RUMORI E LITI, 30ENNE TENTA DI STRANGOLARE LA VICINA
La donna, 65 anni, sarebbe stata spinta e afferrata al collo dopo una discussione. Il giovane è indagato per lesioni aggravate ma respinge le accuse: «Mai aggredita»
SULMONA – Per mesi avrebbe sopportato urla, discussioni e rumori provenienti dall’appartamento del piano superiore, anche nelle ore notturne.
Una convivenza diventata sempre più difficile che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe culminata nell’aggressione di una donna di 65 anni.
L’episodio risale alle scorse settimane e sarebbe avvenuto all’interno dell’abitazione della donna. Stando all’ipotesi formulata dalla Procura della Repubblica di Sulmona sulla base degli accertamenti della polizia, un 30enne sarebbe salito al piano superiore e avrebbe suonato il campanello per affrontare la vicina. In casa, in quel momento, ci sarebbe stata soltanto la 65enne.
Dopo una discussione dai toni particolarmente accesi, il giovane avrebbe prima spinto la donna e poi le avrebbe stretto le mani intorno al collo, tentando di strangolarla.
La 65enne, dopo l’accaduto, si sarebbe recata al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona per essere visitata e farsi refertare le lesioni riportate.
La donna ha quindi presentato denuncia, facendo scattare gli accertamenti. A distanza di alcune settimane, al 30enne è stato notificato un avviso di garanzia con l’ipotesi di lesioni personali aggravate.
Tra le contestazioni figura anche l’aggravante dei futili motivi, legata alla presunta origine della lite: i rumori e le frequenti discussioni provenienti dall’abitazione.
Il giovane respinge però ogni addebito. Attraverso la propria difesa sostiene di essersi limitato a chiedere alla vicina di contenere i rumori e nega di averla spinta o afferrata al collo.
Secondo la sua versione, la donna avrebbe fornito una ricostruzione non corrispondente a quanto realmente accaduto.
Le indagini dovranno ora chiarire l’esatta dinamica dell’episodio e verificare le due versioni contrapposte.
La posizione del 30enne resta al vaglio della Procura, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.


