CASE PENTE: MILLENNI DI STORIA NEL CANTIERE DELLA CENTRALE SNAM
Il sito archeologico ha aperto ai visitatori: una quarantina i partecipanti, tra cui dieci ambientalisti che hanno contestato la costruzione dell’impianto mentre gli scavi sono ancora in corso. Ceccaroni: «I reperti sono tantissimi».
SULMONA – Da una parte le tracce di un insediamento che racconta millenni di storia della Valle Peligna. Dall’altra il cantiere della grande centrale di compressione Snam, destinata a servire il metanodotto della dorsale adriatica nel tratto Sulmona-Foligno. È il paradosso di Case Pente, il sito archeologico che questa mattina ha aperto i cancelli a una quarantina di visitatori, mentre procede la costruzione dell’impianto nell’area interessata dalle scoperte.
A illustrare i risultati delle indagini è stata Emanuela Ceccaroni, responsabile della Soprintendenza. «Sono testimonianze che attraversano una buona parte della storia della Valle Peligna», ha spiegato. Gli scavi hanno documentato diverse fasi di occupazione, dall’insediamento più antico fino all’età romana. Tra i ritrovamenti figurano le tracce di un villaggio di capanne, sepolture e due edifici romani. Lo scavo di uno di questi ultimi è ancora in fase di conclusione. Le strutture murarie saranno conservate sul posto e sono oggetto di un progetto di valorizzazione.

«I reperti sono tantissimi», ha sottolineato Ceccaroni mostrando una selezione degli oggetti recuperati. «Dalle tombe abbiamo recuperato molti corredi, sia maschili che femminili», riferibili a un arco di tempo che va dal VII secolo avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo. «Nelle tombe degli uomini abbiamo le armi, punte di lancia, di giavellotto. In quelle delle donne abbiamo strumenti legati alla tessitura, alla filatura, ornamenti personali in bronzo, in pasta vitrea».
Anche le tombe e le buche di palo che non resteranno visibili hanno fornito materiali utili a datare e comprendere gli insediamenti. Una parte dei reperti è già stata restaurata ed è rientrata nei depositi della Soprintendenza a Sulmona; seguiranno gli studi sui materiali, in parte già avviati per i resti umani. I risultati, ha spiegato Ceccaroni, confluiranno nel progetto di esposizione al pubblico.
La posizione di Case Pente aiuta a capire perché l’area sia stata frequentata per così tanto tempo. Era un punto di passaggio nella valle, lungo i collegamenti verso sud e in prossimità del santuario italico di Ocriticum, nel territorio di Cansano. Le scelte insediative sono cambiate nei secoli, ma i ritrovamenti restituiscono il ruolo di questo settore della Valle Peligna.
Alla visita hanno partecipato anche una decina di ambientalisti, che hanno contestato la decisione della Soprintendenza di consentire la costruzione della centrale mentre gli scavi archeologici sono ancora in corso. La Soprintendenza afferma che il settore dell’insediamento più antico interessato dai lavori è stato interamente indagato e documentato e che i resti murari romani saranno conservati in situ. La protesta pone invece l’accento sulla porzione del sito che rimarrà fuori dall’area dell’impianto e su ciò che i cittadini potranno vedere una volta completata la centrale.



Facessero analizzare i referti immondizia della avvelenante discarica Cogesa ormai piena, maleodorante e mal gestita, si renderebbero conto delle urgenze in valle !!!!
Ma non esiste la sovraintendenza alla spazzatura ??
Chiaramente ispezioni evitate o fasulle così si aspettano i morti di cancro prima che si diano da fare.
Le assurdità della valle Peligna !!!