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LA PSICOTERAPEUTA FEDERICA DE NUNZIO SULL’ANSIA: COME RICONOSCERLA E IMPARARE A GESTIRLA

 

di Federica De Nunzio*Ā 

L’AQUILA – ā€œPerchĆ© ho l’ansia se non sta succedendo niente?ā€ ƈ una domanda che molte persone si pongono. A volte l’ansia arriva in un momento apparentemente tranquillo: mentre siamo a casa, prima di andare a dormire, durante una giornata normale o persino quando, guardando dall’esterno la nostra vita, non sembrerebbe esserci un motivo sufficiente per stare cosƬ. E proprio questa apparente contraddizione può aumentare ulteriormente la preoccupazione: ā€œSe non c’è un pericolo, perchĆ© il mio corpo reagisce in questo modo?ā€ La prima cosa da sapere ĆØ che l’ansia non ĆØ necessariamente un segnale che qualcosa di grave stia accadendo in quel momento. ƈ un sistema di allarme che ha una funzione importante: prepararci a riconoscere e affrontare una possibile minaccia. Quando però questo sistema rimane attivato troppo a lungo, si attiva troppo frequentemente o reagisce a situazioni che non rappresentano un pericolo reale, può diventare fonte di sofferenza e interferire con la vita quotidiana. I disturbi d’ansia rappresentano infatti una componente importante dei problemi di salute mentale e possono incidere sul funzionamento quotidiano, sul lavoro, sulle relazioni e sulla vita familiare. L’ansia non ĆØ sempre ā€œnella testaā€ Quando siamo in ansia, il corpo può reagire come se dovessimo affrontare un pericolo imminente. Il cuore può accelerare, il respiro diventare più rapido o superficiale, i muscoli irrigidirsi. Possono comparire tremori, sudorazione, nausea, sensazione di nodo alla gola, vertigini, difficoltĆ  di concentrazione o disturbi gastrointestinali. Queste sensazioni possono essere molto intense e, soprattutto quando non le comprendiamo, possono spaventarci.

Può allora instaurarsi un circolo: sento qualcosa → mi preoccupo → interpreto la sensazione come pericolosa → il corpo si attiva ancora di più → mi spavento ulteriormente. ƈ uno dei motivi per cui l’ansia può sembrare cosƬ difficile da controllare. Ma se non c’è un pericolo, perchĆ© mi sento cosƬ? L’ansia non risponde soltanto a ciò che sta accadendo nel presente.

Può essere attivata anche da ciò che potrebbe accadere. La nostra mente ĆØ capace di anticipare scenari, prevedere conseguenze, immaginare conversazioni, errori, malattie, perdite, rifiuti o situazioni che potrebbero andare male. A volte basta un pensiero, un ricordo, una sensazione fisica o una situazione associata a un’esperienza precedente per attivare il sistema d’allarme. In altri casi l’ansia può essere il risultato di un periodo prolungato di stress, di difficoltĆ  relazionali, di cambiamenti importanti o di una condizione di vulnerabilitĆ  psicologica. Per questo non sempre ĆØ possibile individuare un’unica causa.

E soprattutto, non avere un motivo immediatamente riconoscibile non significa che ciò che si sta provando sia ā€œinventatoā€ o che ci sia qualcosa che non va in noi. Quando l’ansia diventa un problema? Provare ansia ĆØ normale. Tutti possiamo sentirci preoccupati prima di un esame, di un colloquio di lavoro, di una visita medica, di un cambiamento importante o di una situazione incerta.

Il problema nasce quando l’ansia diventa persistente, sproporzionata rispetto alle situazioni, difficile da controllare o comincia a limitare la nostra vita. Possiamo accorgercene, per esempio, quando: ļ‚· evitiamo sempre più situazioni per paura di stare male; ļ‚· abbiamo bisogno costante di rassicurazioni; ļ‚· controlliamo continuamente il nostro corpo alla ricerca di sintomi; ļ‚· facciamo fatica a concentrarci perchĆ© la mente ĆØ occupata dalle preoccupazioni; ļ‚· dormiamo male; ļ‚· l’ansia interferisce con il lavoro, lo studio o le relazioni; ļ‚· organizziamo la nostra vita soprattutto per evitare ciò che ci fa paura; ļ‚· iniziamo a sentirci prigionieri delle nostre stesse strategie di controllo. In questi casi non si tratta più semplicemente di ā€œavere un po’ d’ansiaā€: ĆØ importante comprendere cosa sta mantenendo il problema e valutare se sia necessario un aiuto professionale. PerchĆ© cercare di eliminare l’ansia può farla aumentare? Quando proviamo una sensazione che ci spaventa, ĆØ naturale volerla eliminare immediatamente.

Cerchiamo di controllare il respiro, distrarci, rassicurarci, controllare il battito cardiaco, cercare informazioni su internet, chiedere continuamente agli altri se va tutto bene oppure evitare la situazione che temiamo. Alcune di queste strategie possono dare sollievo nell’immediato. Il problema ĆØ che, se diventano l’unico modo attraverso cui affrontiamo l’ansia, possono contribuire a mantenerla. Se ogni volta che sento il cuore accelerare penso ā€œdevo fermare questa sensazione perchĆ© ĆØ pericolosaā€, il messaggio che arriva al cervello ĆØ proprio che quella sensazione costituisce una minaccia. Imparare a gestire l’ansia non significa quindi necessariamente non provare più ansia.

