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MONETIZZAZIONE STANDARD URBANISTICI. SIMONA BARBA: “IL COMUNE NON GOVERNA PIU’, SI LIMITA A INCASSARE”

PESCARA – La nuova disciplina sulla monetizzazione degli standard urbanistici che si appresta a essere votata in Consiglio Comunale, rischia di capovolgere il significato stesso della pianificazione urbana. A Pescara si ĆØ giĆ  affermata un’idea pericolosa: non ĆØ più il Comune, attraverso il piano regolatore e le proprie scelte urbanistiche, a stabilire le condizioni per trasformare il territorio; ĆØ l’iniziativa privata che detta il perimetro degli interventi e l’amministrazione si limita a renderli possibili, incassando una somma in sostituzione degli spazi pubblici che sarebbero stati dovuti alla cittadinanza. Non ĆØ un caso che la nostra cittĆ  sia sempre più incastrata, ostaggio dell’isola di calore, senza verde, marciapiedi e parcheggi
È una vera e propria urbanistica messa a testa in giù.
La monetizzazione degli standard non può essere trasformata nella regola ordinaria. È, per sua
natura, un rimedio eccezionale: dovrebbe intervenire soltanto quando sia realmente impossibile
reperire le aree necessarie per parcheggi, verde pubblico, servizi e altre dotazioni collettive su un
intervento ritenuto comunque strategico per la cittĆ . Non ĆØ dovuto. L’Amministrazione uò e deve
scegliere. Non può diventare l’automatica conseguenza del fatto che il costruttore non dispone di terreni
propri da cedere. Il punto ĆØ semplice: il privato non ha un diritto a costruire in assoluto, senza garantire applicazione
delle regole e gli standard urbanistici. Se un intervento aumenta il carico urbanistico,cioĆØ il suo peso
sulla cittĆ  in termini di abitanti , deve assicurare alla cittĆ  le aree e i servizi necessari a
compensarlo. La monetizzazione può eventualmente essere ammessa dal Comune, ma soltanto a
fronte di una verifica puntuale, di una forte motivazione trasparente e dell’individuazione avvenuta
giĆ  delle aree alternative da acquisire.
Quanto vale l’aria? Quano vale la salute, quanto vale la vivibilitĆ  di un quartiere? Queste sono
le domande alle quali dovrebbe rispondere l’Amministrazione nel momento in cui deroga agli
standard e chiede denaro in cambio. PerchƩ questo vuol dire in fondo monetizzare: prezzare
quanto vale la salute mancata della cittĆ .
Il Comune non può limitarsi a quantificare
L’assessore all’Urbanistica sostiene che il Comune si limiterebbe ad applicare la legge regionale e a
quantificare l’importo della monetizzazione. ƈ una rappresentazione riduttiva e profondamente
sbagliata del ruolo di un’amministrazione comunale.

Il Comune non è un ufficio di riscossione né un semplice certificatore degli interessi privati. Ha il
dovere di governare le trasformazioni urbane, di difendere l’equilibrio tra nuova edificazione e
servizi, di valutare il grado di saturazione dei quartieri e di programmare gli spazi pubblici necessari
alla comunitĆ . Se si ĆØ raggiunta la saturazione, semplicemente non si puo’ procedere.
E prima di fissare un prezzo, il Comune dovrebbe rispondere a domande precise:
ļ‚· Quali e quanti standard urbanistici vengono sottratti all’intervento?
ļ‚· Dove saranno reperite le aree sostitutive?
ļ‚· Sono vicine al luogo nel quale si produce il nuovo carico urbanistico?o quanto sono lontane?
Quanto tempo i bambini e le bambini impiegheranno ad arrivare al ā€œloroā€ parco, di diritto?
ļ‚· Quanto costano realmente quelle aree individuate?
ļ‚· In quale capitolo di bilancio saranno vincolate le somme incassate?
ļ‚· Quali parcheggi, aree verdi, spazi pubblici o servizi saranno effettivamente realizzati?
ļ‚· Entro quali tempi?
Senza queste risposte, la monetizzazione diventa un semplice prezzo da pagare per costruire di più e
più vicino, senza garantire alla città le necessarie compensazioni per la perdita di vivibiltà. Perché
dobbiamo ricordare che ogni monetizzazione ĆØ la certificazione timbrata di una perdita secca
per la collettivitĆ .
Gli standard non sono una tassa libera
Dire che le somme saranno comunque utilizzate ā€œper la cittĆ  e per i pescaresiā€ non ĆØ sufficiente. Gli
standard urbanistici non sono una tassa generica, nƩ una risorsa indistinta da utilizzare per
qualunque intervento pubblico.
Le somme derivanti dalla mancata cessione di aree devono mantenere un legame diretto con la loro
funzione urbanistica: acquisire aree equivalenti, realizzare o riqualificare gli standard e garantire
dotazioni pubbliche effettive. In altre parole, devono compensare concretamente il carico
urbanistico generato dall’intervento privato.
Un parco, una pineta, una manutenzione urbana o un’opera pubblica possono avere un valore
importante per la cittĆ , ma non possono essere usati come argomento generico per cancellare la
domanda essenziale: dove sono gli standard che avrebbero dovuto essere ceduti con quella specifica
trasformazione urbanistica?
Il denaro non crea automaticamente verde, parcheggi, scuole o spazi pubblici. Li crea soltanto una
programmazione pubblica seria, con aree individuate, risorse vincolate, progetti, tempi e atti
verificabili.
La città non può essere governata dal mercato
Il problema non ĆØ soltanto tecnico. Basta nascondersi dietro i cosiddetti ā€œtecnicismiā€ senza mai dire
la veritĆ  alle persone. Il problema ĆØ politico, ambientale e sociale.
A Pescara si sta affermando un modello nel quale il piano regolatore non guida più lo sviluppo
urbano, ma viene progressivamente svuotato attraverso le deroghe, le monetizzazioni e i vari
meccanismi che rendono più facile l’iniziativa privata. L’amministrazione, anzichĆ© scrivere e far

rispettare le regole nell’interesse generale, sembra rassegnarsi ad accettare le richieste della rendita
edilizia.
CosƬ si capovolgono i ruoli.
Non è più il Comune a decidere che cosa serve ai quartieri, quali spazi verdi tutelare, dove
realizzare parcheggi e servizi, quali aree preservare dalla densificazione e come distribuire in modo
equilibrato il carico urbanistico. Diventa il privato a proporre l’intervento; e, se mancano le aree per
gli standard, si fa accomodare il cliente e si cchiede una cifra da pagare. Ma non siamo in un
ristorante che cerca di esaudire i gusti dell’ospite, siamo in una Amministrazione che governa la
cittĆ .
Questa non ĆØ pianificazione. ƈ la trasformazione dell’urbanistica in una trattativa economica.
L’amministrazione comunale non può abdicare ai propri strumenti di piano, nĆ© presentare come
inevitabile ciò che richiede invece una precisa scelta politica e una rigorosa valutazione urbanistica.
Governare una cittĆ  significa tutelare l’interesse collettivo, non limitarsi a facilitare l’iniziativa
privata.
La nostra cittĆ  non ĆØ il nuovo ristorante ā€œDa Pescaraā€ .
Simona Barba
Radici in Comune

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