LEGGE ELETTORALE E RIFIUTI DIREZIONE SULMONA ATTACCA LA REGIONE E CHIEDE CHIAREZZA A TIRABASSI
Elisabetta Bianchi contesta l’ipotesi del collegio unico regionale e denuncia l’opacità del piano sugli ambiti sub-provinciali: «Il sindaco riferisca in Consiglio comunale su eventuali accordi e firme»
SULMONA – Riforma elettorale regionale e gestione dei rifiuti finiscono nel mirino di Direzione Sulmona. Il movimento, attraverso Elisabetta Bianchi, contesta le scelte che sarebbero emerse dall’ultimo vertice della maggioranza guidata dal presidente della Regione Marco Marsilio e chiede al sindaco Luca Tirabassi di chiarire pubblicamente l’eventuale coinvolgimento del Comune nei progetti di riorganizzazione dei servizi.
La prima preoccupazione riguarda l’ipotesi di istituire un collegio elettorale unico regionale. Una soluzione che, secondo Direzione Sulmona, rischierebbe di accentuare il divario di rappresentanza tra la fascia costiera, maggiormente popolata, e le aree interne.
Il movimento stigmatizza una scelta che definisce «calata dall’alto» e, almeno al momento, priva di correttivi capaci di compensare le differenze demografiche, tutelare la rappresentanza dei territori meno popolosi e garantire un’adeguata presenza di genere.
«Questo squilibrio strutturale, se non governato, inciderà inevitabilmente e in modo penalizzante sia sulla selezione della rappresentanza politica del nostro territorio all’interno del Consiglio regionale, sia sulla composizione delle liste elettorali», sostiene Bianchi. Il timore è che Sulmona e la Valle Peligna possano perdere ulteriore peso politico nelle future consultazioni regionali.
Alla questione elettorale si aggiungono gli interrogativi sulla gestione dei rifiuti. Direzione Sulmona fa riferimento alle indiscrezioni relative a un piano di riorganizzazione fondato su ambiti sub-provinciali e a un presunto «documento segreto» che sarebbe stato sottoscritto anche dai sindaci della Valle Peligna.
Il movimento considera inaccettabile che decisioni riguardanti servizi pubblici essenziali e società partecipate possano essere assunte senza un preventivo confronto nelle assemblee elettive. L’indirizzo e la programmazione in questo settore, sottolinea Bianchi, competono infatti al Consiglio comunale e non possono essere definiti autonomamente dal primo cittadino attraverso accordi potenzialmente vincolanti.
Da qui la richiesta rivolta direttamente a Tirabassi affinché fornisca alla città e al Consiglio comunale «un resoconto puntuale e dettagliato» sulle interlocuzioni avvenute e sulle eventuali firme apposte. Direzione Sulmona chiede inoltre di sapere se il sindaco sia consapevole delle conseguenze che la riorganizzazione degli ambiti potrebbe produrre sul futuro della discarica di Sulmona.
«È inaccettabile, qualora la notizia di un suo attivo coinvolgimento fosse confermata, che si sia potuto opzionare anzitempo e arbitrariamente la volontà sovrana del Consiglio comunale, dei gruppi consiliari e della sua stessa maggioranza politica», afferma Bianchi.
Il movimento sollecita quindi la convocazione di un confronto istituzionale trasparente, avvertendo che non saranno tollerati «baratti sulla pelle del territorio» né decisioni assunte a porte chiuse che possano ridimensionare il ruolo di Sulmona e penalizzare l’intera Valle Peligna.



Calata dall’alto e tutti, Senatori sindaci e consiglieri di tutti i livelli se ne stanno zitti zitti buoni buoni in attesa di cosa… non si sa.
Con questa legge elettorale si decreta la fine delle aeree interne.
Ma i partiti dell’opposizione che fanno? eppure c’è molto da criticare.
Legge elettorale regionale:
sì al collegio unico regionale
Come Associazione COE.SO., impegnata quotidianamente sui temi della coesione sociale e dello sviluppo regionale, seguiamo con attenzione il dibattito sulla riforma elettorale proposta dal Presidente Marsilio.
Riteniamo che il passaggio al collegio unico regionale sia una scelta necessaria e coraggiosa per l’Abruzzo, e vogliamo rispondere così alle perplessità emerse in questi giorni da alcune associazioni:
1. Non toglie rappresentanza, la rende più giusta.
Oggi il valore di un voto non è uguale in tutta la Regione a causa delle quattro circoscrizioni provinciali. Il collegio unico ristabilisce il principio democratico fondamentale: un elettore, un voto, ovunque risieda, dalle aree interne alla costa.
2. Serve una classe dirigente regionale, non provinciale.
L’Abruzzo non può più permettersi consiglieri che rappresentino solo la propria città o la propria provincia. Servono amministratori che pensino all’Abruzzo come sistema unico – su sanità, trasporti, fondi europei e sviluppo delle aree interne. Come ha ricordato il Presidente Marsilio, è il momento di scrollarsi di dosso provincialismo e campanilismo.
3. Le aree interne si tutelano con regole chiare, non con recinti.
La paura di penalizzare le aree interne è legittima, ma si risolve con gli strumenti giusti già in discussione: l’ampliamento delle liste e meccanismi di riequilibrio territoriale. Non mantenendo un sistema che ha già dimostrato di non fermare lo spopolamento.
Per questo, come Associazione COE.SO., sosteniamo la proposta di riforma e chiediamo che il confronto resti sul merito e non diventi una battaglia procedurale fatta di centinaia di emendamenti ostruzionistici.
L’Abruzzo ha bisogno di una legge elettorale che guardi al 2029 e oltre, non al passato.
Il Presidente
Associazione COE.SO.
Giancarlo D’Alessandro
Ciao Giancarlo, capisco la posizione di COE.SO., ma credo che tra il principio e la realtà ci sia una differenza che non possiamo ignorare.
È vero che con il collegio unico ogni voto varrebbe uno e che servirebbe una classe dirigente regionale capace di guardare all’Abruzzo nel suo insieme ma la politica, nella realtà, vive anche di consenso elettorale.
E un consigliere regionale per essere eletto e poi rieletto dovrà comunque costruire il proprio consenso, è inevitabile che guardi soprattutto al proprio territorio elettorale quello dove dispone della maggiore forza organizzativa, relazionale e numerica.
E allora è difficile pensare che un candidato della Valle Peligna possa competere alla pari con chi dispone di un bacino elettorale enormemente più grande, non è provincialismo è la dura realtà dei numeri.
I territori non sono uguali per popolazione, peso elettorale e capacità di esprimere consenso, se eliminiamo la dimensione territoriale senza introdurre correttivi realmente efficaci il rischio concreto è che siano i territori più grandi a determinare chi entra in Consiglio regionale e per noi il problema non è soltanto eleggere qualcuno è non perdere ulteriormente peso politico.
Per questo il tema andrebbe affrontato senza slogan sul superamento del provincialismo ma guardando a come funziona davvero la politica perché possiamo anche auspicare una classe dirigente regionale ma non possiamo ignorare che quella classe dirigente verrà eletta dai territori e inevitabilmente sarà chiamata a rispondere soprattutto a quelli che le hanno dato la forza per essere eletta.
perchè le regole ei strumenti non sono stati già adottati, adottare gli stessi dopo l’approvazione della legge elettorale non è certamente politicamente corretto, é come chiudere la stalla dopo che sono usciti i buoi.
Per questo motivo non ci convince questa nuova legge elettorale, ho forse avete paura d perdere?
Collego unico, vi RICORDA qualcosa?
Buonasera Carlo,
ti ringrazio per il tono e per aver posto la questione nel merito, che è esattamente quello che chiediamo anche noi come COE.SO.
Capisco perfettamente il tuo ragionamento: tra principio e realtà c’è il consenso, e un candidato della Valle Peligna parte svantaggiato rispetto a chi ha dietro 100mila voti della costa.
È vero. Ma è proprio questo il punto.
• Il sistema attuale ha già fallito in tema di aree interne.
Abbiamo avuto 4 collegi provinciali per 20 anni.
Hanno impedito lo spopolamento?
Hanno dato più peso politico alle aree interne? No !.
Anzi, come diceva anche “Salvatore” nel suo primo post all’articolo, abbiamo assistito a candidature calate dall’alto e a consiglieri eletti in provincia che poi hanno risposto solo alla città capoluogo.
Il recinto provinciale non ha protetto le aree interne, le ha solo illuse di essere …protette.
• Il collegio unico non elimina il territorio, elimina il provincialismo dei partiti.
Oggi un partito può permettersi di candidare a L’Aquila solo aquilani, a Pescara solo pescaresi.
Con il collegio unico, se un partito vuole prendere voti in tutta la regione, è a costruire liste che parlino anche alla Valle Peligna, al Sangro, all’Alto Aterno.
È costretto a candidare persone delle aree interne e a farle votare anche sulla costa.
È il contrario di quello che si teme.
