90 ANNI FA LA TRAGEDIA FERROVIARIA DI CONTIGLIANO: L’AQUILA CALCIO ERA IN SERIE B. FERITI GRAVEMENTE I GIOCATORI
di Federica FardaĀ
L’AQUILA – Novantāanni fa, il 3 ottobre 1936, lāincidente ferroviario di Contigliano nella Valle Santa reatina che decimò la squadra dellāAquila Calcio fondata tradizionalmente nel 1927, ufficialmente lā8 ottobre 1931. La Superga aquilana, tredici anni prima della tragedia di Torino e, a differenza dei granata, con i rossoblu che, da allora, non sono più riusciti a riscattarsi contro un destino frantumato nelle lamiere di un accelerato. Gli undici aquilani disputavano, allāepoca, il campionato di serie B: era il terzo anno che militavano nella serie cadetta istituita solo otto anni prima.
Il loro esordio, nel 1934-35, non fu agevole ma alla fine si classificarono quarti e in quel girone (quellāanno la B era composta da due gironi) cāerano squadre come Como, Atalanta e Venezia che oggi militano in serie A e Cremonese, Modena, Padova, Verona e Vicenza attualmente in B. A fine campionato della stagione successiva, 1935 -36, questa volta a girone unico, LāAquila fu nona e con sempre lāAtalanta ora in A e, per lāattuale B, il Modena, il Padova, il Verona e il Pisa. E poi il campionato 1936 -ā37: tra le 16 squadre di allora, oggi la massima serie annovera Atalanta, Venezia e Palermo, invece nella la B cāĆØ sempre il Modena, il Pisa e il Verona.
E proprio a Verona si dirigevano a giocare i rossoblu quel 3 ottobre 1936: la gara contro gli scaligeri era in programma lāindomani. Anche allora era un sabato, come questāanno.
I tredici giocatori con lāallenatore, il massaggiatore e due dirigenti erano partiti verso le otto del mattino dalla stazione dellāAquila a bordo di una littorina proveniente da Sulmona. Lāincrocio fatale passato Rieti, nel pieno della valle santa francescana, di fronte a Greccio dove lāumile fraticello di Assisi, di cui questāanno ricorrono gli 800 anni della morte proprio in questo giorno, organizzò la prima rappresentazione della NativitĆ della Storia.
Il futuro dellāAquila Calcio, complice una comunicazione mal data da un capo stazione o mal recepita da un macchinista di un postale, si incastrò contro il vagone postale. I morti definitivi non furono mai accertati con esattezza: ma si ritiene fossero almeno 15, compreso lāallenatore degli abruzzesi Attilio Buratti.
Tutti i giocatori rimasero feriti e anche gravemente tanto che il forte Marino Bon fu dato inizialmente per deceduto. Praticamente tutta la squadra, tranne tre (Brindisi, Michetti e Stornelli) che, per squalifiche e mancata sveglia nel caso di Stornelli, non erano nella rosa dei partiti.
In seguito, molti dei feriti non riuscirono più a ritornare al calcio giocato, per i restanti il recupero richiese diversi mesi. Lāorgoglio tipico aquilano venne fuori anche allora: il sodalizio decise di continuare il campionato rinunciando alla salvezza proposta d’ufficio dalla federazione.
Si affidò al tecnico magiario AndrÔs Kuttik, mentre scattò una solidarietà nazionale e i giocatori arrivarono prestati da altre squadre. Il mese di sosta necessario per riorganizzarsi, alla fine incise.
Molti incontri ravvicinati per recuperare quelli saltati e, seppur una sconfitta di misura (4-3) a gennaio a San Siro in Coppa Italia contro lāInter di Peppino Meazza tra le file dei nerazzurri, ciò che che condannò i rossoblu alla retrocessione, in C, fu un pareggio in casa contro la Pro Vercelli, quella squadra che, qualche anno addietro vinse 7 scudetti di cui cinque di fila e che aveva prestato 9 giocatori su 11 alla nazionale. Una squadra, la Pro Vercelli, giĆ allora in fase discendente, rispetto ai fasti di qualche decennio prima e che non riuscƬ più a risalire la china, proprio come capitò a LāAquila Calcio.



