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L’UNIVERSITA’ DELL’AQUILA A BERLINO: LA STORIA E LA LIBERAZIONE DAL PREGIUDIZIO DELLA COMUNITA’ LGBTQIA+

di Federica Farda*Ā 

L’AQUILA – Studentesse, studenti, docenti e personale Univaq ĆØ a Berlino per prendere parte al viaggio della memoria. Partiti tra giovedƬ e venerdƬ la delegazione, che conta circa una trentina di studenti, partecipa al progetto N.o.i. ( nuove opportunitĆ  inclusive) – Azione del Comitato unico di garanzia. Un progetto nato sotto la responsabilitĆ  scientifica di Alessandro Vivarelli, professore associato di Pedagogia generale e sociale, mentre la collega Silvia Nanni ĆØ presidente del Comitato unico di garanzia. Un viaggio, promosso da Univaq dunque, nel segno dell’inclusione e della testimonianza e dell’impegno che ha attraversato le strade di Berlino anche con un incontro specifico sulla storia della comunitĆ  Lgbtqia+, dall’emancipazione durante la Repubblica di Weimar all’olocausto e nella giornata di sabato ha particolarmente onorato la Memoria con la visita a due campi di concentramento nei dintorni della capitale tedesca. Nel pomeriggio, in particolare, gli studenti hanno raggiunto, in treno e poi con marcia di avvicinamento a piedi di oltre due chilometri, quello di Sachsenhausen costruito nel 1936 e rimasto attivo fino al 1945 sotto il regime nazista e, poi, utilizzato ancora per altri cinque anni dai sovietici come campo speciale. Dalla caratteristica forma a triangolo, per permettere il controllo visivo dell’intero campo dalla torre d’ingresso, reca sul cancello la famigeratala scritta ā€œArbeit machine freiā€ ovvero Il lavoro rende liberi. ƈ considerato il più grande campo di sterminio della Germania: oltre 200 mila persone vi furono imprigionate. Migliaia coloro che morirono fucilati o nelle camere a gas, altri scomparvero per la brutalitĆ  delle torture o perchĆ© cavie di esperimenti medici, altri, infine, furono ridotti in schiavitù, sfruttati e costretti ai lavori forzati nelle aziende del complesso. Erano, per lo più, ebrei, oppositori politici, rom, omosessuali, testimoni di Geova, tutti, comunque, detenuti e costretti a lavorare e a vivere in condizioni disumane. Le loro sofferenze rivivono, tutt’oggi, attraverso baracche in cui vivevano, reperti e documenti originali.
La partecipazione della delegazione dell’Univaq al Viaggio della memoria 2026 ĆØ terminata lunedƬ 28. Un viaggio, all’insegna della ā€œMemoria ĆØ una responsabilitĆ  collettivaā€, preceduto da quattro incontri in aula per prepararsi alla partenza, all’ascolto dei silenzi, a tessere e mettere in relazione memorie difficili senza sovrapporle, trasformare le responsabilitĆ . In questi incontri, e anche nel corso del viaggio, il tema dell’olocausto si ĆØ intersecato a quello della Nakba. Un ulteriore incontro ĆØ stato programmato in aula, presso il Dipartimento di scienze umane, per lunedƬ 5 ottobre per restituire ciò che si ĆØ vissuto e dare nuovi significati.

*Giornalista

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