COMUNE DI SULMONA CONTRO COGESA: L’INCARICO LEGALE E L’OPPORTUNITÀ POLITICA PER L’ASSESSORE
di Marco Alberico
L’Amministrazione comunale di Sulmona guidata dal sindaco Luca Tirabassi, tramite la Delibera della Giunta n. 165 del 27 agosto 2026, ha deciso di resistere in giudizio contro il decreto ingiuntivo notificato dalla società Cogesa il 2 luglio 2026. La scelta dell’organo esecutivo è ricaduta sul conferimento di un mandato professionale congiunto e disgiunto a due legali del Foro locale, l’avvocato Antonio Pecilli, interno alla struttura e che aveva manifestato la propria disponibilità con una nota formale, e l’avvocato Gianluca Lavalle, professionista esterno ingaggiato a supporto anche a causa dell’assenza temporanea del responsabile dell’Avvocatura ovidiana. Per questo incarico di codifesa, il preventivo acquisito ammonta a 8.758,80 € oltre agli oneri accessori di legge, calcolato con i minimi tariffari e con un’ulteriore decurtazione del 40%, il cui peso economico trova capienza sul pertinente capitolo di spesa del bilancio comunale per gli esercizi 2026 e 2027.
Al di là degli aspetti strettamente tecnici legati alla gestione del contenzioso, l’atto amministrativo riporta alla luce un contesto di sovrapposizioni istituzionali che merita un approfondimento. Nel verbale di seduta dell’organo di indirizzo si legge che l’attuale assessore con delega al Bilancio, Gianluca Giammarco, era assente al momento della votazione della delibera di giunta. Tuttavia, incrociando i dati con la documentazione prodotta da Cogesa SpA, nello specifico la nota di conferimento incarico legale protocollata il 29 settembre 2025 al numero 6683, emerge con estrema precisione che il recupero crediti per il “Lotto 1” riguardava in primis proprio la Città di Sulmona, caratterizzata da una posizione debitoria netta dell’Ente sulmonese pari a oltre 343.000 € a fronte di un credito scaduto stimato in circa 618.000 €. In altre parole, secondo il documento in oggetto, Gianluca Giammarco rivestiva allora il ruolo di dipendente Cogesa con le funzioni di Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC). E oggi, sempre Giammarco, ricopre il ruolo di assessore al bilancio del Comune di Sulmona.
Nella medesima procedura di recupero crediti diretta verso l’Ente, al dipendente spettavano compiti decisivi come la gestione dei fascicoli legali e il rilascio dell’attestazione di regolare esecuzione necessaria al pagamento delle parcelle legali della società.
L’adozione della delibera di incarico legale riporta dunque al centro dell’attenzione la complessa questione dell’opportunità politico-amministrativa e della portata del conflitto di interessi. L’ipotesi del conflitto di interesse strutturale, come evidenziato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, si realizza quando il conferimento o la titolarità di un incarico nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato regolati, finanziati o in controllo pubblico, sia formalmente in linea con le disposizioni del d.lgs. n. 39/2013 e, tuttavia, configuri una situazione di conflitto di interessi non limitata a una tipologia di atti o procedimenti, ma generalizzata e permanente, ossia strutturale, in relazione alle posizioni ricoperte e alle funzioni attribuite. In altri termini, nell’assunzione di uno specifico incarico pubblico, l’imparzialità nell’espletamento dell’attività amministrativa rischia di risultare pregiudicata in modo sistematico da preesistenti o coesistenti interessi ed elementi estranei all’esercizio della medesima.
Applicando questo schema ermeneutico al caso dell’assessore Giammarco, la valutazione richiede un’attenta ponderazione sia degli elementi di fatto aggiornati sia della natura della funzione svolta. Va rilevato che la situazione dell’assessore presenta elementi di mitigazione sul piano gestionale e lavorativo: Giammarco si trova attualmente in posizione di aspettativa come dipendente di Cogesa SpA, non ricopre posizioni apicali all’interno dell’organigramma aziendale e si è dimesso dall’incarico di Direttore dell’Esecuzione del Contratto trascorsi dieci giorni. Tali circostanze escludono una sovrapposizione d’impatto direttivo o dirigenziale immediato in seno alla partecipata.
Nonostante questa attenuazione operativa, la riflessione sul piano dell’opportunità politica e del conflitto strutturale o potenziale rimane aperta in ragione della delega al Bilancio attribuita all’amministratore. La delega economica e finanziaria incide infatti in modo trasversale e programmatico sulla quantificazione dei debiti, sull’accantonamento dei fondi per i rischi di contenzioso e sulla destinazione delle risorse dell’Ente nei confronti della società partecipata. Se dal punto di vista meramente procedurale l’astensione e l’assenza al momento del voto garantiscono la correttezza formale della decisione sulla singola delibera legale, resta da valutare sul piano generale come il legame organico d’impiego, seppur sospeso dall’aspettativa, con il soggetto creditore possa interagire con la responsabilità di governo delle casse comunali chiamate a difendersi da quelle stesse pretese economiche.
Un’ambivalenza che, pur nell’inappuntabilità delle procedure di astensione e nella limitazione del ruolo lavorativo privo di funzioni apicali o di coordinamento del recupero crediti, lascia aperta una discussione sulla trasparenza, sull’imparzialità e sui confini tra gestione operativa, status professionale del dipendente in aspettativa e responsabilità di governo dell’amministratore pubblico.





Insomma facite ammuina, così nessuno ci capisce.