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SEDICENNE AGGREDITA A SULMONA: “TRADITA DALLA MIGLIORE AMICA”

Due ragazze di 14 e 15 anni denunciate dopo la diffusione dei video nelle chat. La Procura per i minorenni cerca di ricostruire il ruolo degli altri giovani presenti nel giardino pubblico.

SULMONA – «Sono stata tradita dalla mia migliore amica». È il racconto che una sedicenne avrebbe affidato ai carabinieri dopo l’aggressione subita il 21 settembre in un giardino pubblico della città. Un episodio ripreso con un telefono cellulare, finito nelle chat di WhatsApp e ora al centro di un’inchiesta della Procura per i minorenni dell’Aquila.

I carabinieri hanno individuato e denunciato due ragazze di 14 e 15 anni con l’ipotesi di lesioni personali aggravate dalla minorata difesa. Nei filmati, consegnati spontaneamente ai militari da un insegnante di sostegno di 31 anni che li aveva ricevuti su WhatsApp, si vedrebbero schiaffi, strattoni ai capelli e calci ai danni della sedicenne.

Ascoltata in audizione protetta, la ragazza avrebbe ricostruito quanto accaduto nei giorni precedenti. Secondo il suo racconto, un litigio l’avrebbe contrapposta alla sua amica e a un altro gruppo di giovani. L’amica si sarebbe schierata con questi ultimi. Da qui l’ipotesi, ancora da verificare, che la sedicenne sia stata attesa nel giardino per una spedizione punitiva.

Attorno all’aggressione, sempre secondo la vittima, ci sarebbero stati circa dieci ragazzi. Gli investigatori stanno cercando di stabilire chi abbia preso parte alla violenza, chi possa averla incitata, chi abbia girato i video e quale sia stato il ruolo degli altri presenti. Dovranno inoltre ricostruire il percorso dei filmati nelle chat e accertare se siano stati pubblicati anche su altre piattaforme.

«Non ho fatto nulla di eroico», avrebbe detto l’insegnante che ha consegnato le immagini ai carabinieri, spiegando di aver ritenuto necessario segnalare l’accaduto.

Resta da chiarire anche la qualificazione dell’episodio. Si era parlato inizialmente di bullismo; il racconto della sedicenne ha aperto la pista di un’aggressione organizzata dopo un litigio. Saranno gli ulteriori accertamenti a definire dinamica e responsabilità individuali.

Il caso pone una domanda anche a chi assiste a scene simili: intervenire chiedendo aiuto, oppure riprendere e condividere la violenza. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha invitato gli studenti a rivolgersi subito a un adulto e a interrompere la circolazione delle immagini, consegnandole alle autorità.

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