DALLE CENERI DEL MORRONE…
di Luigi Liberatore
Ci sono diversi modi di capire, in senso liturgico, il titolo: fragilità, pentimento, ravvedimento, conversione. C’è perfino l’intesa di aggiungere un significato che proprio dalle ceneri sembra trovare alimento: Rinascita. Ho posto il titolo per i lettori ottimisti, anzi per l’unico che mi resta, in quanto io sono laico come le fiamme che hanno divorato in una ventina di giorni il Morrone, sicché vedo in quel letto di ceneri in cui è ridotta la montagna solo morte e non speranza. Volete sapere cosa sia sepolto là sotto? Prima di tutto la politica. Quella dozzinale e insipiente che ha tolto la sorveglianza della montagna ai “Forestali” per consegnarla ai “soci” in politica, quelli trombati alle elezioni ma assegnati a tutela di parchi, oasi e riserve naturali, ovviamente in posti retribuiti magari senza sapere nulla di tutela ambientale. Quella politica che pur di non essere distolta dai propri “affari” ha lasciato alle associazioni di ambientalisti sfaccendati e agli ecologisti integrali di poter dettare le proprie linee di regressione. Vuoi sapere cosa pensi, caro mio lettore, dell’incendio del Morrone? Secondo me non poteva che incendiarsi visto che il sottobosco era ormai una lettiera esplosiva, costituita a più strati di foglie, rami, sedimenti organici e muschi. Come lo sono tanti altri boschi dell’entroterra nostro pronti a prendere fuoco per l’abbandono come scientificamente perseguito e non so se volutamente attuato. Il presidente della Giunta regionale, Marsilio, è salito più di una volta in cima al Morrone mentre le fiamme divoravano ettari di bosco. Ne prendiamo atto nella speranza che abbia riportato, ictu oculi, materia e idee per una nuova didattica di politica ambientale. Dico ancora che hanno fatto bene a tacere, a non mettersi in mostra cioè, consiglieri regionali, sindaci e amministratori a vario titolo connessi, ai quali consiglio di tacere. I quali, tuttavia, sapranno come riemergere già fra un anno, rubarci il voto e facendoci dimenticare tutto. Dalle ceneri del Morrone, invece, scopriamo il coraggio, la dedizione, la competenza dei Vigili del Fuoco, della Protezione civile e soprattutto dei volontari i quali si muovono senza darsi una appartenenza politica e senza scopi se non quelli di colmare una esigenza dello spirito: aiutare il prossimo. Sappiamo che la magistratura non è rimasta inerte, sicché il Procuratore della repubblica presso il tribunale di Sulmona è andato lassù con un compito che esula dalla nostra comprensione ma che in qualche maniera ci ha tranquillizzato. Subito dopo le fiamme si sono attenuate, e poi spente. Vuoi vedere che ha avuto una prometeica funzione?



beh il voto non c’è lo rubano glielo regaliamo nella speranza di un posticino o di una pretenda, alle cose serie ci devono pensare ognuno, qualcuno e nessuno (cioè gli alrri) purché noi siamo accontentati nella nostra miseria, tanto a far finta di piangere per la nostra montagna siamo bravi e capaci.
Affermazioni che si basano sull’assioma sottobosco non ‘ripulito’ uguale incendio le ritengo semplicistiche. Qualcuno oggi o nei secoli passati si è occupato di ripulire i sotto boschi dei monti del parco nazionale d’Abruzzo o della Maiella o di altre realtà boschive che datano secoli di vita ? E poi chi dovrebbe ‘ripulire’ il sottobosco…Lei si è mai incamminato per le erte dei monti a raccogliere rametti secchi e pigne? Pensa che sia fattibile che centinaia di operatori si inerpichino ogni anno a fare questa attività su tutte le nostre montagne ? …con quali mezzi e remunerati da chi? Sono decine e decine di chilometri quadrati di boschi impervi…migliaia e migliaia di ettari spesso solo faticosamente raggiungibili. Quando poi sull’efficacia della ‘misura’ ci sarebbe da discutere perché è risaputo che nei boschi fitti come i nostri il massimo della propagazione del fuoco si ha tra chioma e chioma…Per quanto concerne la causa fa semplicemente sorridere poi pensare che le fiamme fuoriescono da sole dai rovi secchi come a Mosè sul Sinai senza nominare la manina colposa o più spesso dolosa dell’uomo. Poi non è molto bello cercare capri espiatori proprio tra coloro che amano la natura esprimendosi verso di loro anche in modo poco gentile, per usare un eufemismo. Invece perché non si sottolinea il fatto che in Italia i piromani la fanno quasi sempre franca e non si chiede di equiparare questo tipo di attentato al patrimonio collettivo e alla cittadinanza alla tentata strage ?
Si ripuliva il sottobosco altro che, la solo concessione per la, raccolta di pigne rami spezzati ecc da parte delle genti del luogo garantiva un sentiero aperto e una pulizia costante.
