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UN TEMPO (PENSO) SI DEBBA TORNARE A SPARARE AI CERVI…

di Luigi Liberatore 
Il fotografo incornato a Barrea da un cervo non fa più notizia. Nel senso che i cervi si difendono perché vedono nel fotografo il cacciatore di sempre, non sapendo distinguere la doppietta da uno smartphone, sentendosi in pericolo comunque ancorché l’animale stesso abbia voluto accorciare le distanze dall’uomo per un suo piacere. Anzi, per un tornaconto alimentare. Il più fesso è l’uomo in questo caso, per quel buonismo strano che oggi lo avvicina agli animali selvatici e lo allontana semmai dai suoi simili, soprattutto se di pelle scura, per quel desiderio inesplicabile di sentirsi più vicino alle bestie che al genere umano. Vi invito a riflettere su questo aspetto che non è frutto soltanto del malessere del mio spirito ( mal essere ) ma scende pure all’analisi di coloro che provano piacere ad avvicinarsi più ad un cervo che poi lo carica e lo sbatte all’ospedale se non al creatore, che porgere la mano a un suo simile. Che strani, gli uomini di questi tempi. A Scanno pure si è verificato un episodio di tal fattura; una persona presa a cornate non si sa se da un cervo o da un maschio di daino per essersi avvicinato con macchina fotografica. Poco conta il genere, semmai la circostanza di voler sorridere a una bestia col desiderio di poter capire se abbia un’anima dopo aver inteso con una cornata ad un fianco che sia meglio trattare con un bimbo anche se nero. Questi episodi hanno una portata logica soprattutto se passiamo poi ad esaminare i comportamenti degli stessi uomini che fanno leggi per tutelare gli animali come vittime da riscattare da un giogo ancestrale in cui l’uomo ha esercitato un dominio incontrastato dal quale vorrebbe redimersi facendosi prendere a cornate. La cosa è disperata ma non seria, se ci rifacciamo al film di Reinhardt, oppure grave ma non seria se ci fermiamo a Flaiano, ma in ogni caso è bizzarra la circostanza che si facciano leggi e regolamenti per colpire chi si  avvicini ai cervi, lasciando che gli stessi siano liberi di passeggiare per il corso e  incornare senza che possano riportare una schioppettata, ritenendo illegitima una foto ma legittima difesa una cornata. Probabilmente la riporterò io per aver difeso i fotografi e non i cervi che hanno scambiato le strade urbane per sentieri dei boschi, una cornata dai miei simili che in poltrona non sanno che prima o poi saranno costretti a muoversi dai loro agi per imbracciare il fucile. Perché arriverà il tempo in cui sarà necessario sparare agli animali senza fornire alibi fotografici, un tempo non lontano in cui saremo costretti per sopravvivere a sparare e non a fare per divertimento un imbecille click…!
L’immagine di copertina è stata realizzata con A.I.

2 commenti riguardo “UN TEMPO (PENSO) SI DEBBA TORNARE A SPARARE AI CERVI…”

  • Antropizzazione dei luoghi :
    -riduzione degli spazi
    naturali;
    disboscamento;
    cibo facile;
    rifiuti urbani non custoditi ;
    discariche attirano animali;
    persone che nutrono volontariamente gli animali, alterando i loro comportamenti naturali;
    Incolti e abbandono rurale: L’avanzare della vegetazione vicino alle case offre riparo sicuro agli animali.
    Perdita della diffidenza naturale: Abituare un animale al contatto umano per scattare foto spezza la sua naturale difesa. Un animale “confidente” tenderà ad avvicinarsi sempre di più alle strade e alle case, aumentando drasticamente il rischio di essere investito dalle auto o di essere abbattuto se ritenuto pericoloso.
    Forte stress psico-fisico: Essere circondati da persone con i telefoni puntati genera un forte disorientamento e livelli di stress altissimi nei selvatici
    osservare da lontano, senza tentare di attirarlo. (cit.)
    Mò spara.

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    • brava Maria. Sappiamo tutti che Liberatore estinguerebbe tutte le specie animali per il puro piacere del dio uomo. E l’ha dimostrato in parecchi articoli già in passato. Poi per buttarla in caciara ci butta dentro pure il razzismo. Che articolo ridicolo!!!!!

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