CGIA DI MESTRE. LE GRANDI IMPRESE RITARDANO PAGAMENTI FATTURE: PICCOLE E MEDIE IMPRESE IN CRISI
MESTRE – Cresce l’allarme tra le piccole imprese italiane per l’allungamento sistematico dei tempi di pagamento imposto dalle grandi aziende committenti del settore privato. Un fenomeno che, secondo gli operatori del settore, sta assumendo i contorni di una vera e propria prassi strutturale, con ricadute pesanti sulla liquidità e sulla competitività del tessuto produttivo nazionale. Tuttavia, se da un lato i ritardi nei pagamenti tra aziende private sono in aumento, dall’altro, la Pubblica Amministrazione (PA) ha ridotto i propri tempi di pagamento. Un dato positivo, ma solo in apparenza: purtroppo lo stock del debito commerciale corrente della PA continua a crescere e ha raggiunto, secondo gli ultimi dati disponibili, la soglia di 64,2 miliardi di euro. Un importo che, rapportato al Pil, colloca l’Italia nel 2025 al primo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea come cattivi pagatori, confermando una criticità strutturale del sistema che sta causando seri problemi di liquidità alle imprese fornitrici. La denuncia è sollevata dalla CGIA.
· Le grandi imprese abusano della posizione dominate
Da sempre le grandi imprese private, forti di un potere contrattuale spesso schiacciante nei confronti dei fornitori più piccoli, utilizzano la dilazione dei pagamenti come leva di finanziamento a costo zero, migliorando i propri indicatori di capitale circolante a scapito della sostenibilità finanziaria di chi sta a valle della filiera.
Un abuso della posizione dominante che per molte piccole imprese si traduce nella necessità di ricorrere a costosi anticipi bancari o factoring solo per coprire il divario tra costi sostenuti e incassi effettivi.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un modello di gestione finanziaria che scarica quasi sistematicamente il costo del credito sull’anello più debole della catena.
Se in Italia la puntualità nei pagamenti tra aziende private avviene solo in 42 transazioni commerciali su 100, vuol dire che il problema ha radici profonde.
Ricordiamo che il valore economico delle fatture elettroniche relative ai rapporti commerciali tra imprese private ammonta a circa 3.000 miliardi di euro all’anno.
Un volume d’affari “spaventoso” che in buona parte non viene onorato alla scadenza prevista dal contratto a causa di ritardi di pagamento praticati dai committenti spesso intenzionalmente.
Per questo la CGIA chiede maggiore trasparenza sui tempi medi di pagamento delle grandi aziende e l’introduzione di meccanismi di premialità fiscale per chi rispetta le scadenze contrattuali.


