MUORE DOPO UN MALORE: IL DEFIBRILLATORE PIÙ VICINO ERA FUORI USO
Tragedia a Pratola Peligna: un volontario corre al Santuario della Madonna della Libera per recuperare il dispositivo, ma l’apparecchio non funziona perché privo di manutenzione
PRATOLA PELIGNA, 07 Settembre – Un uomo di 75 anni stroncato da un grave malore nella propria abitazione e una disperata corsa contro il tempo resa ancora più drammatica dalla scoperta che il defibrillatore più vicino non era funzionante. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Pratola Peligna, dove, nonostante i tentativi di soccorso, per l’anziano non c’è stato nulla da fare.
Nei concitati momenti successivi alla segnalazione dell’attacco cardiaco, un volontario della Protezione civile regionale, appresa la notizia, si è immediatamente attivato per recuperare uno dei dispositivi salvavita presenti sul territorio. Il defibrillatore più vicino era quello installato presso il Santuario della Madonna della Libera, individuato come punto strategico proprio per consentire un intervento tempestivo in caso di arresto cardiaco.
Il volontario ha raggiunto il santuario e ha prelevato l’apparecchio, nel tentativo di metterlo a disposizione durante le operazioni di soccorso. Una corsa contro il tempo conclusasi, però, con una constatazione inquietante: il defibrillatore non poteva essere utilizzato.
Secondo quanto emerso, il dispositivo non sarebbe stato sottoposto alla manutenzione necessaria. Non è possibile stabilire se il suo funzionamento avrebbe potuto cambiare l’esito della tragedia, ma l’episodio pone con forza il problema dell’efficienza degli apparecchi installati nei luoghi pubblici.
In caso di arresto cardiaco, infatti, ogni minuto è prezioso. La disponibilità di un defibrillatore semiautomatico efficiente, insieme al tempestivo allarme ai servizi di emergenza e alle manovre di rianimazione, rappresenta uno degli anelli fondamentali della catena del soccorso.
La presenza di un apparecchio, da sola, non basta. Occorre controllarne periodicamente la batteria, verificare la scadenza e l’integrità degli elettrodi, sottoporlo alle procedure previste dal produttore e assicurarsi che sia sempre accessibile e pronto all’uso. Un dispositivo non funzionante rischia di creare un’affidabilità soltanto apparente, destinata a essere scoperta proprio nel momento in cui ogni secondo può fare la differenza.
La morte del 75enne riaccende così i riflettori sulla rete dei defibrillatori presenti a Pratola Peligna e, più in generale, sull’intero territorio. Sarà ora necessario verificare chi fosse responsabile della manutenzione dell’apparecchio collocato al santuario, da quanto tempo fosse fuori servizio e se gli altri dispositivi pubblici siano stati sottoposti regolarmente ai controlli.
La tragedia impone soprattutto una riflessione: installare un defibrillatore è un investimento importante per la sicurezza della comunità, ma mantenerlo efficiente è un dovere altrettanto essenziale.



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