HomeIn EvidenzaStrumenti & Parole

LA SCUOLA DENTRO E FUORI DAI BANCHI

di Massimo Di Paolo

Da pochi giorni le campanelle delle scuole hanno avviato un nuovo anno scolastico. La storia della Scuola si compone di storie locali e si fa fatica a redigere una narrazione unitaria se non con grandi amputazioni e significati rimossi. Oggi, meriterebbe di essere riletta  con le opportune verità storiche e sociologiche che, mai casualmente, sono state negate. La narrazione sulla scuola italiana fatta di localismi e storture accumulate nei decenni, mantiene invece un approccio narcotizzato, spesso romantico e per lo più retorico. Si continua a suggerire, e a preferire, analogie deboli nel confronto tra il mondo in cui viviamo e quello dei decenni passati; a partire dall’insegnamento della lingua, disorientato tra valori identitari e valori comunitari. Occorrerebbe un vero, forte e significativo salto culturale per metabolizzare la storia della scuola italiana e riformulare categorie interpretative del mondo che cambia su cui tracciare una nuova ‘piramide dei bisogni’ e con essa, una tassonomia di saperi e competenze su cui fondare la ‘Scuola del futuro’. Purtroppo, dalla base fino ai vertici dell’organizzazione pubblica scolastica, ad ogni apertura di anno scolastico, si diplomatizzano le riflessioni, si edulcorano le critiche, uniformandosi in una sorta di galateo conformista che abbatte differenze tra corsi di studi, tra giovani, tra Insegnanti, tra Dirigenti, tra modelli strutturali su cui poggiano ‘le scuole’ italiane. Occorrerebbe una scuola ri-scritta, evidenziando la negazione delle minoranze, delle marginalizzazioni, dei diritti sepolti tra i perbenismi delle caste aristocratiche e borghesi: occorrerebbe abbattere il velo sulle ‘classi scolastiche’ pre-confezionate, sugli arricchimenti rimossi, sull’uguaglianza di facciata, sulle rendite sociali, sui Dirigenti tendenzialmente funzionali a un sistema piatto e incapace di distinguere bisogni, visioni e differenze. A poche settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, si sentono ancora gli echi delle affermazioni del ministro dell’Istruzione che sbandiera un certificato di eccellenza fatto in casa e dimentica di osservare la pluralità dei bisogni. I curriculum d’altronde, non raccontano più quello che hai fatto ma quello che pensi di essere, e allora si può dimenticare che tra il nord-ovest del Paese e i territori dell’entroterra del Sud corrono 55 punti di differenza in matematica e che l’emergenza della scuola rispecchia le differenze sociali che l’innovazione tecnologica, va moltiplicando. La didattica, il metodo, l’organizzazione delle scuole fanno le storie scolastiche, poche le divergenze, poche le straordinarietà in un’Italia che ha visto nascere la Scuola in tempi di altre emergenze e di altre povertà e che oggi, a distanza di decenni, non riesce a cambiare abito, ad abbattere luoghi comuni, consuetudini, credenze, pur accogliendo una popolazione giovanile immersa in altre forme di ingiustizia, in altre forme di contaminazioni culturali e di valori, in una competitività senza pari. Il trend sulle competenze, dettato dagli ultimi risultati Ocse-Pisa, sembra in miglioramento per la Scuola italiana rispetto all’Europa e rispetto alle nazioni più blasonate degli anni passati, tanto da declarare la maieutica del ‘tutte le scuole saranno Licei’ dimenticando la verità per l’ennesima volta. Un miglioramento raccontato male se non si tiene conto delle differenze tra il Nord e il Sud d’Italia; con una narrazione ancora più bugiarda che nasconde le differenze tra Istituti con punte di 115-119 punti didifferenza tra un professionale e un liceo. O che nega ancora gli effetti delle condizioni socioeconomiche familiari sui livelli di apprendimento dei giovani studenti, dalle primarie fino all’Università. Storie diverse per scuole diverse, che non vogliono riconoscere le profonde spaccature di un sistema incapace di sviluppare piani di omogeneizzazione e di controllo di un servizio pubblico vitale per le giovani generazioni e per l’intera Nazione. Un sistema frammentato che dietro la retorica e il perbenismo da libro Cuore nasconde conflitti, malumori, burnout di un personale appiattito e privo di percorsi di differenziazione di carriera; dirigenze burocratizzate che non trovano senso in ambienti di apprendimento ad alta evoluzione e cambiamento. Sembra uno slancio eccessivo l’ottimismo di Valditara quando parla di un “sistema solido privo di pregiudizi e ormai riferimento in campo internazionale”. Eccessivo se si osservano con cura le dinamiche che danno vita al tempo scolastico. Tempo imbrigliato in convinzioni fossilizzate, in assoli narcisistici, in tradizioni obsolete, in dibattiti dai contenuti poveri; in contesti professionali privi di confronto reale, mai differenziato e riconosciuto secondo padronanze, esperienze e qualità professionale. Bisogni, ruoli, innovazione e normative spesso in contrasto. Eppure rispetto a una mutevolezza antropologica e culturale che lascia disorientati, dove l’attenzione di un giovane ormai compete con la durata di un flash e l’impegno su qualcosa che richiede fatica appare appena una rappresentazione allegorica, la Scuola italiana sembra tenere nel tempo. Forse ha ragione Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi, quando dice che la scuola italiana è “rimasta a galla” perché non ha mai osato troppo: non si è mossa troppo. Le innovazioni vere, le direttive, le indicazioni nazionali, poche, confuse e chiacchierate. Come dire, la modernità meglio aspettarla che interpretarla.

3 commenti riguardo “LA SCUOLA DENTRO E FUORI DAI BANCHI”

  • Di Paolo bellissimo, complesso e profondo per chi non ha paura di leggere! Complimenti

    Risposta
  • Vero tutta l’analisi proposta. Resta però il fatto che alla scuola si deve molto nonostante i profondi cambiamenti a cui deve far fronte considerando i fenomeni di immigrazione, le famiglie mutate nel funzionamento, le crisi del lavoro e soprattutto la presenza dei social che non sono certo di poco conto.

    Risposta
  • sentenzio

    Una riflessione severa ma molto vera se si pensa a cosa avviene in molte scuole tra corsi e ricorsi. Ci sono le eccezioni e lei Di Paolo lo sa molto bene ma purtroppo non fanno la regola. L’articolo farebbe pensare a una “rifondazione” ma si rischierebbe di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Bello l’articolo.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *