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PRIX ITALIA DALL’AQUILA. MATTATORI DUE GIOVANOTTI: VESPA E LETTA, 173 ANNI IN DUE

di Federica FardaĀ 

L’AQUILA – La 78^ edizione del Prix Italia in corso a L’Aquila da ieri fino a sabato prossimo, l’uomo ĆØ al centro dei nuovi linguaggi come recita il titolo Play Human. VenerdƬ prossimo la premiazione tra 226 produzioni di 52 Paesi diversi. E tra podcast, evoluzione tecnologica, digitalizzazione, in sostanza nuovi linguaggi di ultima generazione che hanno cambiato il modo di acquisire la radio e la televisione. Eppure lunedƬ sera, a conclusione della prima giornata della manifestazione, a tenere la scena, il palco dell’auditorium da Renzo Piano, nel Parco del Castello cinquecentesco, due ā€œragazziniā€ aquilani, uno della cittĆ  e uno della provincia, 173 anni in due: Bruno Vespa e Gianni Letta per una puntata speciale di Porta a Porta. Due Giornalisti, di quando le notizie si scrivevano e si raccontavano con le scarpe, nel senso macinando centinaia di metri piedi e non con un dito sul telefonino, prima ancora che con la penna e la voce. Due amici piuttosto che due colleghi. SessantatrĆ© anni di amicizia vera, per questo Bruno Vespa ha abbandonato il ā€œdoverosoā€ lei che abitualmente riserva ai suoi ospiti in trasmissione.

Il primo incontro, casualmente, in un bagno di palazzo WedeKind, in piazza Colonna, sede de Il Tempo. Per pochi mesi i due giornalisti non si incrociarono a L’Aquila: Gianni, da Avezzano fu invitato il primo maggio del 1958 nel capoluogo per dirigere la redazione cittadina e ā€œcontrastareā€ l’ascesa de Il Messaggero pilotato da un arguto Remo Celaia. Il marsicano rimase in cittĆ  15 mesi fino a quando, più o meno, quando il sedicenne Bruno iniziava a scrivere prima sul suo sport, il tennis, e poi sulla forte squadra di rugby come ha ricordato ieri Letta.

ā€œIn quei quindici mesi ho vissuto la cittĆ  a tutto tondo: ĆØ a L’Aquila che ho imparato a fare il giornalista. La cittĆ  viveva di rivalitĆ  e si accese, con corsivi molto vivaci e polemici, un antagonismo con Celaia che poi era il fine della mia nomina. Io pungevo con articoli che firmavo ā€œGi.Letā€ e il collega de Il Messaggero non me le mandava a dire: Ecco, ĆØ arrivato il giovane marsicano e da lƬ ĆØ nato il mio soprannomeā€.

Dall’aspetto ben curato dell’avezzanese, che Celaia riteneva fin troppo azzimato, ĆØ nata la definizione Pupo Gilet. In merito a Bruno, Gianni ha ricordato come dallo sport sia ben presto passato alla cronaca a 360 gradi, nell’ordine di quanto avviene in un giornale di provincia e nel ā€˜68 il concorso Rai ā€œdove arriva primo su mille e l’anno dopo l’esordio da inviato in diretta nel telegiornale serale con il tragico servizio sulla strage di piazza Fontana. Da allora non ĆØ più uscito dalla tv, anzi lui più che farla ĆØ proprio la tv. Nel mezzo i suoi libri, iniziati con quella Telecamera con vista del 1993, da Valpreda a Di Pietro, e poi sempre veri e propri annali di tutti gli avvenimenti della politica italiana inquadrati nella storia passata o, se preferiamo, la cronaca di ieri rivista in quella di oggiā€.

Un’amicizia proseguita negli anni tra i due con L’Aquila sempre nel cuore: ĆØ Gianni che mette a disposizione i piani di volo per consentire a Bruno di sorvolare con l’elicottero la cittĆ  terremotata nelle ore successive la scossa del 6 aprile 2009. Lo ha ricordato lo stesso conduttore mentre rivedeva quelle immagini sul maxi schermo dell’Auditorium Del Parco. Immagini che lo hanno ammutolito come non ha incalzato di domande il suo ospite, veramente d’eccezione poichĆ© Gianni Letta non concede interviste. E dire che ieri sera non era nella forma migliore: un’indisposizione non gli ha concesso di essere fisicamente presente ma di fare un collegamento, in diretta, da casa.

ƈ l’unico tecnologia che si sono concessi i due amici ā€œgiovanottiā€. Per il resto nessuna sbavatura, tra l’altro anche il conduttore di Porta a Porta ha un braccio immobilizzato da un tutore perchĆ© reduce da una brutta caduta, nessuna incertezza e ricordi nitidissimi: terremoto, gestione emergenza Bertolaso, polemiche, con perfino nomi di protagonisti di allora e risultati. Gianni Letta, ad esempio, ha ricordato la coesione di tutti durante l’emergenza e, poi, le gelosie che riaffioravano ā€œmano a mano che se ne usciva ma io sono sempre venuto a L’Aquila e ho dialogato con tutti per ricostruire poichĆ© ritengo che la coesione sia necessaria alla ricostruzione. Ricordo che monsignor Petrocchi, quando l’8 luglio 2013 si insediò da metropolita aquilano nella basilica di Collemaggio, fece un’omelia sul popolo della Pentecoste contrapposto alla gente della torre di Babele.

Ecco, la spinta alla ricostruzione venne proprio da quel popolo riunito come nella Pentecosteā€. E poi il patto della crostata che li vede ancora protagonisti tutti e due: cena a casa di Letta nel giugno 1997, Vespa invitato insieme a Massimo D’Alema (Pds) presidente della commissione Bilaterale, Franco Marini (Ppi), Gianfranco Fini (An) e Silvio Berlusconi (Forza Italia). Tra una portata e l’altra, sul tavolo, la discussione dell’accordo di non belligeranza tra centrosinistra e centrodestra, per avviare le riforme costituzionali. L’accordo su un governo di tipo semipresidenziale e legge elettorale maggioritaria a doppio turno si raggiunse intorno alla crostata preparata dalla padrona di casa, la signora Maddalena Letta.

Il patto della crostata, appunto, come fu definito da Cossiga e riportato su un libro di Vespa. Il futuro per Gianni Letta? ā€œMa ce lo dirĆ  Porta a Porta, d’altronde la miglior definizione della trasmissione l’ha data l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi: i presidenti passano, Porta a Porta restaā€.

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