LAMPEDUSA VISTA E RACCONTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE AQUILANO ALESSANDRO TOMASSONI
LAMPEDUSA – Non ĆØ ālāaltra Lampedusaā.
Perché Lampedusa, come mi hanno ripetuto i suoi abitanti, è una cosa sola.
Nel bene e nel male, con le sue contraddizioni e la sua straordinaria bellezza, come tanti luoghi dei quali, viaggiando e scoprendoli davvero, si finisce per innamorarsi.
CāĆØ solo una Lampedusa più silenziosa, non nascosta, ma quasi discreta, dove accade tanto senza che quasi ce ne si accorga. Una dimensione che il turismo spesso non riesce a cogliere, o forse non vuole, e che sembra quasi non voler disturbare la quotidianitĆ dellāisola.
Ma i suoi abitanti non la rinnegano, anzi, ne hanno fatto parte della propria identitĆ e della loro straordinaria capacitĆ di accoglienza. Una cosa difficile persino da immaginare, credetemi, se non la si tocca con mano qui.
Ć la Lampedusa raccontata dai luoghi e dai simboli delle migrazioni, che parlano quasi sottovoce: le tombe dei migranti nel cimitero dellāisola, alcune con un nome e altre senza. La Porta dāEuropa, affacciata su quel Mediterraneo che per noi ĆØ vacanza e libertĆ e per altri ĆØ stato speranza, paura o persino lāultimo viaggio. E poi il memoriale āNuova Speranzaā, con incisi i nomi delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013: 368 persone che persero la vita, proprio qui, nel mare davanti a Lampedusa.
Un segno indelebile di una storia che su questāisola non appartiene soltanto al passato.
tutte tracce di un fenomeno che qui non ĆØ unāemergenza occasionale da prima pagina, ma qualcosa con cui lāisola convive praticamente ogni giorno.
Noi, da lontano, ce ne accorgiamo soprattutto quando accade qualcosa di abbastanza eclat
ante da arrivare nei telegiornali; qui, invece, sbarchi, soccorsi, attese, partenze e vite che attraversano il Mediterraneo fanno parte da anni della quotidianitĆ dellāisola.
Anche a noi è capitato di assistere a uno sbarco in diretta: una direzione presa per sbaglio, forse era destino che arrivassimo lì proprio in quel preciso momento.
Persone appena arrivate dopo aver attraversato il mare, soccorritori, mezzi, procedure che per chi vive qui sono ormai quasi quotidianitĆ .
Vederlo da vicino provoca una sensazione difficile da raccontare: prima la curiositĆ , poi il silenzio, lāinquietudine e le domande. Tante.
PerchĆ© improvvisamente quello che da lontano chiamiamo āfenomeno migratorioā, fatto di numeri, statistiche, emergenze e discussioni politiche, torna ad avere ciò che troppo facilmente dimentichiamo: volti, corpi, stanchezza, paura e speranza.
E con Riccardo accanto, certe sue domande diventano ancora più semplici ma, proprio per questo, tremendamente più difficili.
Ed ĆØ forse proprio questo che quest’isola ci insegna quando si prova a conoscerla oltre la meraviglia del suo mare e delle sue spiagge: la bellezza e la complessitĆ non sono due facce diverse dellāisola.
Sono Lampedusa. Una cosa sola, che piaccia o meno.
E noi lāabbiamo amata esattamente cosƬ come lāavevamo immaginata prima di partire.
*Consigliere comunale L’Aquila (Gruppo Misto)



