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EMMA BONINO: LA SANTA LAICA CHE DIALOGAVA PER AFFETTO E STIMA CON PAPA FRANCESCO

di Giosafat Capulli 

L’AQUILA – La morte di Emma Bonino mi ha scatenato un uragano di sentimenti e di ricordi. Insieme ai padri della Costituzione e a Berlinguer, Moro, Zaccagnini, Amendola, La Malfa, Nilde Iotti, Adelaide Aglietta, Parri, Nenni, Pertini, Nello e Carlo Rosselli, Primo Levi, Carlo Levi e Marco Pannella, Emma Bonino con il suo esempio di vita ha contribuito non poco alla mia formazione culturale e ideale. L’ho conosciuta ai tempi delle grandi battaglie per i diritti civili, ero giovane e lo era anche lei. La vedevo spesso anche ai tempi della “Genziana”, quando l’allora direttore de Il Centro mi “appiccicò” a Marco Pannella nei suoi giri elettorali che non si limitavano alla sola L’Aquila. Emma era una donna di un’altra dimensione culturale e ideale. Aveva e praticava nella vita idee e ideali alti, primo fra tutti quello al diritto universale alla vita, coniugato con il massimo rispetto per chi non la pensava come lei. Poi la malattia e quella visita di un altro grande che non c’è più, Papa Francesco. Due autorità morali di altissimo livello: Emma laica, Francesco Cattolico. Due mondi, i loro, dialoganti. Di quei dialoghi che non si risolvono con il bianco e il nero, ma che scandagliavano tutte le tonalità e le sfumature dei colori della vita umana. 
Il 5 novembre 2024 papa Francesco tornava dalla Gregoriana. La Fiat 500L bianca, invece di proseguire verso Santa Marta, deviò per una via del centro. Francesco salì da Emma Bonino, dimessa da poco dopo settimane difficili. Aveva con sé un mazzo di rose e una scatola di cioccolatini. La salutò in piemontese, «Cerea», per le origini comuni. Uscendo, a chi gli chiedeva come l’avesse trovata, rispose: «Benissimo».
Di quel pomeriggio resta una fotografia: due anziani in carrozzina, uno accanto all’altra, sul terrazzo di una casa romana.
Si erano conosciuti il 4 novembre 2015, quando lei era andata all’udienza generale in Aula Paolo VI a presentare le iniziative della Fabbrica della Pace per i bambini profughi. Quello stesso anno lui le telefonò appena seppe della malattia. L’8 novembre 2016 la ricevette in udienza privata e parlarono di migranti. Poi telefonate, messaggi, e infine quel campanello suonato senza preavviso.
Sull’aborto e sull’eutanasia le posizioni restavano opposte, e nessuno dei due ha mai finto il contrario. Si parlavano di carceri, di migranti, di chi non ha voce. Lui la definì «un esempio di libertà e resistenza». Lei disse che gli voleva bene. Viviamo un tempo in cui l’avversario viene ridotto a nemico da eliminare, e la differenza di valori basta a togliere la parola. Eppure, quel mazzo di rose dice una cosa elementare: chi la pensa in modo diverso resta una persona a cui si può salire a fare visita, portando dei cioccolatini. L’amicizia non aspetta che le idee e i valori coincidano.

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