LEGGERE LA SCUOLA
di Massimo Di Paolo
In vista delle future elezioni ogni cosa diventa utile per accaparrarsi il consenso. Purtroppo la legittima contrapposizione tra parti politiche spesso si tinge di cinismo. La Scuola in Italia, e soprattutto la Scuola pubblica, è stata convolta in questo ultimo periodo dal Ministro, e dal Governo in carica, per parlare alla pancia della gente ipotizzando una regolamentazione delle iscrizioni per i ragazzi di colore provenienti da paesi extra europei. Un paradosso. In Serie A giocano a calcio pochi italiani. Su 26 portieri solo 9 sono nostrani. Michael Kayode originario della Nigeria, ma italianissimo nel sentire, è pronto per indossare la maglia della nuova Italia di Maldini che di fatto sta aprendo a una Nazionale nostrana multietnica. Maduka Okoye, 27 anni, gioca nell’Udinese dove si parla inglese durante gli allenamenti, solo in cinque gli italiani in squadra. E vogliamo parlare della nostra nazionale di Atletica agli europei da poco conclusi? O dello spettacolo offerto da Paola Egonu, di origini nigeriane, insieme a Valentina Diouf, Sylvia Nwakalor, Loveth Omoruyinella della Nazionale di Pallavolo? Eppure la campagna elettorale, di fatto già aperta, per l’ennesima volta ha scelto la Scuola come campo per rilanciare discriminazioni e vecchie fisime legate all’identità. ‘Na’ propaganda di buon senso’ quella della destra nostrana, ci ricordava la vignetta di Ellekappa su Repubblica. “La Scuola deve includere, recuperare, ricostruire” il messaggio del Presidente Mattarella a fronte di recinti da costruire con Decreti per contenere le presenze di studenti extra europei. Norme di contenimento sulla spinta di una cultura estrema che va diffondendosi in una Europa vannacciana che rischia di fare regredire la scuola pubblica, alle didattiche speciali per i diversamente abili e per gli ‘stranieri’. Anni di sperimentazione, di aule dalle cento lingue, di laboratori del futuro e dell’integrazione che rischiano di scomparire. Una scuola ridisegnata con un’ottica nazionalistica quella che si va ri-definendo. Cambiamenti epocali, quelli legati ai processi migratori, che si vogliono gestire fissando paletti normativi sparsi qua e là, che tentano di trattenere quell’osmosi dei popoli a cui stiamo assistendo. In questo periodo la Scuola è diventata il contenitore delle disfunzioni di un’Italia che fa fatica a definirsi più di sempre; una Scuola che è stata scelta per sollecitare gli istinti più bassi di una parte del Paese, per spostare l’attenzione dai problemi irrisolti, dalle promesse mancate, dai fallimenti. “Libri & Visioni” non deve scegliere. Resta adesa a quella Scuola di Don Milani; alla ‘Di Donato’ dell’Esquilino, il quartiere multietnico della capitale; al ‘Movimento di Cooperazione Educativa’ del Maestro Mario Lodi; alla scuola inclusiva di Mirella Casale; alla ‘Case dei Bambini’ di Maria Montessori e alle altre numerose realtà che hanno creato quella tradizione di esperienze pedagogiche e rivoluzionarie che hanno trasformato la Scuola, da strumento di selezione sociale a luogo di riscatto. Che fare. La Scuola, ha dimostrato da sempre proprie capacità di resistenza, saprà farlo anche in questo periodo storico che va perdendosi negli abissi della povertà intellettuale e nella semplificazione dei dialoghi tra individui e tra nazioni. Per rintracciarne i motivi, e trovare la forza resiliente, scegliamo tre letture di approfondimento da condividere con tutti gli amici che ci seguono e attraverso loro, con altri e con altri ancora.

“Per la scuola” di Piero Calamandrei, edito dalla Sellerio editore. Per un’idea di giustizia legata all’istruzione. L’accesso alla scuola per ridurre le disparità, facilitare l’integrazione e creare una società in grado di rinnovarsi. Con una mirabile introduzione di Tullio De Mauro, la lettura apre a una rivisitazione di documenti che hanno anticipato di molto i problemi di oggi. Una lettura per una consapevolezza comparata; un utile attrezzo per il mestiere di insegnante.

“Racconti di Scuola” a cura di Christian Raimo, edito Einaudi. Raimo può stare simpatico o meno, ma questa proposta di venti racconti che parlano di scuola è una cosa ben fatta; utile per tutti. Una opportunità che, attraverso la grande letteratura, ci permette di rivedere momenti, ricordi e significati che la Scuola ha fatto sedimentare in ognuno di noi. Recentissima la pubblicazione ma mai così appropriata per tempi, contenuti e riflessioni.

“La scuola inclusiva ha fallito”, scritto da Anna Granata per Laterza Editori. Una lettura per scoprire la bugia che nasconde una verità chiara e semplice: è nelle sperimentazioni delle scuole inclusive, che hanno retto negli ambienti più difficili, che hanno rinnovato costantemente l’impegno civile, che può essere rintracciata la vera qualità della scuola in Italia.
Una lettura per una risposta al tentativo mai così attuale, di sciogliere un patrimonio di esperienze, di risultati e di conquiste. Rigore storico e urgenza civile quello che si può rintracciare nella lettura del testo. Utile per rinnovare le motivazioni per una scuola dalle classi eterogenee, con gli alunni migranti, con studenti dai bisogni speciali.
Per dare una dimensione concreta al nostro discorso ci piace ricordare che l’integrazione e non solo l’accoglienza si fa con le ‘politiche di integrazione’ di cui la scuola è parte sostanziale a partire dai corsi di italiano per immigrati. Inclusione e cittadinanza passano per la Scuola pur restando un problema concreto, che non può essere affrontato con slogan e con un semplice approccio propagandistico.



Grande !
Si può essere d’accordo o no ma è certo che quello che sta avvenendo è un uso politicizzato della scuola. Anche le sinistre lo hanno fatto, va detto, ma quello che sta avvenendo è veramente troppo. Senza considerare chi alla scuola da tempo e passione. Etichette prive di senso indicazioni che difficilmente potranno essere applicate e poi, soprattutto ideologie spalmate sulla pelle di ragazzi.