UN IMPORTANTE RISULTATO DELLA RICERCA PER LA CURA DEL MELANOMA
di Gianvincenzo D’Andrea
Sono stati recentemente pubblicati i risultati preliminari di uno studio scientifico internazionale, di fase 3 (ovvero di sperimentazione sull’uomo), volto a valutare l’effetto di un vaccino a mRNA sull’evoluzione del melanoma, un tumore della pelle molto aggressivo e frequente nella popolazione ultracinquantenne.
Sono risultati molto promettenti, che sembrano indicare la possibilità di un nuovo e più efficace trattamento dei malati.
Si è visto, infatti, che l’associazione del vaccino V940-intismeran all’immunoterapia antitumorale con pembrolizumab, considerata oggi il gold standard, ha ridotto sensibilmente la frequenza delle recidive e il numero delle metastasi.
Su quanto emerso finora, il responsabile italiano dello studio in questione, il professor Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia dell’Università Federico II di Napoli, si è espresso in termini entusiastici e ha parlato di una vera e propria rivoluzione delle cure praticate per la malattia, anche negli stadi più avanzati.
Il protocollo innovativo utilizzato nello studio prevede diversi passaggi.
Si parte dal sequenziamento, con l’uso dell’intelligenza artificiale, di un massimo di 34 neoantigeni, ovvero proteine specifiche tumorali presenti sul tessuto asportato chirurgicamente, capaci di determinare la maggiore risposta immunitaria dell’organismo. Successivamente, questi vengono legati a una molecola di mRNA e inseriti all’interno di nanoparticelle lipidiche, per poi essere iniettati nel soggetto malato.
In pratica, si stimolano le difese immunitarie naturali a colpire e distruggere le cellule cancerose che, dal sito originario, possono essersi diffuse in altri organi e apparati, al fine di evitare lo sviluppo di recidive e metastasi, ovvero la replicazione, nella stessa zona o in altre sedi, del tumore originario asportato.
È un’innovazione nella cura del melanoma che, come afferma il professor Ascierto, potrà essere utilizzata in futuro anche per il trattamento di altri tumori. A tale proposito, sono già in corso studi specifici in diverse parti del mondo.
Un’innovazione resa possibile dall’applicazione in campo oncologico della tecnologia a mRNA, la stessa utilizzata per la produzione dei vaccini che hanno permesso di contrastare la pandemia di Covid-19 e sui quali il popolo no vax ha detto, a sproposito, le cose più assurde.
Anche in questo caso, subito dopo la pubblicazione dei risultati dello studio, è andato in scena il consueto copione.
I siti social no vax hanno cominciato nuovamente a sproloquiare, ipotizzando tutta una serie di effetti nefasti conseguenti a questa terapia vaccinale innovativa, salvo poi cambiare atteggiamento — perché con i tumori non si scherza — e sostenere, sbagliando sapendo di sbagliare, che in realtà non si tratta di vaccini.
Invece, proprio di questo si tratta. La novità, per così dire, consiste nell’addestrare il sistema immunitario del malato ad aggredire in maniera precisa le cellule del tumore, sfruttando un filamento di mRNA composto dalla sequenza dei neoantigeni selezionati dall’intelligenza artificiale e iniettato come un vaccino.
Insomma, è una terapia vaccinale curativa personalizzata che può essere iniziata sei settimane dopo l’asportazione chirurgica del melanoma.
Ora, dopo la valutazione dell’efficacia del vaccino da parte degli organismi di controllo europei e italiani e la successiva autorizzazione alla commercializzazione — passaggi che si spera avvengano al più presto — si potrà procedere alla produzione del farmaco su larga scala.
Per quanto riguarda questo aspetto, due grandi aziende farmaceutiche, MSD e Moderna, hanno già dichiarato di essere pronte. D’altronde, il bagaglio di esperienze tecnologiche maturate nel corso della pandemia di Covid-19 rende la produzione del nuovo vaccino contro il melanoma assai agevole.
Quello che sicuramente si dovrà fare in futuro, per sfruttare al meglio i vantaggi della nuova cura, sarà centralizzare i pazienti nelle strutture sanitarie in cui sono presenti laboratori in grado di effettuare il sequenziamento dei neoantigeni tumorali, indispensabile per la messa a punto del vaccino personalizzato.
A ben vedere, però, si tratta di problemi organizzativi che potranno essere agevolmente affrontati proprio sulla base dell’esperienza maturata nel corso della pandemia di Covid-19.
Finora la scienza ha dimostrato di poter fare molto per curare sempre meglio le malattie dell’uomo e non saranno certamente le farneticanti e bislacche teorie no vax a frenarne il progresso.


