MASSIMO PROSPEROCOCCO: L’AQUILA DEL FUTURO E LA DISCRASIA TRA EVENTI CULTURALI E VITA QUOTIDIANA
L’AQUILA – L’estate è finita. Lo dicono il calendario, le temperature, il ritmo delle giornate che cambia. È stata un’estate intensa per L’Aquila. E sarebbe ingeneroso non riconoscerlo: questa è una città viva, con un fermento culturale straordinario, piena di iniziative, spettacoli, incontri, persone. Una città che ha saputo riempire piazze e strade e che, dopo quello che ha attraversato, ha ritrovato una capacità importante di mostrarsi, raccontarsi, attrarre.
Ma L’Aquila è anche una città di contrasti. Accanto alla città degli eventi c’è la città di tutti i giorni. Quella che ricomincia quando si spengono i palchi, riaprono le scuole e arriva l’autunno. Ed è lì che emergono i problemi. Il traffico che con la riapertura delle scuole diventa quasi ingestibile.
Spostamenti di poche centinaia di metri che richiedono tempi assurdi. Un trasporto pubblico che si prova continuamente a riorganizzare, ma al quale non possiamo chiedere all’infinito di spremere olio dai sassi. La difficoltà di muoversi senza automobile. L’accessibilità ancora incompleta. E poi le scuole.
Dopo tanti anni dal terremoto abbiamo ancora una parte importante della popolazione scolastica nei MUSP e dobbiamo finalmente decidere che la scuola non è semplicemente un edificio da ricostruire: è uno dei luoghi intorno ai quali si costruisce una città. Riportare scuole nel centro, insieme all’Università, significa riportare bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti. Significa negozi, autobus, piazze vissute, relazioni. Significa quotidianità. Lo stesso vale per la sanità, per i servizi, per gli spazi sociali e culturali.
Una città non vive soltanto perché è bella o perché organizza grandi eventi. Vive se le persone hanno ragioni per attraversarla e abitarla ogni giorno. E dobbiamo cominciare a pensare al dopo. Perché finirà il PNRR. Finiranno progressivamente le risorse straordinarie della ricostruzione.
Passerà la Capitale italiana della Cultura. E resterà L’Aquila. Quella sarà la sfida vera. Una città accessibile. Trasporti efficienti e parcheggi di scambio che servano davvero a lasciare l’auto.
Scuole inserite nel tessuto urbano e non semplicemente collocate dove c’è uno spazio disponibile. Una sanità capace di rispondere ai bisogni delle persone. Alberi, verde e percorsi che rendano vivibile la città anche nelle estati sempre più calde. E, pensando ai nostri lunghi inverni, luoghi coperti nei quali incontrarsi, studiare, lavorare, fare cultura, stare insieme. Soprattutto, una città nella quale i giovani possano immaginare il proprio futuro.
L’altro ieri , durante la Notte dei Ricercatori, ho parlato con una giovane ricercatrice arrivata da fuori e innamoratasi dell’Aquila. Mi raccontava l’emozione di svegliarsi, aprire la finestra e vedere le montagne invece di una distesa di cemento. È una cosa bellissima. Ma insieme a quell’entusiasmo c’erano le difficoltà della vita quotidiana e una domanda molto più importante: riuscirò a restare qui? Forse dovremmo partire proprio da questa domanda.
Perché la sfida dei prossimi anni non è soltanto convincere le persone a venire all’Aquila. È dare loro le ragioni per restare. E per riuscirci non bastano un sindaco, una Giunta, un partito o le solite poche persone che da anni discutono del futuro della città. Serve la città. Servono cittadini che smettano di essere soltanto spettatori.
Servono associazioni, Università, scuole, imprese, professionisti, famiglie e soprattutto giovani. Persone disposte a incontrarsi, discutere, anche scontrarsi sulle idee, ma poi proporre e costruire. Tra qualche mese parleremo inevitabilmente sempre di più delle prossime elezioni comunali e dei possibili candidati a sindaco. A me, prima dei nomi, interessa un’altra cosa. Prima dei nomi vorrei vedere le idee.
Vorrei che ci chiedessimo quale L’Aquila vogliamo tra dieci o vent’anni. Come ci muoveremo. Dove andranno a scuola i nostri figli. Dove vivranno i nostri ragazzi. Dove si incontreranno.
Come funzioneranno sanità e servizi. Quanto verde avremo. Come renderemo davvero accessibile la città. Come riporteremo vita quotidiana dentro il centro storico.
E come convinceremo quella giovane ricercatrice che L’Aquila non è soltanto un posto bellissimo da guardare dalla finestra. È un posto nel quale vale la pena costruire la propria vita. Il sindaco verrà. Prima, però, proviamo a costruire insieme la città che vogliamo affidargli.



