UN’INTERA CITTA’ IN LACRIME A COLLEMAGGIO PER L’ULTIMO ABBRACCIO A RUGGERO CANOCCHI
di Federica Farda
L’AQUILA – Il rosso, il colore dell’amore e della vita, contrastava con gli sguardi “neri”. È l’immagine dei compagni di squadra di Ruggero Canocchi mentre attendevano il feretro sul sagrato di Collemaggio. Il dolore era troppo forte, l’atmosfera “scura” che neanche il bianco di quella bara e di quei fiori riusciva a squarciare. Anzi, era proprio il candore della purezza, dell’innocenza che strideva con quel “per sempre”. Un “per sempre”, tradizionalmente positivo, che, però, nel caso del ragazzo sedicenne scomparso per i gravi traumi riportati nell’incidente sulla Mausonia, si trasforma in eternità. Ma forse aveva ragione lo striscione che i compagni sorreggevano mentre il carro funebre sopraggiungeva: “Ciao Ruggero, un rugbista non muore mai, sarà in campo con noi per sempre”. E lo ha ribadito don Valerio, il cappellano della Questura di Roma dove Fabrizio, il papà di Ruggero, presta servizio. Il sacerdote era arrivato dalla capitale per confortare il papà, la mamma, la sorellina e per dire loro che “Ruggero non è solo e, soprattutto, non ci lascerà soli. Ora sta davanti a Dio e vede le cose come stanno”. Ma anche il sacerdote si è dovuto arrendere al silenzio, quasi irreale, che si percepiva prima, durante e dopo il rito. “Credo – ha detto – che la migliore omelia sia questo silenzio, il silenzio della fine, della fede che fa sentire le preghiere”. E mentre concludeva “non c’è Pasqua senza Venerdì di Passione”, i rugbisti, erano presenti sia tutti i suoi compagni della Rugby Experience L’Aquila che della Rugby L’Aquila, del Paganica Rugby, dell’L’Aquila Calcio, si preparavano per un ultimo abbraccio e applauso all’esterno facendo volare il palloncino numero 9 della sua maglia da mediano di mischia e colorando il cielo con fumogeni bianchi e rossi: i colori sociali. Gli occhi di tutti erano lucidi, straziati quelli dell’intero Istituto Colecchi, presente anche con lo stendardo scolastico, l’istituto per Geometri che Ruggero frequentava. Un mare di dolore per quel meraviglioso ragazzo che con la sua minicar è disgraziatamente finito contro un albero la sera di martedì scorso, mentre rientrava a casa alla fine dell’allenamento di rugby, lo sport che amava.