Basta iniziare.
Spett.le Redazione, sento il dovere di esprimere la mia totale condivisione per la riflessione firmata da Liberatore, un intervento che riporta il dibattito sulla tutela del territorio nei binari della competenza, dell’esperienza e della realtà dei fatti.
Al tempo stesso, esprimo un netto e fermo dissenso nei confronti delle affermazioni di un certo Francesco, il cui contributo appare come un mero pourparler privo di qualsivoglia fondamento scientifico, selvicolturale e operativo. Chi non vive la montagna, chi non ne conosce l’orografia e chi non ha mai affrontato sul campo le dinamiche degli incendi boschivi non dovrebbe avventurarsi in teorie tanto semplicistiche quanto irrealizzabili.
1. Il Corpo Forestale dello Stato: una tutela profonda pur con scarsi fondi
Il Corpo Forestale dello Stato (CFS), nei suoi 190 anni di storia gloriosa, ha svolto un lavoro monumentale: pur lavorando storicamente con pochissimi finanziamenti pubblici e risorse sempre limitate, i suoi uomini si prendevano cura dei boschi e del territorio in tutti i sensi — dalla tutela del vincolo idrogeologico alla sorveglianza capillare, dalla gestione selvicolturale al contrasto dei reati ambientali. Un’opera d’eccellenza spazzata via da una decisione politica scellerata e priva di visione, la cui gravità emerge drammaticamente ad ogni stagione estiva.
2. La causa reale: la manina dell’uomo e la certezza della pena
I rovi e la vegetazione secca non prendono fuoco da soli per combustione spontanea: la causa degli incendi in Italia è quasi unicamente legata alla mano dell’uomo, sia essa colposa o, per la gran parte, dolosa. Invece di inventare capri espiatori o addossare colpe a chi il bosco lo tutela, occorrerebbe chiedere con forza che l’incendio boschivo venga perseguito con il massimo del rigore normativo, equiparandolo a un reato di tentata strage contro la collettività e il patrimonio nazionale.
Invito pertanto a uno studio approfondito e rigoroso per comprendere davvero queste dinamiche, ricordando che solo la pratica diretta e una solida esperienza sul campo possono generare reale competenza in materia. Il rispetto per la fatica di chi la montagna la vive e la conosce per davvero non rappresenta una mera nota di cortesia, ma un atto dovuto a difesa della verità scientifica, storica e operativa
sig. Concezio, le faccio solo notare che prima mi critica e poi ripete quasi copiando le parole le cose che ho detto io sulle cause dolose e la possibile configurazione del reato di incendio come tentata strage..che altro dire ..bah!
Signor Liberatore, invece di lanciare accuse a vanvera alle “associazioni di ambientalisti sfaccendati e agli ecologisti integrali che dettano le proprie linee regressive” le consiglio di leggere un rapporto, pubblicato due giorni fa, che contiene molte delle “linee regressive”, di cui lei parla. Si tratta del nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), il quale avverte che il mondo é vicino al superamento della soglia di 1,5° dell’Accordo di Parigi, dopo di che i sistemi naturali saranno soggetti a cambiamenti irreversibili, ci saranno ondate di calore più intense, più incendi e più alluvioni (le dice niente il Nepal?). Se esiste ancora un margine di tempo questo va impiegato per una svolta profonda nelle politiche per il clima, accelerando la riduzione delle emissioni di CO2. eliminando il più rapidamente possibile i combustibili fossili, incentivando la crescita delle rinnovabili e stanziando fondi adeguati per la prevenzione e il ripristino degli ecosistemi. Invece cosa fa il presidente della Regione Marsilio, che come lei accusa in maniera insensata gli ambientalisti? Sostiene l’approvazione di nuovi impianti di fonti fossili come il grande metanodotto Linea Adriatica e la centrale di compressione Snam di Sulmona (impianti peraltro inutili) che finiranno per aggravare in modo irresponsabile la crisi climatica.
Sig. Francesco,
nessuno “copia” nulla. La convergenza sull’origine dolosa e sulla gravità del reato non è un’invenzione di comodo, ma il pilastro di chiunque affronti la materia dell’Antincendio Boschivo con cognizione di causa e senso della realtà.
La differenza — sostanziale e non di forma — sta nell’approccio e nella visione d’insieme: un conto è fare affermazioni generali o ipotizzare interventi impraticabili sul territorio senza conoscerne l’orografia e la gestione selvicolturale; un altro è analizzare le dinamiche del fuoco conoscendo a fondo la montagna, la fatica dell’operatività sul campo e la storia di chi, come il Corpo Forestale dello Stato, ha custodito il nostro patrimonio naturale per quasi due secoli tra mille difficoltà economiche.
Se l’intento comune è quello di riconoscere la matrice criminale degli incendi e pretendere la massima severità delle pene per chi devasta la natura, ben venga. Ma la competenza sull’ambiente non si improvvisa in un dibattito: si costruisce con gli studi, la pratica e il lavoro di una vita.