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L’ABRUZZO E LE SUE SFIDE ECONOMICHE: IL NUOVO LIBRO DI TOMMASO PAOLINI APPRODA AL SENATO

Il volume sarà presentato giovedì 1° ottobre nella Sala Vittime di Nassiriya. Con l’autore interverranno la senatrice Gabriella Di Girolamo, don German e l’ingegnere Carlo Speranza.

Dalla struttura economica del Medioevo alle trasformazioni dell’età contemporanea, fino agli interrogativi sulle prospettive di sviluppo della regione. È il percorso tracciato da Tommaso Paolini nel suo nuovo libro, “Storia economica dell’Abruzzo. Dal Medioevo ai giorni nostri. Quale futuro ci aspetta?”, che sarà presentato giovedì 1° ottobre, alle 16, nella Sala Vittime di Nassiriya del Senato della Repubblica, a Roma.

Il volume, pubblicato da Teaternum Edizioni, propone una lettura articolata delle vicende economiche abruzzesi, ricostruendo le trasformazioni che hanno attraversato il territorio nel corso dei secoli. Un’analisi storica che guarda anche al presente e apre una riflessione sulle opportunità, sulle criticità e sulle possibili direttrici di sviluppo dell’Abruzzo.

Alla presentazione interverranno la senatrice della Repubblica Gabriella Di Girolamo, don German, parroco della chiesa di San Filippo a Sulmona, l’ingegnere Carlo Speranza e lo stesso autore, docente ed economista.

L’incontro sarà moderato dal giornalista Giovanni Ruscitti, con la partecipazione della presentatrice Cesira Donatelli.

L’appuntamento nella prestigiosa sede istituzionale offrirà l’occasione per approfondire i contenuti del libro e per avviare un confronto sul futuro economico della regione, partendo dalla conoscenza delle sue radici storiche e delle dinamiche che ne hanno segnato l’evoluzione.

Un commento su “L’ABRUZZO E LE SUE SFIDE ECONOMICHE: IL NUOVO LIBRO DI TOMMASO PAOLINI APPRODA AL SENATO”

  • OVIDIO concorderebbe

    Leggo che “L’Abruzzo e le sue sfide economiche” di Tommaso Paolini approda al Senato.
    Complimenti per la ribalta, meno per il fuoco.
    L’Abruzzo è un caso di scuola proprio perché è passato da regione agropastorale a regione industriale negli anni ’70.
    Su questo abbiamo una bibliografia solida, seria, che andrebbe maneggiata con più rispetto che con sintesi:
    Costantino Felice (Il Mezzogiorno operoso, Donzelli 2008; Storia d’Italia – Le regioni, Einaudi 2000; e il recente sul Fucino, 2023), Corrado Marciani con i suoi 11 volumi sui protocolli notarili di Lanciano, Finamore, Canosa, i rapporti CRESA e Banca d’Italia, Aldo Ronci e il recente saggio “Rigeneriamo il Territorio d’Abruzzo – Dalla trappola dello sviluppo alla rigenerazione industriale”, che spiega benissimo perché qui manca un sistema di servizi alle imprese e di innovazione intorno alla manifattura.
    Con tutto questo materiale, mi chiedo:
    perché non scegliere un focus vero?
    Le ‘Aree Interne’, che si spopolano mentre facciamo convegni sulla transizione?
    O i Nuclei di Sviluppo Industriale, i nostri “quartieri” produttivi, che oggi vedono una progressiva contrazione del tessuto d’impresa con gravosi rischi occupazionali?
    Penso a Val di Sangro, Val Pescara, ai cosiddetti Distretti produttivi di Avezzano, L’Aquila, Teramo… anch’essi investito da confinamenti commerciali e regressioni di fatturati.
    Lì c’è la sfida economica vera. Non nelle macro-narrazioni, ma nei capannoni mezzi vuoti e nei giovani che partono.
    Meno vanagloria romana, più fango delle nostre zone industriali.
    Sarebbe stato un bel contributo da economista..

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