CulturaHomeIn-Evidenza AvezzanoIn-Evidenza L'Aquila

LA CAPITALE D’ITALIA? CORFINIO. GLI ITALIANI? IL POPOLO PELIGNO

CORFINIO – Nel cuore dell’Abruzzo, una città dei Peligni divenne capitale degli Italici e il nome ITALIA fu impresso sulle monete della loro rivolta.
Immaginate una piccola moneta d’argento, coniata più di duemila anni fa.
Su una faccia compare il volto di una donna coronata d’alloro. Accanto, una parola che ancora oggi ci appartiene: ITALIA.
Sull’altra, otto guerrieri prestano un solenne giuramento, rivolgendo le spade verso un maialino destinato al sacrificio.
È una moneta autentica della Guerra sociale, il conflitto che, tra il 91 e l’88 a.C., vide diversi popoli italici ribellarsi a Roma.
Questa storia ci conduce nel cuore dell’Abruzzo, a Corfinium, l’antica Corfinio.
Per generazioni, Marsi, Peligni, Sanniti e altri popoli italici avevano combattuto al fianco di Roma, senza godere degli stessi diritti politici dei cittadini romani.
La richiesta della cittadinanza, rimasta insoddisfatta, contribuì allo scoppio della rivolta nel 91 a.C.
Gli insorti organizzarono istituzioni comuni, magistrature e un esercito. Scelsero anche una capitale: Corfinium, città dei Peligni.
Le fonti antiche raccontano un particolare straordinario: alla città fu attribuito un nuovo nome.
Strabone, nella Geografia (V, 4, 2), riferisce che Corfinio fu scelta come città comune degli Italici, in alternativa a Roma, e ribattezzata Italica.
Lo conferma Velleio Patercolo (Historia Romana, II, 16, 4):
«Caput imperii sui Corfinium legerant atque appellarant Italicam».
Avevano scelto Corfinio come capitale del loro Stato e l’avevano chiamata Italica.
Diodoro Siculo (Biblioteca storica, XXXVII, 2) tramanda la denominazione Italia e descrive l’organizzazione politica degli insorti, con un consiglio di cinquecento membri e magistrature comuni.
La storica Loredana Cappelletti, nel suo studio del 2020 sullo Stato degli Italici, esamina queste testimonianze e il significato politico della scelta di Corfinio.
Gli Italici emisero monete sulle quali compariva una figura femminile, personificazione dell’Italia, accompagnata dalla scritta ITALIA mentre altre emissioni riportavano il nome nella forma osca VITELIU.
La scena degli otto guerrieri impegnati nel giuramento rappresenta una delle immagini più significative di questa monetazione.
Gli studi numismatici di Alberto Campana hanno contribuito a classificare le emissioni della Guerra sociale. Alcune serie sono attribuite alla zecca di Corfinio, mentre altre vengono assegnate a centri differenti.
Sono testimonianze materiali di una comunità politica che scelse di rappresentarsi attraverso il nome Italia.
Il nome esisteva già da secoli e nelle fonti greche indicava inizialmente territori dell’Italia meridionale, prima di estendersi progressivamente.
A Corfinio accadde qualcosa di diverso: quel nome antico assunse un nuovo significato politico. Non nacque uno Stato nazionale nel senso moderno, ma una confederazione di popoli che si contrappose a Roma e volle rappresentare la propria identità anche attraverso la monetazione.
Una vicenda riportata all’attenzione dei lettori anche da Nicola Mastronardi nel romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” (Itaca, 2012), dedicato ai popoli italici e al loro sogno di libertà.
Grazie ad opere come questa una storia importante ed antica é giunta finalmente all’onore delle cronache….non rimanendo relegata al l’interesse dei soli addetti ai lavori.
Le vicende militari portarono gli insorti ad abbandonare Corfinio e a trasferire il proprio centro ad Aesernia, l’attuale Isernia.
Durante il conflitto, Roma avviò l’estensione della cittadinanza agli alleati italici, trasformando profondamente l’assetto politico della penisola.
Corfinio fu capitale per un breve periodo, ma la sua storia, grazie a questo è non solo per questo (vedi l’assedio di secoli quasi 50 anni dopo), ha attraversato i secoli.
Gli storici antichi ci raccontano la scelta della città, le monete ci restituiscono il nome Italia, il volto della sua personificazione e il giuramento degli insorti.
Durante la guerra, gli Italici inflissero a Roma sconfitte durissime.
Nel 90 a.C., presso il fiume Toleno, i Marsi guidati da Vettio Scatone sconfissero Una parte consistente dell’ esercito romano e nello scontro morì persino il console Publio Rutilio Lupo.
Anche Ascoli Piceno, dove era esplosa la rivolta, divenne teatro di una lunga e sanguinosa lotta. Nell’89 a.C. fu conquistata dalle truppe di Gneo Pompeo Strabone e subì una dura repressione.
Di quelle campagne rimane una testimonianza straordinaria: il Bronzo di Ascoli, un’iscrizione che documenta la concessione della cittadinanza romana a cavalieri ispanici distintisi in battaglia.
Un particolare significativo… mentre gli alleati italici combattevano per ottenere la cittadinanza, Roma la concedeva come ricompensa a soldati che avevano combattuto al suo servizio.
Questi episodi ci ricordano quanto la Guerra sociale fosse stata combattuta, sanguinosa e decisiva per il futuro della penisola.
Il nome Italia a Corfinio divenne in definitiva anche il nome di un progetto politico, affidato alla memoria degli uomini e inciso nell’argento delle loro monete.
Al centro di quella vicenda c’era il nostro intero territorio ed un luogo iconico di quello che oggi è chiamato Abruzzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *