IL DIRETTORE DI RETE RAI MASSIMO LIOFREDI: LA LONGEVITA’ NELLA LEZIONE BERLUSCONIANA CHE LA DESTRA ATTUALE HA DIMENTICATO
L’AQUILA – Diciamolo con chiarezza, da uomini di centrodestra che non hanno bisogno di tessere per dirsi liberali. La longevità di un governo non è sinonimo di qualità di un governo. Durare a lungo non significa governare bene. Significa, spesso, solo aver saputo gestire meglio il potere. E su questo va detto, con rispetto ma con fermezza, che non si può paragonare e dire che Giorgia Meloni è riuscita dove neanche Silvio Berlusconi è riuscito.
È un paragone improprio, storicamente e politicamente scorretto. Berlusconi ha costruito un centrodestra largo, plurale, europeo, capace di tenere insieme impresa, moderati, cattolici liberali e riformisti. Era un centro forte che dialogava con tutti. Questa destra è una destra destra, che ha bisogno, avrebbe bisogno, di un centro molto più forte, come era ai tempi di Berlusconi. Senza quel centro, la destra rischia di diventare solo slogan.
E veniamo ai punti oscuri, che sono politici, non personali, e quindi pienamente legittimi da discutere. Questo governo è longevo, ma quali promesse ha mantenuto? In campagna elettorale si prometteva una rivoluzione fiscale, una pace fiscale vera, meno tasse per le famiglie e per le imprese, blocchi navali e sicurezza immediata. Dopo l’elezione, quelle promesse si sono trasformate in altro. La realtà che pagano gli italiani è sotto gli occhi di tutti.
Tutto è aumentato e paghiamo noi. Paghiamo bollette di gas e luce pazzesche, paghiamo la benzina alle stelle, paghiamo una spesa al supermercato che non frena. Per cosa? Per una linea economica che non ha saputo proteggere il potere d’acquisto delle famiglie italiane, che era il cuore del programma liberale di Berlusconi. Il berlusconismo non è mai stato rigorismo ideologico, è stato pragmatismo per far stare meglio gli italiani.
E poi c’è il grande tema della politica estera, dove la differenza è abissale. Questo governo corre contro Putin, con una linea di contrapposizione frontale che ci ha portato a finanziare l’Ucraina con armi e miliardi, in una guerra che non ci riguarda direttamente nei suoi presupposti storici e che sta dissanguando l’Europa. Berlusconi non l’avrebbe mai accettata così. Berlusconi era l’unico leader occidentale che metteva insieme Russia e Stati Uniti nello stesso tavolo, che parlava con Washington e con Mosca, che costruiva ponti, non muri. Aveva capito che l’Italia è forte quando è mediatrice, non quando è parte belligerante per procura. La sua visione non era anti americana e non era anti russa, era pro italiana.
Questa è la mia visione, e non è una visione di sinistra. È la visione di un centro di destra che ha dimenticato l’importanza del dialogo e che si getta ormai a slogan di finte promesse che fanno breccia solo sull’ignara gente che ancora crede che basti un comizio a Bari per risolvere i problemi di Taranto, di L’Aquila, di Palermo.
La destra berlusconiana insegnava che prima vengono le bollette degli italiani e poi le pagelle internazionali. Insegnava che prima vengono i posti di lavoro nell’indotto dell’ex Ilva e poi le feste per il record di durata. Insegnava che un governo si giudica non da quanto dura, ma da quanto lascia più ricco e più libero il Paese che ha governato.
Oggi gli italiani sono più tassati, più soli davanti al caro vita, più impauriti da una guerra che sentono lontana dalla loro quotidianità ma vicinissima al loro portafoglio. Questa non è qualità. Questa è solo longevità.
E la longevità, senza qualità, la storia non la ricorda.
*Giornalista già direttore di Rete Rai



