MORTE DELL’EX VIGILE SULLA STATALE 17, AUTOMOBILISTA A PROCESSO
Il 29enne di Alfedena sarà giudicato con rito abbreviato il 20 ottobre. Viaggiava sotto il limite di velocità, ma per la Procura non avrebbe adeguato l’andatura all’intersezione stradale.
SULMONA, 16 settembre – Viaggiava al di sotto dei limiti di velocità, ma secondo la Procura non avrebbe adeguato l’andatura della sua auto alla presenza dell’intersezione stradale. È questa la contestazione che ha portato al processo M.I., 29enne di Alfedena, accusato dell’omicidio stradale di Vincenzo D’Amico, l’ex vigile urbano di Pettorano sul Gizio morto dopo un incidente sulla statale 17.
Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha ammesso l’imputato al rito abbreviato. L’udienza è stata fissata per il prossimo 20 ottobre.
D’Amico, 84 anni, conosciuto in paese come “Vincenzo la guardia”, era deceduto nell’ospedale di Sulmona il 4 febbraio 2024, a poche ore dal violento impatto.
Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro, l’anziano viaggiava a bordo di un’Ape e stava uscendo da una strada di campagna per immettersi sulla statale 17, nel territorio di Pettorano sul Gizio. In quel momento era sopraggiunta la Fiat Panda guidata dal giovane di Alfedena, proveniente da Castel di Sangro e diretta verso Sulmona. Il conducente non era riuscito a evitare il motocarro, centrandolo in pieno.
Le condizioni dell’ex vigile urbano erano apparse immediatamente molto gravi. Trasportato d’urgenza in ospedale, era morto poche ore dopo, gettando nello sconforto l’intera comunità di Pettorano sul Gizio.
Il sostituto procuratore della Repubblica, Edoardo Mariotti, aveva chiuso le indagini preliminari nel marzo 2025, dopo aver acquisito la perizia cinematica, utilizzata per ricostruire la dinamica dell’incidente, e quella autoptica, che ha accertato le cause del decesso.
Dagli accertamenti tecnici è emerso che la Panda procedeva a una velocità inferiore al limite consentito. La Procura contesta tuttavia al 29enne una colpa generica per non aver adeguato l’andatura alle caratteristiche di quel tratto della statale e, in particolare, alla presenza dell’intersezione.
L’imputato è difeso dall’avvocato Luca Tirabassi, del Foro di Sulmona.