• I correttivi ci sono e vanno migliorati, non usati come alibi.
La proposta in discussione prevede l’ampliamento delle liste e meccanismi di riequilibrio territoriale.
Non è perfetta, ma è migliorabile in Consiglio.
Quello che non possiamo fare è dire di no al principio – un elettore un voto – per paura dei numeri, e tenerci un sistema che già oggi rende il voto di un cittadino di Prezza diverso da quello di un cittadino di Montesilvano.
Noi come COE.SO. lo diciamo chiaramente: le aree interne non si salvano con una circoscrizione elettorale, si salvano con una “classe dirigente” che pensi alla sanità, ai trasporti e ai fondi europei come sistema regionale unico.
Ed è quello che questa riforma vuole finalmente imporre ai partiti.
Per questo confermiamo il nostro sì al collegio unico regionale.
Sincere cordialità
Il P.te
Associazione COE.SO.
Giancarlo D’Alessandro
Ciao Giancarlo, sono d’accordo su una cosa fondamentale, il fatto che per vent’anni abbiamo avuto collegi provinciali e le aree interne non abbiano visto migliorare la propria condizione dimostra che il collegio, da solo, non può risolvere il problema e che probabilmente dobbiamo interrogarci anche sulla capacità di chi ci ha rappresentato e ci rappresenta di tutelare realmente il territorio e trasformare la rappresentanza in peso politico.
Ma proprio per questo non credo che si possa considerare il modello elettorale una questione secondaria, se oggi abbiamo già un problema di peso politico e di capacità di rappresentanza, il collegio unico rischia di risolverlo oppure rischia di amplificarlo?
Perché una cosa è dire che ogni voto deve valere uno, principio sul quale è difficile non essere d’accordo, e un’altra è ignorare che i territori hanno dimensioni, bacini elettorali e capacità organizzative molto diverse.
Nel collegio unico un candidato della Valle Peligna dovrà confrontarsi con territori che possono disporre di una massa elettorale enormemente superiore e qui torno al punto che sollevavo nel mio intervento, non basta che un partito candidi qualcuno della Valle Peligna, bisogna capire se quella persona avrà concretamente le condizioni per essere eletta e, una volta eletta, quale sarà il suo rapporto con il territorio che gli ha dato il consenso, in oltre un decennio di vita partitica ne ho vissute di queste dinamiche.
Per questo non penso che il problema sia semplicemente collegio unico sì o no, il problema è capire se questo nuovo sistema, con i correttivi previsti, sia realmente in grado di garantire una rappresentanza equilibrata anche ai territori più deboli.
La classe dirigente conta certamente ma anche le regole dentro cui quella classe dirigente deve competere contano, un sistema elettorale non crea automaticamente buona politica ma può rendere più facile o più difficile per un territorio trasformare i propri voti in rappresentanza.
E aggiungo una cosa, proprio perché parliamo di peso politico del territorio, caro Giancarlo, ti sembra normale che di una questione così importante, così come di quella degli enti d’ambito unici, finiamo per discutere solo noi due mentre dalla politica territoriale arriva un silenzio quasi assoluto? Al di là deglo interventi del sindaco di Raiano e di quello di Sulmona (esclusivamente sull’ambito unico per i rifiuti) che possiamo condividere o meno mi sembra che manchi proprio una discussione politica pubblica e strutturata su temi che avranno conseguenze concrete sul futuro della Valle Peligna.
Ed è forse questo il punto che mi preoccupa più di tutti, prima ancora di discutere quale sistema elettorale sia migliore dovremmo capire se esiste una politica territoriale capace di avere una posizione, discuterla pubblicamente e soprattutto difenderla.
Per questo secondo me dobbiamo concentrarci su entrambe le cose, non difendere il vecchio sistema perché esiste ma nemmeno considerare il collegio unico una soluzione in sé, dobbiamo capire quali garanzie concrete offre alla Valle Peligna e se sono sufficienti a evitare che una debolezza politica che già esiste venga ulteriormente amplificata.
Buonasera Carlo,
ti ringrazio per il tono e per aver posto la questione nel merito, che è esattamente quello che chiediamo anche noi come COE.SO.
Capisco perfettamente il tuo ragionamento: tra principio e realtà c’è il consenso, e un candidato della Valle Peligna parte svantaggiato rispetto a chi ha dietro 100mila voti della costa.
È vero. Ma è proprio questo il punto.
• Il sistema attuale ha già fallito in tema di aree interne.
Abbiamo avuto 4 collegi provinciali per 20 anni.
Hanno impedito lo spopolamento?
