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IL DITTICO SULMONESE UN CAPOLAVORO DEL TRECENTO CUSTODITO A LUCERA

Il marchio “SUL” impresso sull’argento dorato lega l’opera alla tradizione orafa della città. Due scene sacre raccontano l’abilità e l’apertura culturale delle botteghe medievali sulmonesi

SULMONA – Tre lettere impresse nell’argento, “SUL”, bastano a ricondurre a Sulmona un piccolo capolavoro che oggi si trova in Puglia.

È il Dittico sulmonese, custodito nel Museo Diocesano di Lucera, all’interno del settecentesco Palazzo Vescovile.

Il Ministero della Cultura conferma che il museo ospita parte del Tesoro del Capitolo della Cattedrale.

L’opera, attribuita a una bottega sulmonese e datata probabilmente agli anni Trenta o Quaranta del Trecento, è formata da due tavolette lignee unite da una cerniera e rivestite di lamine d’argento dorato.

Su una valva compare la Crocifissione: accanto a Cristo ci sono la Vergine e san Giovanni, mentre gli angeli esprimono il dolore della scena.

Ai piedi della croce, il teschio di Adamo richiama il Golgota.

Sull’altra valva Cristo benedicente siede su un elaborato trono gotico, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti.

A distinguere il dittico è anche il modo in cui quelle figure sono realizzate. I rilievi, i panneggi, il trono e gli smalti mostrano una bottega capace di accogliere le novità dell’arte gotica e di tradurle in un linguaggio proprio.

Negli smalti gli studiosi hanno riconosciuto richiami alla cultura senese; nell’insieme dell’opera si incontrano esperienze abruzzesi, toscane e transalpine.

Resta aperta la discussione sulla funzione originaria del manufatto. Oggi viene interpretato come un piccolo altarolo, legato alla liturgia e alla devozione privata.

Un inventario del Duomo di Lucera del 1816 lo descriveva invece come un «reliquiario fatto a libro d’argento» e ne ricordava la collocazione sull’altare maggiore durante le festività.

Conservato lontano dalla sua città d’origine, il Dittico sulmonese restituisce una testimonianza della Sulmona medievale: un centro artigiano capace di dialogare con le grandi correnti artistiche del suo tempo e di lasciare la propria firma su un’opera giunta fino a noi.

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