPROBABILE SVILUPPO TURISTICO
L’AQUILA – Tutto comincia nel 1963, quando l’imprenditore ferrarese Vittorio Rimondi acquista una vasta area nella Fossa di Paganica, la grande conca ai piedi di Monte Cristo che guarda verso Campo Imperatore. Davanti a quei prati incontaminati immagina una località turistica capace di sfruttare posizione, quota e pendii ideali per lo sci. Il nome che sceglie, Campo Nevada, evoca subito neve, piste e vacanze invernali in una stazione moderna. Il suo obiettivo va ben oltre un albergo con una sciovia, perché sogna un vero centro turistico destinato a espandersi fino a Monte Cristo.
Già dal 1966 le sue società lavorano al collegamento con Monte Cristo, e nel 1968, grazie anche a un finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno, i cantieri si mettono finalmente in moto. Nella conca prendono forma il motel dalla inconfondibile pianta circolare, il Rifugio Lutetia pensato per una clientela più semplice e battezzato con l’antico nome latino di Parigi, un ristorante e le due sciovie Fossa di Paganica 1 e 2. Le ricostruzioni chiamano il motel ora Valparaiso ora Valparadiso, e restano senza conferme certe sia la firma della Ceretti & Tanfani sugli impianti sia l’inaugurazione del marzo 1969. In pieno boom dello sci italiano, Campo Nevada sembra pronto a conquistare il suo posto tra le grandi località invernali.
La montagna, però, decide diversamente e si trasforma nel più grande ostacolo del progetto. Negli inverni più nevosi gli spartineve non riescono a tenere aperta la strada, e le valutazioni sul rischio valanghe fanno chiudere in breve tempo motel e impianti, che non entrano mai davvero in funzione. Oggi i piloni arrugginiti, le carcasse dei traini e gli scheletri degli edifici punteggiano ancora i prati della Fossa di Paganica. Campo Nevada non è mai diventato la stazione che prometteva di essere, ma le sue rovine continuano a custodire e raccontare la sua storia.


