MASSIMO LIOFREDI. POLITICA ED ETICA: QUANDO LA FEDELTA’ DIVENTA SISTEMA E LA COMPETENZA E’ TRADITA
L’AQUILA – C’ĆØ una frase che più di ogni altra fotografa lo spirito di questi anni e che merita di essere assunta a paradigma di una stagione politica: la fedeltĆ ha prevalso, fino al ridicolo, sulla competenza. Non ĆØ uno slogan, ĆØ una diagnosi culturale. La storia italiana ci insegna che ogni declino inizia quando il potere smette di cercare i migliori e inizia a cercare i più fedeli, quando il merito viene percepito come una minaccia e non come una risorsa, quando l’appartenenza alla cerchia vale più del curriculum, dello studio, dell’esperienza. Quello che stiamo vivendo ĆØ la sistematica sostituzione della professionalitĆ con l’amichettismo, una pratica che non ĆØ più eccezione ma metodo di governo. Se andiamo a sfogliare l’archivio giornalistico degli ultimi mesi, le cronache sono piene di vicende che hanno scosso l’opinione pubblica proprio su questo crinale. Le nomine nei grandi enti pubblici, nelle societĆ partecipate, nei consigli di amministrazione, la gestione di settori delicatissimi come la cultura, la tutela del patrimonio, le autoritĆ di garanzia, ambiti dove la competenza tecnica dovrebbe essere l’unico criterio e dove invece si ĆØ spesso privilegiato il criterio della vicinanza politica. L’opinione pubblica si ĆØ mossa, e molto, perchĆ© gli italiani hanno capito la differenza sostanziale tra le due categorie. Il competente ti serve, il fedele ti serve solo a te. Il competente ti fa fare bella figura, il fedele ti copre. Il competente discute, il fedele obbedisce. E un potere che ha paura della discussione sceglie sempre il secondo. Ć qui che si annida il ridicolo di cui parla la frase che abbiamo citato. Il ridicolo di vedere ruoli delicatissimi affidati a persone inadeguate che faticano a governare dossier complessi, il ridicolo di un Paese che deve competere nel mondo e rischia di presentarsi con profili scelti non per merito ma per appartenenza. La lezione di Max Weber ĆØ chiara, la politica come professione richiede vocazione e competenza, altrimenti diventa solo occupazione di poltrone. Oggi assistiamo troppo spesso all’occupazione, non all’interpretazione di un ruolo. E la cosa più grave ĆØ l’effetto culturale, si lancia un messaggio devastante ai giovani: non studiate, non fate gavetta, non diventate bravi, cercate l’amico giusto. Ć la negazione dell’Italia migliore, quella che si ĆØ sempre salvata grazie ai suoi professionisti seri, ai suoi tecnici, ai suoi servitori dello Stato silenziosi e preparati. Tornare alla competenza non ĆØ una questione di parte, ĆØ una questione di sopravvivenza nazionale. ā ā
*GiornalistaĀ




Succede cosƬ in tutto il mondo e noi non riusciamo a slegarci da questa rogna politica.
Sembra che l’unica alternativa sia non votare più o scegliere Vannacci
che almeno ha un po’ di disciplina e organizzazione.