Hanno dato più peso politico alle aree interne? No !.
Anzi, come diceva anche “Salvatore” nel suo primo post all’articolo, abbiamo assistito a candidature calate dall’alto e a consiglieri eletti in provincia che poi hanno risposto solo alla città capoluogo.
Il recinto provinciale non ha protetto le aree interne, le ha solo illuse di essere …protette.
• Il collegio unico non elimina il territorio, elimina il provincialismo dei partiti.
Oggi un partito può permettersi di candidare a L’Aquila solo aquilani, a Pescara solo pescaresi.
Con il collegio unico, se un partito vuole prendere voti in tutta la regione, è a costruire liste che parlino anche alla Valle Peligna, al Sangro, all’Alto Aterno.
È costretto a candidare persone delle aree interne e a farle votare anche sulla costa.
È il contrario di quello che si teme.
• I correttivi ci sono e vanno migliorati, non usati come alibi.
La proposta in discussione prevede l’ampliamento delle liste e meccanismi di riequilibrio territoriale.
Non è perfetta, ma è migliorabile in Consiglio.
Quello che non possiamo fare è dire di no al principio – un elettore un voto – per paura dei numeri, e tenerci un sistema che già oggi rende il voto di un cittadino di Prezza diverso da quello di un cittadino di Montesilvano.
Noi come COE.SO. lo diciamo chiaramente: le aree interne non si salvano con una circoscrizione elettorale, si salvano con una “classe dirigente” che pensi alla sanità, ai trasporti e ai fondi europei come sistema regionale unico.
Ed è quello che questa riforma vuole finalmente imporre ai partiti.
Per questo confermiamo il nostro sì al collegio unico regionale.
Sincere cordialità
Il P.te Associazione COE.SO.
Giancarlo D’Alessandro
Buonasera Carlo,
ti ringrazio per il tono e per aver posto la questione nel merito, che è esattamente quello che chiediamo anche noi come COE.SO.
Capisco perfettamente il tuo ragionamento: tra principio e realtà c’è il consenso, e un candidato della Valle Peligna parte svantaggiato rispetto a chi ha dietro 100mila voti della costa.
È vero. Ma è proprio questo il punto.
• Il sistema attuale ha già fallito in tema di aree interne.
Abbiamo avuto 4 collegi provinciali per 20 anni.
Hanno impedito lo spopolamento?
Hanno dato più peso politico alle aree interne? No !.
Anzi, come diceva anche “Salvatore” nel suo primo post all’articolo, abbiamo assistito a candidature calate dall’alto e a consiglieri eletti in provincia che poi hanno risposto solo alla città capoluogo.
Il recinto provinciale non ha protetto le aree interne, le ha solo illuse di essere …protette.
• Il collegio unico non elimina il territorio, elimina il provincialismo dei partiti.
Oggi un partito può permettersi di candidare a L’Aquila solo aquilani, a Pescara solo pescaresi.
Con il collegio unico, se un partito vuole prendere voti in tutta la regione, è a costruire liste che parlino anche alla Valle Peligna, al Sangro, all’Alto Aterno.
È costretto a candidare persone delle aree interne e a farle votare anche sulla costa.
È il contrario di quello che si teme.
• I correttivi ci sono e vanno migliorati, non usati come alibi.
La proposta in discussione prevede l’ampliamento delle liste e meccanismi di riequilibrio territoriale.
Non è perfetta, ma è migliorabile in Consiglio.
Quello che non possiamo fare è dire di no al principio – un elettore un voto – per paura dei numeri, e tenerci un sistema che già oggi rende il voto di un cittadino di Prezza diverso da quello di un cittadino di Montesilvano.
Noi come COE.SO. lo diciamo chiaramente: le aree interne non si salvano con una circoscrizione elettorale, si salvano con una “classe dirigente” che pensi alla sanità, ai trasporti e ai fondi europei come sistema regionale unico.
Ed è quello che questa riforma vuole finalmente imporre ai partiti.
Per questo confermiamo il nostro sì al collegio unico regionale.
Sincere cordialità
Il P.te Associazione COE.SO.
Giancarlo D’Alessandro
Giancarlo ti illudi
La realtà politica oggi, specialmente in Abruzzo, è molto diversa da quella che vogliono far credere, la manipolazione è un’arte che appartiene ad una certa classe politica oggi presente basta, pensare alle varie promesse elettorali fatte a Sulmona. Quindi ricordiamoci anche di un passato recente e avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo che in questo caso sono le promesse che risulteranno inesorabilmente false.