A RISCHIO 27 FAMIGLIE TRA LAZIO E ABRUZZO PER LA CHIUSURA DI BIRRA DEL BORGO
«Il nodo vero della questione è convincere la multinazionale a valutare bene le proposte arrivate da altre aziende che vedono nel birrificio un’attività da far ripartire». Non usa mezzi termini Mariano Calisse, sindaco di Borgorose, per fotografare la drammatica vertenza che sta colpendo al cuore la Valle del Salto e il tessuto occupazionale al confine tra Lazio e Abruzzo. Raggiunto dai microfoni de Il Centro, il primo cittadino prova a tracciare la rotta per evitare che lo smantellamento dello stabilimento Birra del Borgo a Borgorose si trasformi nell’ennesima desertificazione industriale del territorio.
La decisione del colosso della produzione della birra AB InBev di cessare ogni attività nello stabilimento reatino ha calato una mannaia sul futuro dei 21 dipendenti a tempo indeterminato, che salgono a 27 considerando i lavoratori a termine. Una scelta netta, motivata dal gruppo belga con i numeri di un bilancio ritenuto insostenibile: un crollo dei volumi di produzione del 49% rispetto al 2021, perdite che nel triennio 2022-2024 hanno sfiorato i venti milioni di euro e una proiezione al 2026 fissata a soli 9.437 ettolitri, valore ben lontano dal 45% del volume necessario per raggiungere il pareggio finanziario.
Numeri e ricostruzioni che però maestranze e sindacati rispediscono con forza al mittente, denunciando come la crisi sia stata in realtà costruita a tavolino dopo la ristrutturazione del 2022, quando vennero tagliati 40 posti di lavoro e lo stabilimento fu progressivamente privato di funzioni strategiche, commerciali e amministrative per depotenziarne l’appetibilità sul mercato.
La mobilitazione, nata con scioperi e presidi a Rieti, ha valicato i confini regionali spingendosi fino al cuore finanziario di Milano, in piazza Gae Aulenti, sede della multinazionale. La vertenza ha trovato un forte megafono mediatico anche attraverso il sostegno di Selvaggia Lucarelli e del portale Dagospia, che hanno ripreso la lettera aperta con cui i lavoratori denunciano il peso umano e sociale di questo disimpegno. In questo clima di forte tensione e incertezza, la pressione torna ora sulle sedi istituzionali: per domani, 14 settembre, è stato infatti fissato un incontro strategico con le Istituzioni. In quella sede i rappresentanti dei lavoratori chiederanno conto della situazione per spingere AB InBev ad assumersi una reale responsabilità economica e sociale a tutela del territorio e dei posti di lavoro.
Analizzando il ruolo dell’amministrazione locale ai microfoni de Il Centro, il sindaco Calisse non nasconde i limiti d’azione del Comune, ma punta con decisione ad aprire una trattativa sulla cessione dell’impianto: «Il Comune non ha grandi strumenti economici per convincere una multinazionale a tornare indietro sui propri passi. Ci sono tavoli già aperti in Regione dove si discutono temi legati alla fuoriuscita del personale e agli ammortizzatori sociali da attivare. Ma si tratta di un tavolo aperto soltanto per conciliare le parti in un’ottica di chiusura, e non è certo un argomento che mi entusiasma. Ad oggi non esiste ancora un tavolo ufficiale con Ministero e Regione che abbia come ordine del giorno la prosecuzione delle attività o la vendita. Vorrei che si creasse questo tavolo e che la stampa ci aiutasse in questa battaglia: stabilire in sede istituzionale il punto di caduta tra il valore di mercato dell’azienda e quello che la proprietà vorrebbe introdurre da una vendita o da un affitto, dando ai dipendenti la possibilità di continuare a lavorare».
Sul piano degli incentivi per attrarre nuovi acquirenti o rilevatori, il comune di Borgorose si dice pronto a fare la propria parte: «A livello comunale siamo disposti a proporre una tassazione agevolata per i primi anni a chi avvierà l’attività nel birrificio. Esistono inoltre bandi regionali dedicati ai siti artigianali e alimentari che possono dare una valida mano a chi sarà nelle condizioni di proseguire».
Infine, sollecitato sulle prospettive a breve termine rispetto a quanto dichiarato nei mesi passati, Calisse chiarisce la complessità delle trattative in corso: «L’azienda è stata chiara fin da subito dicendo che per loro non c’erano più margini, ed è una posizione che noi non abbiamo mai accettato. Dico che la situazione è gestibile perché ci sono ancora varie proposte sul tavolo. Trattandosi di cifre importanti, le trattative private necessitano di tempo e non sono processi brevi. Comprendo perfettamente l’ansia dei lavoratori che pretendono risposte concrete. Siamo in attesa che arrivi una buona notizia, anche se temo che i tempi non siano ancora maturi».