Significa anche imparare che possiamo attraversare quella sensazione senza esserne completamente travolti. Ansia e attacco di panico: sono la stessa cosa? No. L’attacco di panico ĆØ un episodio improvviso di intensa paura o forte disagio, accompagnato da sintomi fisici e cognitivi che possono essere molto intensi: palpitazioni, difficoltĆ  respiratoria, tremori, sudorazione, sensazione di perdere il controllo, derealizzazione o paura di morire.

Proprio perchĆ© i sintomi possono essere cosƬ forti, chi vive un attacco di panico può pensare di avere un problema fisico grave. Un singolo attacco di panico, però, non significa necessariamente avere un disturbo di panico. Anche in questo caso ĆØ importante una valutazione professionale, soprattutto quando gli episodi si ripetono o quando la paura di avere un nuovo attacco porta a modificare progressivamente le proprie abitudini e limitare la propria vita. Cosa possiamo fare quando arriva l’ansia?

Non esiste una tecnica universale capace di eliminare l’ansia in pochi minuti. Possiamo però imparare strategie che aiutino a ridurre l’attivazione e, soprattutto, a sviluppare un rapporto diverso con ciò che stiamo provando. Può essere utile: Fermarsi e riconoscere ciò che sta accadendo.

Dare un nome all’esperienza può giĆ  creare una piccola distanza: ā€œSto provando ansia, il mio corpo si ĆØ attivato.ā€ Riportare l’attenzione al presente. Quando la mente ĆØ proiettata continuamente verso ciò che potrebbe accadere, concentrarsi su ciò che sta realmente succedendo nel momento presente può aiutare a ridurre il coinvolgimento nei pensieri anticipatori. Respirare senza cercare di controllare tutto. Un respiro più lento e regolare può contribuire a ridurre l’attivazione fisiologica. L’obiettivo non ĆØ ā€œrespirare perfettamenteā€, ma permettere gradualmente al corpo di rallentare. Ridurre l’evitamento.

Quando possibile e con gradualitĆ , tornare ad affrontare ciò che temiamo permette di fare un’esperienza importante: scoprire che possiamo tollerare l’ansia senza dover necessariamente fuggire da essa. Prendersi cura delle proprie abitudini. Sonno regolare, attivitĆ  fisica, relazioni sociali e una quotidianitĆ  equilibrata possono sostenere il benessere psicologico. L’Istituto Superiore di SanitĆ  segnala, per esempio, che l’attivitĆ  fisica regolare può contribuire a ridurre sintomi di ansia, stress e depressione e a migliorare il sonno. Chiedere aiuto quando l’ansia diventa limitante.

Non ĆØ necessario aspettare di stare ā€œabbastanza maleā€ per rivolgersi a un professionista. La psicoterapia può aiutare Quando l’ansia diventa persistente o interferisce significativamente con la vita, la psicoterapia può aiutare a comprendere non soltanto come si manifesta l’ansia, ma anche che funzione sta svolgendo e cosa la mantiene. Il lavoro terapeutico può riguardare i pensieri e le preoccupazioni, le strategie di evitamento e controllo, le esperienze relazionali, le emozioni difficili, gli eventi che hanno contribuito alla vulnerabilitĆ  della persona e il modo in cui essa interpreta ciò che accade dentro e fuori di sĆ©. Non esiste un unico trattamento valido per tutte le persone e per tutti i disturbi d’ansia: la scelta dell’intervento deve tenere conto del tipo di problema, della sua gravitĆ  e delle caratteristiche individuali. La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di SanitĆ  sottolinea infatti l’efficacia delle terapie psicologiche per i disturbi emotivi comuni, specificando che l’efficacia va valutata in relazione a patologia, gravitĆ , etĆ  e caratteristiche cliniche della persona.

L’obiettivo, quindi, non ĆØ semplicemente ā€œnon avere più ansiaā€. ƈ poter tornare a vivere senza che l’ansia decida continuamente cosa possiamo o non possiamo fare. Quando chiedere aiuto? Se l’ansia occupa gran parte delle tue giornate, condiziona le tue scelte, ti porta a evitare persone o situazioni, interferisce con il sonno, il lavoro o le relazioni, oppure se senti di non riuscire più a gestirla da solo, può essere utile parlarne con un professionista.

Chiedere aiuto non significa essere deboli e non significa che il problema sia necessariamente grave. Significa riconoscere che non dobbiamo aspettare di stare peggio per prenderci cura di noi stessi. L’ansia può farci credere che dobbiamo avere tutto sotto controllo per poter stare bene. A volte, invece, il percorso consiste proprio nell’imparare che possiamo sentirci vulnerabili, incerti o spaventati e continuare comunque a vivere la nostra vita.

L’obiettivo non ĆØ costruire una vita senza ansia, ma costruire una vita che non debba più essere
organizzata intorno alla paura.
*Dott.ssa Cell. 3336248751
[email protected]
www.centroolos.com

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