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INCENDIO MONTE MORRONE, L’ESERCITO LASCIA IL TERRITORIO DOPO 28 GIORNI

ROCCACASALE – Il fuoco non si vede più come nei giorni peggiori, ma sotto la superficie della montagna restano aree che continuano a richiedere la massima attenzione. È questa la fotografia del Monte Morrone a conclusione di quasi un mese di emergenza: oggi, 9 settembre, il 9° Reggimento Alpini dell’Aquila lascia il territorio dopo 28 giorni di attività iniziati il 13 agosto. Una partenza che segna la conclusione di una fase dell’intervento, ma non la fine dell’emergenza. Sul Morrone restano infatti squadre e mezzi impegnati nel monitoraggio e nella bonifica dei focolai residui.

A salutare i militari è stato il capo della Protezione Civile regionale, Maurizio Scelli, che ha stretto la mano agli uomini del Reggimento al termine della loro missione. «L’Esercito se ne va solo fisicamente perché rimane nel nostro cuore. È stata una condivisione piena di sofferenza, di momenti duri e di tutte le fasi dell’emergenza», ha sottolineato Scelli. 

Durante le settimane più difficili, sul Morrone hanno operato più di venti militari, fianco a fianco con Vigili del Fuoco, Protezione Civile regionale e volontari. Un sistema di intervento coordinato che ha avuto come obiettivo prioritario quello di contenere l’incendio e impedire l’ulteriore avanzata delle fiamme. Tra i mezzi utilizzati durante l’emergenza c’è stato anche il New Holland D180, arrivato da Roma il 17 agosto. Il grande bulldozer cingolato è stato impiegato sui terreni più difficili per realizzare in tempi rapidi le linee tagliafuoco, indispensabili per interrompere la continuità della vegetazione e creare una barriera alla propagazione dell’incendio. Le macchine movimento terra hanno avuto un ruolo decisivo anche nella realizzazione delle linee di contenimento. A supporto delle operazioni aeree, invece, un’autobotte ha assicurato il riempimento delle vasche utilizzate dagli elicotteri per i rifornimenti d’acqua. Un lavoro lungo e complesso, condotto in condizioni ambientali difficili e con la necessità di mantenere costantemente sotto controllo un fronte che, per giorni, ha rappresentato una seria minaccia per il territorio.

La partenza dell’Esercito arriva proprio mentre il dispositivo di emergenza continua a essere operativo. Il dato più significativo delle ultime ore arriva dal monitoraggio effettuato con il drone della Protezione Civile regionale, che ha registrato una temperatura al suolo di circa 130 gradi in una delle aree interessate dall’incendio. Una situazione che ha spinto a mantenere alta la guardia. A disposizione di Scelli sono tornati due Canadair, impegnati con lanci mirati sulle zone maggiormente interessate dal calore residuo.

L’obiettivo è raffreddare i punti critici e scongiurare il rischio che il vento possa riattivare le braci e dare origine a nuovi focolai. Le operazioni di monitoraggio e bonifica proseguono quindi anche sulla Sacra Montagna di Celestino V, oltre che sugli altri settori del Morrone interessati dall’incendio. Il presidio dell’emergenza, quindi, non viene smantellato. La centrale operativa allestita nel campo sportivo di Roccacasale resterà attiva fino alla cessazione formale dello stato di emergenza. Gli elicotteri della flotta regionale continueranno a essere disponibili per controllare il territorio dall’alto e intervenire rapidamente qualora venissero individuati nuovi punti di calore o segnali di riaccensione. Il quadro resta dunque sotto osservazione, soprattutto in considerazione delle condizioni del terreno dopo settimane di incendio.

Adesso l’attenzione comincia a spostarsi anche sulla fase successiva all’emergenza: la messa in sicurezza del Monte Morrone. La montagna devastata dal fuoco presenta infatti condizioni particolarmente delicate. Il terreno, privato della copertura vegetale, potrebbe reagire in maniera pericolosa alle precipitazioni, con il rischio di colate detritiche anche in presenza di piogge non particolarmente intense. Per questo motivo è stata già avviata una riflessione sulla gestione della fase post-incendio. Scelli ha coinvolto i geologi Nicola Sciarra, docente dell’Università di Chieti, e Catia Di Nisio, presidente dell’Ordine regionale, per individuare le strategie necessarie alla protezione del territorio. L’obiettivo è arrivare preparati al momento in cui arriveranno le piogge e intervenire rapidamente sulle aree maggiormente vulnerabili.

Dopo 28 giorni il 9° Reggimento Alpini lascia dunque il Monte Morrone, portando a termine una missione che ha visto uomini e mezzi impegnati senza sosta nella gestione dell’incendio «Per il 9° Reggimento Alpini è stata un’altra prova della capacità di intervenire nelle emergenze del territorio. Una capacità costruita anche sull’esperienza maturata proprio sul Morrone nel 2017 e sull’addestramento specifico del Battaglione multifunzione “Vicenza”, nato per concorrere agli interventi in caso di pubbliche calamità», ha ricordato il comandante Mario D’Angelo. L’addio dei militari non coincide però con la fine della mobilitazione. Sul Morrone restano gli occhi della Protezione Civile, i mezzi aerei e il presidio operativo di Roccacasale.

La fase più drammatica dell’incendio sembra ormai alle spalle. Ora comincia quella, altrettanto delicata, della bonifica e della messa in sicurezza di una montagna che il fuoco ha profondamente cambiato.

Un commento su “INCENDIO MONTE MORRONE, L’ESERCITO LASCIA IL TERRITORIO DOPO 28 GIORNI”

  • Un sentito GRAZIE agli Eroici Paladini

    “Ardua super Alpes Patria vocat”

    Risposta

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