CASE DI COMUNITÀ NEGLI OSPEDALI LA CGIL ATTACCA
Il sindacato torna sulla scelta delle sedi all’Aquila e a Sulmona e chiede più risorse e personale per i 108 comuni della ASL 1. «In un territorio montano serve una programmazione diversa»
L’AQUILA – Una Casa di Comunità dentro l’ospedale rischia di mancare il suo obiettivo: portare l’assistenza sanitaria vicino ai cittadini e ridurre gli accessi ai presidi ospedalieri.
È la critica della CGIL e della FP CGIL della provincia dell’Aquila, che intervengono nella polemica degli ultimi giorni tra ASL 1 e UIL FP sulla collocazione della struttura nel capoluogo.
Per i due sindacati, la discussione conferma le ragioni della mobilitazione con cui avevano chiesto di realizzare la Casa di Comunità dell’Aquila nell’area di Collemaggio, anziché all’interno dell’ospedale San Salvatore.
Una scelta, quella adottata dall’allora direttore generale Ferdinando Romano, che secondo la CGIL presenta oggi tutti i suoi limiti: i cittadini devono comunque raggiungere un polo ospedaliero già alle prese con problemi di traffico e parcheggio, mentre i quartieri e le frazioni restano lontani dai servizi di prossimità.
Nel comunicato firmato dai segretari provinciali Francesco Marrelli e Anthony Pasqualon c’è anche una critica alla UIL FP, accusata di essere intervenuta solo ora su una questione che la CGIL sostiene di aver sollevato da tempo con presìdi, manifestazioni e incontri con la direzione aziendale.
Il sindacato teme inoltre che la polemica possa mettere a rischio le strutture e i servizi presenti a Bazzano.
La questione riguarda da vicino anche la Valle Peligna. La CGIL osserva infatti che pure a Sulmona la Casa di Comunità è stata collocata all’interno dell’ospedale.
Per il sindacato, accentrare i servizi nei presidi ospedalieri è una scelta poco adatta alla ASL 1, che serve 108 comuni distribuiti su oltre 5mila chilometri quadrati, in gran parte nelle aree interne e montane dell’Abruzzo.
Secondo i dati riportati nel comunicato, i punti di erogazione presenti nel territorio aziendale sono 73: 28 nell’area aquilana, 20 nella Marsica e 25 nell’area peligno-sangrina.
Le distanze e la viabilità, sottolineano CGIL e FP CGIL, rendono ancora più importante una rete di servizi facilmente raggiungibili.
Da qui la richiesta di una diversa distribuzione delle risorse del fondo sanitario regionale e di investimenti in personale. «Non chiediamo di sottrarre risorse ad altri territori», precisano i sindacati, che annunciano di aver già inviato alla direzione della ASL 1 una richiesta di incontro per discutere le criticità della sanità locale.


