QUANDO L’AQUILA RICOMPRO’ DAL VATICANO LA BOLLA DELLA PERDONANZA CON OTTO LIBBRE DI ZAFFERANO
L’AQUILA – La bolla della Perdonanza promulgata da Papa Celestino V per la basilica aquilana di Collemaggio nel 1294 e “ricomprata”, con otto libbre di zafferano, dall’autorità civica nel 1469, compie oggi 732 anni. 732 anni fa, dunque, il primo giubileo codificato della storia della Chiesa: la Perdonanza. Un’indulgenza plenaria vergata proprio a L’Aquila. Era il 29 settembre 1294, ricorrenza di San Michele Arcangelo, quando Celestino V, incoronato Pontefice da un mese nella basilica di Collemaggio, bollò su pergamena quanto aveva espresso oralmente il 28 agosto. Ovvero, l’assoluzione dalla pena e dalla colpa per tutti coloro che, pentiti e confessati, onoreranno, ogni anno, solennemente il giorno della Decollazione di San Giovanni Battista nella chiesa benedettina dell’attuale capoluogo abruzzese. Il documento fu firmato a L’Aquila: Papa Angelerio non aveva lasciato la città ed era sempre ospite della reggia angioina di piazza San Domenico, o meglio, più che un sontuoso palazzo reale, l’espressione del loro potere nella vice capitale del Regno di Napoli.E il documento firmato era, appunto, la bolla della Perdonanza che non ebbe, inizialmente, vita facile. Papa Bonifacio VIII, successore
di Celestino V, cercò da subito di impossessarsi del documento e delle varie copie, qualcuno dice che erano tre, altri cinque, per annullarle. L’Angelerio le aveva lasciate anche all’autorità comunale. Un’apparente incongruenza che si spiega con il fatto che in quegli anni i monaci celestini, a capo della basilica di Collemaggio, figuravano pure nel governo che amministrava la città. Per Bonifacio VIII, a cui la Perdonanza dava fastidio poiché voleva passare alla Storia come inventore del Giubileo, fu uno smacco e quel che lui non ottenne, riuscì, invece, di lì a qualche decennio, a un suo successore papa Pio II, seppur per una motivazione un po’ diversa. Il Papa, infatti, aveva pubblicato nel 1460 una bolla disponendo un’indulgenza per i crociati inviati a contrastare i turchi, cassando, però, nel contempo tutte le altre in circolazione e in vigore. Quattro anni dopo Pio II morì e grazie ai buoni uffici del vescovo aquilano, Amico Agnifili divenuto nel frattempo cardinale, si riuscì, nel 1468, ad avere una deroga dal nuovo papa, Paolo II; deroga della validità di un anno. Lo stesso si replicò anche nel 1469. La tradizione, così, del Perdono di fine agosto delle 24 ore, riprese ma costò al governo della città otto libre di zafferano come ricompensa per il Pontefice e per il cardinale che si erano prodigati nel ristabilire la continuità. E la cosa si ripeté anche negli anni successivi.
L’autorità ecclesiastica per cassare l’indulgenza, invece, non approfittò del 1485/86, quando, seppur per un anno, L’Aquila passò sotto la protezione dello Stato della Chiesa. L’autorità statale era, appunto, la Chiesa che, pertanto, poteva avere libero accesso a tutti i documenti anche di natura civile e amministrativa: eppure, neanche in questa occasione, la pergamena riuscì ad uscire dal forziere cittadino del magistrato comunale.
*Giornalista



